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Santi Fugazzotto

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Come contrastare la Corruzione

 

La corruzione minaccia il prestigio e la credibilità delle istituzioni, inquina e altera gravemente l'economia, sottrae risorse destinate al bene della comunità, corrodono il senso civico e la stessa cultura democratica. La corruzione è uno  dei peggiori mali che si annida nella nostra società..

 

Non c’è troppo da meravigliarsi del malcostume e inefficienza che monopolizzano le cronache italiane. Siamo sempre stati «un paese allo sbando. Davvero la corruzione italiana si riduce a quella dei politici? Davvero in questo Paese la sfera della politica è malata e il resto della società è sano?  Non è così, con ogni evidenza. Ognuno di noi sa bene che non è così. Proprio perché la corruzione non è soltanto di natura politica ma affonda radici profondissime nel nostro corpo sociale - cosicché nella politica essa si riversa , essendo uno degli ambiti dove più facile è la sua opera - la corruzione italiana sfugge a ogni facile terapia. Abbiamo creduto che almeno per ridurne la portata bastasse mutare il sistema elettorale, o fare le privatizzazioni, o cambiare la legge sugli appalti, o finanziare i partiti in altro modo dal finanziamento diretto; o che l’esempio di «Mani pulite», potesse segnare una svolta. Invece è stato tutto inutile. La corruzione italiana appare invincibile. Rinasce di continuo.  Le tangenti continuano a girare vorticosamente anche nel privato: che dappertutto qui da noi, quando ci sono soldi in ballo, non si dà e non si fa niente per niente? Le gare d’appalto sono sempre, in misura maggiore o minore, manipolati. Riservati agli amici e ai protetti quando non direttamente truccati in un modo o nell’altro dai concorrenti con la complicità delle commissioni, e il tutto naturalmente in barba a ogni credo politico. O i tentativi a cui si dedicano incessantemente milioni di italiani di violare i regolamenti urbanistici ed edilizi in tutti i modi possibili e immaginabili (spessissimo riuscendoci grazie all’esborso di mazzette)? Il sistematico taglieggio che da noi viene praticato da quasi tutti coloro che offrono una merce o un servizio al pubblico, come le società autostradali, quelle di assicurazione, le compagnie telefoniche, le compagnie petrolifere, quelle aeree, le banche, le quali tutte possono a loro piacere fissare tariffe esagerate, imporre contratti truffaldini, balzelli supplementari, clausole capestro, sicure dell’impunità. In molti altri Paesi comportamenti del genere sono severamente sanzionati anche sul piano penale. Da noi no, sono considerati normali. L’Italia, oltre alla crisi economica, presenta un tasso allarmante di corruzione. Come affrontare questo problema? Sì, siamo al top delle classifiche mondiali dei paesi corrotti, o giù di lì. Con effetti gravissimi sulla stessa economia, perché la corruzione scoraggia gli investitori. La corruzione prospera se l’azione amministrativa è lenta, farraginosa, priva di principi certi e conosciuti. Alcuni studiosi sottolineano il rischio di penetrazione dell’economia criminale, la quale rappresenta oggi l’unica organizzazione illegale che detiene liquidità.

 

Sessanta miliardi di euro all'anno in Europa, quasi otto solo in Italia persi per inefficienza sul lavoro. Sessanta miliardi di euro all'anno in Europa, quasi otto solo in Italia: è questo il costo dell'inefficienza sul lavoro. Ai costi della politica, parzialmente ridotti dai tagli, si aggiungono quelli dell'inefficienza.  Per la politica (e c'è chi dice per la democrazia) è un momento delicato. Non a torto c'è chi afferma che l'inefficienza è uno dei costi più alti della politica (e della burocrazia). Come mai dopo oltre 30 anni di politiche pubbliche per la riforma amministrativa, siamo ancora quasi fermi al punto zero? E nella prossimità troppo accentuata tra amministrazione e politica si annida sempre il germe della corruzione. Uno dei punti critici del precedente governo è stato che, nella politica dei tagli lineari, si è lasciata la polizia senza benzina per le macchine e con organici incompleti.

 

Il nostro governo ha il compito di non far ricadere i costi della corruzione e delle bustarelle sulle tasche dei cittadini. Ora come mai serva un segnale davvero forte per contrastare il fenomeno della corruzione. Il contrasto alla corruzione deve partire sin da subito, visto che ogni giorno stanno emergendo casi nuovi e allarmanti. La prima cosa da fare è eliminare quello che è l’ambiente della corruzione amministrativa, e cioè la lentezza e macchinosità delle procedure, la poca trasparenza dell’amministrazione, il dominio incontrollato delle burocrazie. In termini di miglioramento dell'efficienza, per ottenere benefici economici anche rilevanti. Quando l'economia è incerta e il periodo difficile, come quello che stiamo vivendo, le aziende hanno solo due strade per incrementare i profitti: l'innovazione o l'efficienza. Per risollevare le proprie sorti, la politica dovrebbe riacquistare la credibilità perduta. La politica e le istituzioni possono difendere il loro ruolo democratico solo se puntano su efficienza e credibilità. Come se ne esce, con un’azione di ripristino della moralità pubblica. Che ha due componenti: una penale (i corrotti, a tutti i livelli, devono essere colpiti la seconda culturale, di dissuasione etica: e qui c’è moltissimo da lavorare. Bisogna innanzitutto bonificare la politica, che del fenomeno costituisce il campo principale. Dotando i partiti e le associazioni di precisi codici etici. I loro privilegi diventano odiosi quando i cittadini sono in condizione di sofferenza. La crisi esige e gli elettori pretendono che le istituzioni democratiche diano il massimo per contribuire a un effettivo rilancio economico e sociale.  Più che leggi nuove, mi pare occorra molta buona amministrazione. E risorse adeguate. Si deve e si può fare di più.  Inoltre si deve tenere il più possibile la politica lontana dagli affari con una legislazione seria sul conflitto di interessi, più trasparenza nel finanziamento dei partiti, verifiche vere sui bilanci dei partiti ecc. Quindi dobbiamo imporre verifiche di tempi e costi, standard medi, ispezioni, monitoraggio dell’attività degli uffici, specie di quelli a contatto con i grandi interessi. La seconda cosa da fare è ripristinare le ispezioni. Ci vuole insomma più competenza tecnica specifica, più competenti all’interno delle pubbliche amministrazioni a difesa dello Stato.

 

 

La via da seguire per la crescita

Urge ridurre le tasse per consentire alle aziende di assumere.

 

Una via d’uscita per l’Italia è da ricercare in una profonda rinascita della politica. Sulle politiche da realizzare e sulle forze in campo, possiamo e dobbiamo cambiare direzione rispetto alle decisioni prese a Bruxelles e a Roma.

 

E’ poco condivisibile l’idea che siano i liberi professionisti, riuniti in ordini o collegi, con accesso limitato dal superamento dell’esame di abilitazione, un ostacolo alla crescita del PIL. L’eccesso di offerta, rispetto alla domanda, non crea ricchezza, bensì abbassamento indiscriminato della qualità e dei prezzi, cosa questa non proprio auspicabile, specie per certe professioni che incidono fattivamente sulla qualità della vita delle persone. Sono gli ordini professionali e i relativi iscritti, i tenutari di magnifici privilegi?  Sono una delle principali cause della nostra crisi? O dovremmo parlare di altro? Ma oggi, dopo oltre quaranta anni di folle politica liberalizzante sulla formazione, con università aperte indiscriminatamente a tutti, i “professionisti” in buona parte dei settori sopra menzionati (ad eccezione dei Notai e Farmacisti) sono diventati una moltitudine, rispetto al passato in larga parte poco preparati, e destinati ovviamente in larga misura al precariato e alla insoddisfazione perenne. I nostri governanti hanno affrontato la crisi molto tardi, in modo incerto e poco coerente.  Alla base di tutto, c’è il debito accumulato dallo Stato italiano che ha raggiunto i 1.900 miliardi di euro, cioè il 120% della ricchezza prodotta dal nostro Paese in un anno, il cosiddetto Pil. Oggi l’Italia è meno credibile ed è stata degradata dalle agenzie che valutano la capacità dei debitori di restituire i prestiti e per farsi prestare soldi deve offrire interessi sempre più alti.  Il che accresce i debiti, e si comincia a temere che non potremo pagarli.  L’Europa è sotto attacco, l’euro è in pericolo e la politica propone solo tagli alla spesa e austerità. L’Europa è sotto l’attacco della finanza, la crisi del debito pubblico ha travolto Grecia e Portogallo, investe Italia, Spagna e Francia. L’euro è in pericolo, l’Unione ha perso la rotta e la politica europea non sa dare risposte all’altezza della crisi. A Bruxelles come a Roma le politiche liberiste lasciano fare alla finanza, peggiorano le condizioni di vita, non si progetta uno sviluppo diverso e sostenibile dalle nostre aziende che sono sempre più soffocate dalle tasse. La nostra pressione fiscale e la più alta rispetto a tutti gli altri paesi Europei. Dietro l’emergenza economica a Bruxelles come a Roma  c’è  anche un problema di democrazia.  In Europa la democrazia è sempre stata debole e viene espropriata dal potere della finanza, dall’“autonomia” della Banca centrale europea, dall’asse Berlino-Parigi, le quali con le loro decisioni hanno fatto precipitare la crisi dell’euro.  In Italia la democrazia è stata devastata dal berlusconismo, indebolita da una politica dei partiti sempre più lontana dalla società, e deve ora lasciare spazio alla natura “tecnica” del governo di Mario Monti e alla regia del Presidente della Repubblica.  È crisi della democrazia anche l’attacco ai diritti e alla dignità del lavoro, non più luogo di cittadinanza e partecipazione, ma mero ingranaggio della macchina produttiva, assoggettato alle dinamiche del mercato, privo di identità e voce. Un governo il nostro non credibile e capace di imporre a tutti, in modo equo, i sacrifici necessari per ridurre il debito e riavviare l’economia.  E’ compito dello Stato creare un rapporto di fiducia con il cittadino stabilendo criteri equi per tutti.

 

In Italia purtroppo questo rapporto si è incrinato a causa dell’eccessivo ricorso ai condoni. Questo strumento è sostanzialmente un invito al cittadino a non pagare oggi le imposte dovute in attesa di poterle pagare molto meno un domani. Il condono non è uno strumento tipicamente italiano, ne fanno uso tutti i Paesi, ma la nostra anomalia è che creiamo condizioni troppo favorevoli agli evasori. È il caso dello scudo fiscale varato lo scorso anno, che consentiva di riportare in Italia capitali esportati illegalmente pagando una penale di appena il 5%. Germania e Gran Bretagna hanno adottato misure simili, ma con percentuali di penale compresi tra il 30 e il 40%.  Il modo migliore per indurre i cittadini a fare il loro dovere è quello di creare una situazione in cui convenga pagare piuttosto che non pagare le tasse. Oggi ci ritroviamo con le 3 manovre fatte dal governo tra giugno e settembre, si sono soprattutto aumentate le tasse (la parola più esatta sarebbe “tributi”, che comprendono tasse e imposte): ticket sanitari, aumenti dell’Iva, tassa sulla benzina, sui giochi, eliminazione delle agevolazioni fiscali. Risultato: si preleverà una percentuale record, il 44,5% dei redditi degli italiani e il dato potrebbe crescere fino al 48% nel 2014. Troppo? Mentre i Paesi occidentali, nel decennio 2001-2010 sono cresciuti in media dell’1,5%, l’economia italiana si è contratta dello 0,3 - 0,4%. Peggio di Grecia e Portogallo. Per le difficoltà della produttività in Italia come superarle, è necessario più spesa pubblica e investimenti non speculativi, distribuzione del reddito ed esportazioni. Far crescere la spesa pubblica, in particolare, per le infrastrutture, porre le condizioni affinché vi siano investimenti da parte degli imprenditori in attività non speculative, favorire le esportazioni del made in Italy, proteggendolo con accordi internazionali. Per far ripartire la crescita è necessario migliorare il sistema fiscale, contributivo e degli ammortizzatori sociali per sostenere la domanda interna. Ma bisogna anche, dal lato dell'offerta, varare una vera e propria strategia di sviluppo dell'economia, qualcosa di più profondo di una semplice politica industriale, per migliorare la competitività delle esportazioni e la sostituibilità delle importazioni, altrimenti l'aumento della domanda interna si tradurrà in un accentuato squilibrio esterno e in un ulteriore aggravamento finanziario. Come si stimola la crescita?  Con la riduzione delle tasse sul lavoro (quelle che colpiscono imprese e lavoratori), il ripristino della concorrenza e la lotta ai cartelli (società di uno stesso settore produttivo che si mettono d’accordo per non farsi concorrenza sui prezzi). Mentre tassare il lavoro, significa ridurre ulteriormente i redditi delle famiglie e scoraggiare la loro capacità di acquisto.  Poi la lotta all’evasione fiscale, alla corruzione e alle mafie che taglieggiano sia lo Stato (ad esempio vincendo con l’inganno appalti gonfiati) per dirottare alle organizzazioni criminali fondi statali, cioè dei cittadini. Eliminando l’evasione fiscale, la corruzione e abolendo le varie caste si ridurrebbe drasticamente il deficit annuale dello Stato e questo risolverebbe molti problemi della crisi. Una strada importante da seguire è anche il rilancio della ricerca e dell’istruzione, perché, sia pure in tempi non immediati, la ricerca crea innovazione e l’innovazione crea ricchezza, come dimostrano le tecnologie che hanno trainato la crescita economica mondiale negli ultimi decenni.

 

 

 I maggiori responsabili della macelleria sociale?

 

I maggiori responsabili della macelleria sociale in Italia, sono soprattutto coloro che hanno piazzato nella poltrona di premier Mario Monti, perché non potevano non sapere le sue origini e la sua matrice culturale che lo tengono ben saldamente unito con i poteri economici e finanziari del nostro paese.

 

Ai nostri tanti politici (forse) preme soltanto di occupare una poltrona nelle stanze del potere. Mi auguro che i suicidi dei nostri tanti concittadini rimangano nei loro pensieri e nelle loro coscienze (sempre se gli uomini della nostra classe politica abbiano una coscienza). Solo una grazia divina ci può liberare da tanta insolenza e indifferenza che prolifera nella maggior parte degli uomini che compongono la nostra classe politica. Loro con i loro privilegi e sprechi hanno ridotto in povertà i cittadini italiani e lasciano un futuro desolante ai nostri giovani. Il debito pubblico è il risultato non solo della loro cattiva amministrazione, ma anche in conseguenza dei benefici e sperperi  che i nostri politici e burocrati si sono distribuiti nel tempo con tanta spudoratezza. Sono convinto che oggi Benedetto Croce si vergognerebbe di sentirsi Italiano.

 

Siamo arrivati alla fine di un anno dai risultati che non possiamo sottrarci do ricordare e meditare. 1. il 30% degli Italiani vive in stato di povertà  o esclusione sociale mentre il 10% possiede il 50% della ricchezza del Paese; 2. Durante il 2012,  sono nati 560 mila bambini a cui è stata consegnata in eredità un’ipoteca di 3,5 milioni di euro di debito pubblico, il più alto d’Europa. Il 7% dei minori  – pari a 720.000 – vive in povertà assoluta: 417 mila dei quali residenti al Sud. 3.  L’incidenza di povertà assoluta e’ pari al 5,2% corrispondente a 1 milione e 297 mila famiglie per un totale di 3 milioni e 415 mila individui. 4. I senza tetto in Italia sono circa 50.000. Di essi, il 62% lo è diventato dopo aver perso il lavoro, soprattutto a seguito di licenziamento o della chiusura dell’azienda dove erano impiegati (22,3%) oppure per il fallimento della propria attività (14,3%). Solo il 6,7% dei senza tetto non ha mai avuto un’occupazione. 5. Gli attuali 2,9 milioni di disoccupati rappresentano il massimo storico. Tra i giovani, il tasso di disoccupazione ha toccato il 36,5%. I precari sono 2 milioni 877 mila, il livello più alto dal terzo trimestre del 2004. I dipendenti a termine sono 2 milioni 447 mila: il dato più alto dal terzo trimestre 1993. I lavoratori part time hanno raggiunto la soglia record di 3 milioni 847 mila unità 6. Quasi 35 imprese al giorno hanno chiuso i battenti nei primi sei mesi del 2012: Si tratta di 6.321 fallimenti:oltre 1000 al mese. E dal gennaio 2009 sono complessivamente 39.159 le imprese che hanno portato i libri in tribunale. Il Prodotto Interno Lordo si è ridotto in un anno del 2,4% e i consumi di oltre il 3% mentre il debito pubblico ha superato la cifra critica dei 2000 miliardi.

 

Il presidente Giorgio Napolitano che chiede agli altri di fare i sacrifici perché non comincia a farle pure lui togliendosi e dimezzandosi tutti i compensi che percepisce e incassa ogni mese? E’ facile demandare al Popolo Italiano e soprattutto alle fasce sociali più deboli di fare sacrifici ! Personalmente sono nauseato di essere governato da questa classe politica che in conseguenza esclusiva della loro cattiva amministrazione del denaro pubblico, hanno in modo scellerato ridotto in miseria un’intera Nazione.  Per tutto questo la nostra classe politica in maggioranza si dovrebbe vergognare. Oggi nella nostra Italia non bastano più le chiacchiere ma occorre perseguire con somma urgenza, politiche d’intervento che agevolino veramente il territorio e i suoi cittadini, attraverso  uno sviluppo economico positivo per tutti. E soprattutto attraverso una reale attenzione ai problemi concreti e reali, che non possono più continuare a concretizzarsi soltanto in slogan ad effetto e promesse vane e illusorie soltanto per prendere consenso elettorale. La posta in gioco è alta e riguarda il nostro futuro e quello di centinaia di giovani che, sino a oggi, assistono indifesi alla demolizione dei residui frammenti di speranza verso un loro futuro migliore...

 

 

Diffidate dei professionisti della politica

 

Nel 2012 destra, sinistra e centro compreso, hanno piazzato Mario Monti a Premier. Nel 2013 cosa ci si aspetta? Non è il populismo o l’antipolitica che hanno rovinato gli italiani, ma i professionisti della politica!!!

 

La cattiva politica, ha creato una notevole disaffezione tra gli elettori, che si sono  allontanati dal voto, facendo  crescere vertiginosamente la percentuale degli astensionisti nelle adunanze elettorali. Nelle elezioni politiche bisogna diffidare dei professionisti della politica, che hanno portato in miseria un’intera Nazione: L’Italia. Urge negli interessi degli Italiani, puntare sul Nuovo. La crescente distanza tra i cittadini  ed i partiti è dovuta al fatto reale e concreto che i partiti vivono in un mondo distante anni luce dai problemi reali e concreti che la gente è costretta ad affrontare giornalmente. L’astensionismo, la disaffezione alla politica nasce e si è sviluppata nel tempo, perché i politici ed i partiti sono rimasti soltanto vincolati ai propri tornaconti. La regola principale da seguire da parte dei partiti e dei nostri politici è stata quella di incassare e proteggere i propri privilegi e contributi ai partiti che hanno saputo  sperperare e dilapidare spesso per fini personali e non nell’interesse della collettività. Ma quale è  il loro progetto serio e di cambiamento (solo a parole) la loro credibilità va vista e commisurata a ritroso nel tempo. I partiti tradizionali non sono riusciti ad abolire: le assunzioni clientelari, la riduzione dei costi della politica; l’abolizione dei finanziamenti ai partiti;  la riduzione del numero dei deputati. Nella gente comune da più parti si eleva un coro unanime: bisogna diffidare dei professionisti della politica e dei partiti tradizionali.

 

L’avversario più temuto è il politico di lungo corso e di professione che continua a far viaggiare col vento in poppa le illusioni che ci ha somministrato a tutti noi remissivi e sprovveduti elettori italiani. In questa tornata elettorale, il nostro filo conduttore di guida mentale al voto,  non è da puntare ai programmi oppure ascoltare i proclami che ci vengono esposti nei pubblici comizi, ma guardare a ritroso nel passato dei nostri politici. Dobbiamo combattere contro i partiti e politici che non si sono interessati dei nostri problemi. Noi dobbiamo votare nel nostro interesse. Dobbiamo sfidare la politica e i politici tradizionali. Bisogna lanciare un monito:  state attenti con i programmi di facciata, perché non si va da nessuna parte. Bisogna dare un voto per un rinnovamento e cambiamento della nostra classe politica. Diffidate delle promesse fatte quando si è in piena campagna elettorale, è la cosa che i politici “di professione” riescono a fare meglio. E non mi riferisco a Beppe Grillo ad Antonio Ingroia, eccetera, eccetera, ma ai nostri mestieranti della politica che, con le loro promesse mai mantenute andrebbero citate in giudizio d’innanzi all’autorità giudiziaria per falsità e truffa continuata consumata a danno e nei confronti dei propri elettori e di tutto il Popolo Italiano…

 

 

Il finanziamento pubblico ai partiti va eliminato?

 

In periodo di crisi, i sacrifici vanno fatti da tutti nessuno escluso. I politici e i partiti già incassano parecchi soldi, attraverso, le Fondazioni politiche con stipendi stratosferici e con ulteriori compensi annessi e connessi. Mentre il comune cittadino, giornalmente deve affrontare tantissime difficoltà per non essere sopraffatto dalla disperazione e dalle tante difficoltà che gli sono state poste innanzi alla propria vita per colpa di un’intera classe politica che già da parecchio tempo si è dilapidato un’ intero patrimonio. Nel passato, sul finanziamento pubblico ai partiti, il popolo italiano si è già espresso manifestando la volontà di volerlo eliminare. Ora se il popolo italiano è sovrano (non soltanto a parole) questa volontà va rispettata.  Non fatevi fregare da chi sostiene: che il “No al finanziamento ai partiti” è una balla campagna demagogica e dannosa. In Italia i partiti sino a oggi oltre al contributo pubblico loro elargito, si sono fatti pagare con i fondi delle varie lobby già esistenti nel nostro territorio italiano ed europeo. Per un proprio tornaconto i Paperoni e le lobby ormai già da qualche tempo depositano somme ingenti di denaro nelle fondazioni dei partiti o direttamente (con bustarelle) nelle tasche dei nostri tanti politici. Le inchieste giudiziarie di questi ultimi anni ci testimoniano questa consuetudine. Finiamola di prenderci in giro con la storiella: che in Italia è meglio che le campagne elettorali siano pagate con dei fondi pubblici che dalla lobby del tabacco o dei palazzinari. Vi assicuro che non bastano le sole regole per impedire la corruzione. Per far crescere la democrazia nella nostra Italia, la politica ha bisogno di leggi più rigide e condanne esemplari per la democrazia e l’onesta morale dei nostri politici. Il problema di questi anni è che i soldi assegnati a pioggia, e senza nessun controllo sono stati decisivi soltanto per affossare l’economia di una nazione intera, portandoci a vivere nelle condizioni in cui ci troviamo. L’unico guadagno che i cittadini possono ricevere è quello che questa classe politica se non cambia rotta o si rinnovi veramente nel suo credo politico è preferibile che si allontani definitivamente dai Palazzi del Potere. Perché non merita di continuare a ricevere, quanto fino adesso ci ha sottratto, indebitamente e maldestramente, dalle nostre tasche. I politici si dovrebbero soltanto vergognare e basta!!!

 

 

 Sulla Sanità e sulla politica vedo nero

 

Ecco che ci tengo a precisare che il buio che percepisco non è legato a un pensiero politico ma è intimamente legato a un passato e a un presente dove, la meritocrazia e la limpidezza nelle scelte dirigenziali molto spesso non si vedono.

 

Le scelte manageriali sono fatte con superficialità e non tengono conto della storia dei personaggi pubblici prescelti. Questo per affermare che nella politica non bastano i proclami o le battute per risolvere i problemi che assillano il cittadino comune.  La cronaca di questi giorni, nei fatti concreti, ci mostra che la Sicilia e il popolo siciliano sprofondano sempre di più nella povertà. Nella nostra amara Sicilia e nelle nostre istituzioni cambiano gli schieramenti ma le problematiche rimangano le stesse o addirittura si aggravano. Tutto questo perché? La politica oggi più di prima spesso è meno sensibile ai problemi della gente comune e rimane rinchiusa indifesa soltanto dei propri privilegi che non vuole mollare. Nel passato nella politica i tanti sottraevano denaro pubblico ma lasciavano vivere il prossimo, ora nella politica i tanti saccheggiano dalle casse dello Stato ma rendono la vita difficile a ogni cittadino. Quale delle due culture politiche preferite?

 

Nel nostro presente ci lamentiamo, proprio in questi giorni, che le scelte sulla sanità locale sono state fatte per indebolire l’Ospedale di Barcellona (nel tempo vari reparti sono stati trasferiti da Barcellona a Milazzo). Tutto questo è un danno certo che colpisce tutti i cittadini barcellonesi. E proprio su questa vicenda mi viene spontaneo chiedermi ma chi ha nominato l’attuale commissario dell'Asp 5 di Messina Risposta: la nomina parte dalla nostra Regione Sicilia.  In chiusura mi viene naturale sostenere che nella politica della nostra Regione Siciliana sino a oggi: le parole, i proclami, gli slogan, servono ben poco quando nei fatti reali e nelle scelte perseguite, anche a livello dirigenziale, ci dimostrano che da noi «non si muove foglia». Tutto rimane immobile e congelato. O forse sarebbe meglio dire: tutto sembra che cambi, ma “gattopardescamente”, cambiano i governi, cambiano gli amministratori, cambiano i politici, ma tutto avviene in modo che nella realtà nulla di essenziale cambi davvero. Ecco perché, ancora oggi, sulla Sanità e sulla politica io vedo nero…

 

 

A Barcellona si continua a litigare per la “poltrona”…

 

Barcellona una città flagellata non per volere divino ma per colpa dell’egoismo e della scelleratezza umana, che nel nostro territorio spesso impera su tutto. Dove spesso i fatti e le verità vengono di sovente manipolati.

 

Per dare nuovo slancio all’azione amministrativa locale non basta nominare un nuovo esecutivo o un nuovo Sindaco.  Tra una giunta politica e una giunta tecnica sarebbe più adatto fronteggiare lo stato di caos in cui si trova la città. Ma per risolvere tale problematica occorre una sana purificazione di pensiero da parte dei nostri politici nella propria coscienza individuale con umiltà.

 

Per restituire alla città una sana e sostanziosa governabilità non sono i numeri a svolgere un ruolo fondamentale e neppure un nuovo esecutivo.  I componenti delle nostre istituzioni locali che operano all’interno del Comune si dovrebbero, veramente e prontamente, impegnare con la dovuta serietà e altruismo, a tutela e difesa dei propri concittadini che vivono in questa città .

 

Ma bisogna gridare e affermare a viva voce che, ancora oggi, nei tanti protagonisti della politica locale, è mancata questa cultura politica.  I mali del nostro territorio avvolgono e sovrastano i nostri pensieri, come il perpetuarsi ancora dell’incertezza costante che come una cappa indelebile avvolge noi cittadini e la nostra città.  Ammettiamolo il nostro è un potere politico che spesso si è dimostrato indifferente al bene comune dei suoi concittadini!!!

 

 

 Non tocchiamo la viabilità di Via Pozzo Caliri

 

Barcellona sarebbe un danno incalcolabile per le attività commerciali esistenti nella zona che oltre alla crisi, dovrebbero sopportare un ulteriore peso che questa volta gli verrebbe inflitto in modo pesantemente dal Comune.

 

Il problema della cattiva circolazione, nella nostra città è da trovare non nel doppio senso di circolazione ma bensì nella carenza cronica dei Vigili Urbani del nostro territorio cittadino. La verità è questa: su un organico di Vigili Urbani ormai da molti anni ridotto al minimo, quei pochi che sono rimasti purtroppo sono utilizzati e dislocati in compiti d’ufficio.

 

Per la viabilità delle vie cittadine, invece, bisogna immettere sulle pubbliche vie più Vigili Urbani, è questo può avvenire disponendo che tutti i Vigili Urbani vengano utilizzati per il fine per cui sono stati immessi nell’organico del Comune e se ciò non è sufficiente, con somma urgenza, è necessario assumere altri giovani per svolgere tale compito di vigilanza. Così, su questa via, non si produrrebbe nessun danno alla popolazione e ai commercianti ma si  darebbe l’opportunità di lavoro a parecchi giovani e i problemi inerenti alla viabilità sicuramente potrebbero essere risolti a vantaggio di tutti, compresi i titolari di attività commerciali esistenti nel nostro circondario.

 

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 Per le vittime della crisi economica Italiana

 

Poiché i nostri politici e le nostre istituzioni (anche quelle religiose) non hanno pensato, sino ad oggi, di dedicare una giornata di lutto alle vittime della crisi economica Italiana. Come cittadino italiano, avverto il dovere e il pensiero di destinare questa giornata in memoria degli oltre duemila cittadini italiani che negli ultimi tre anni si é suicidata perché vittima della crisi economica che, ancora oggi, soffoca e tormenta un’intera Nazione, per colpa dei nostri governanti. A tutta la classe politica italiana e religiosa voglio lanciare un rimprovero: Vergognatevi… Con tutto il rispetto solidale per gli immigrati morti e per il caso di Silvio Berlusconi, non è imparziale destinare ore e ore e giorni e giorni di trasmissioni e riempire pagine di giornali evidenziando in modo esclusivo ed approfondito gli argomenti riguardanti: gli immigrati e Berlusconi. Dimenticandosi invece di raccontare, riportare ed evidenziare in modo adeguato la crisi che strangola i cittadini italiani e i casi di suicidio riguardanti le vittime della nostra crisi economica A questi signori che detengono in modo particolare il potere e la proprietà sulle televisioni pubbliche e private e ai tanti giornalisti di testate nazionali, mi sento di dire anche a costoro: Vergognatevi… 

 

 

Un’altra sceneggiata si è consumata

 

Anche Berlusconi ha dato la fiducia al governo. Altri giorni persi a vuoto che sono serviti soltanto a svuotare sempre di più le tasche degli italiani e aggravare le difficoltà delle nostre aziende con l’ulteriore aumento dell’Iva. La farsa dell’Iva: con la scusa della crisi di Governo passa dal 21 al 22%. A pagare di più saranno le famiglie più povere. Di fatto, l’Iva grava solo sul consumatore finale. Per la precisione, grava su tutti quei soggetti – che ovviamente sono la maggioranza – che non hanno diritto alla detrazione. Quali saranno gli effetti sull’economia italiana? Oltre all’aumento dell’aliquota ordinaria si teme il cosiddetto “effetto arrotondamento”: molti negozianti potrebbero applicare ai prezzi incrementi più alti rispetto a quanto previsto dalla disposizione legislativa. Il Codacons ipotizza: “una raffica di rincari in tutti i settori, generando un calo degli acquisti del 3% e ricadute negative sul fronte occupazionale e sullo stato economico del nostro Paese. Tutto questo si tradurrà, secondo l’associazione a difesa dei consumatori, in un costo medio annuo maggiore per famiglia di 349 euro”. Per Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio: “l’impatto recessivo che provocherà l’aumento dell’Iva andrà ad azzerare i primi timidi e parziali segni di una ritrovata crescita, per il momento solo annunciata”. Secondo la Cgia di Mestre: “l’aumento dell’Imposta sul valore aggiunto dal 21% al 22%, peserà maggiormente sulle retribuzioni più basse e meno su quelle più elevate. A parità di reddito, inoltre, i nuclei famigliari più numerosi subiranno gli aggravi maggiori”. “L’incremento – prosegue l’associazione – deprimerà ancor più la domanda interna penalizzando soprattutto le famiglie più povere e quelle più numerose. Ma a pagare il conto saranno anche gli artigiani e i commercianti che, nella stragrande maggioranza dei casi, lavorano per il mercato domestico”. Ma i politici cosa fanno?  Perdono tempo e litigano tra loro, addossandosi la colpa l’un l’altro. Il capo del Governo, Letta, afferma che la colpa è di Berlusconi che ha aperto la crisi di Governo. Berlusconi risponde che ha aperto la crisi di Governo anche perché era contrario all’aumento dell’Iva. Ma alla luce della sceneggiata di ieri è la riprova che è stata tutta una farsa. Le uniche cose certe in tutta questa sceneggiata che si è consumata ieri, è quello che l’Iva è stata aumentata. E che le polemiche politiche sono semplicemente inutili e sterili e non servono a risolvere i problemi di crisi economica che assilla oggi più di prima gli italiani. Ai tanti politici, diciamocelo, non interessano i problemi degli italiani, hanno soltanto una dottrina da difendere: non perdere la poltrona e i privilegi che vogliono detenere alla faccia degli italiani.  In questo scenario politico italiano è naturale e legittimo vergognarsi di essere italiani e di essere governati da costoro…

 

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Esercizi commerciali e occupazione suolo pubblico

 

Il commercio è uno dei principali motori dell’economia di una città e se esso va in crisi come sta accadendo, ad andare in difficoltà è l’intera città”. 

 

La Legge, a giusta ragione, purtroppo, impone la sua autorità nel momento sbagliato! Nel periodo in cui, lo Stato e le Istituzioni invece di favorire l’economia e l’occupazione massacra i cittadini con tributi che per quantità superano quelli di altre Nazioni Europee.  Allora in questo momento critico di grande crisi, sarebbe stato più opportuno che le autorità preposte al rispetto delle regole di diritto, in questo periodo, soprassedessero su talune manchevolezze. Per non concorrere involontariamente, ha soffocare ancora di più le varie attività commerciali che svolgono il loro lavoro già con grande difficoltà. Un’azione di comprensione manifestata dalle autorità preposte a tale controllo, sarebbe stato un segno importante di sensibilità generosa e comprensiva verso di chi già stenta a portare avanti la propria attività commerciale per l’eccesiva pressione fiscale che lo Stato gli impone. Ecco che oggi per risanare il debito pubblico e far risorgere il commercio nella nostra città, l’impegno delle nostre Autorità preposte al controllo deve essere soprattutto impegnato a risanare e riempire le casse pubbliche, andando a colpire soprattutto la dove nelle nostre Istituzioni Pubbliche e Politiche si annidano: la corruzione, l’evasione fiscale, i privilegi e gli sprechi!

 

 

Elezioni regionali

Nulla di nuovo nello scenario politico siciliano

 

Don Luigi Sturzo e Silvio Milazzo che, nel lontano passato furono i promotori, insieme con altri, di questa nostra autonomia siciliana. Se potessero comunicarci dall’Aldilà i loro giudizi, si rivolterebbero dalle loro tombe, per manifestarci la loro ira e la loro esecranda avversità, a tanto populismo gridato dai nostri politici soltanto col fine di continuare a incassare potere, ricchezza e poltrone!

 

A ottobre i siciliani saranno chiamati alle urne per eleggere il nuovo Presidente della Regione Siciliana e novanta deputati all’Assemblea Regionale. La campagna elettorale è iniziata e già si profilano le candidature di molti dei deputati uscenti e indagati dalla magistratura che senza alcun pudore e con un’incredibile faccia tosta, si ripropongono all’elettorato siciliano. Ecco che il 28 Ottobre, quando si voterà per eleggere il Presidente e l’Esecutivo della nostra Assemblea Regionale, ancora una volta, le elezioni si avvieranno con un errore di fondo che, purtroppo, ancora oggi, convive nella volontà ispiratrice delle nostre attuali norme elettorali. Ma siamo proprio sicuri che le candidature fatte dagli schieramenti politici contrapposti, rappresentino la volontà del Popolo? Il popolo siciliano non può solo lamentarsi, urlare la propria rabbia e poi riconfermare la fiducia ai sempre soliti noti che hanno ridotto la Sicilia in questo stato!  Politici che nel tempo recente hanno dimostrato tutta la loro incapacità e il loro disinteresse per le sorti della Sicilia. I siciliani devono riappropriarsi della propria identità, della propria dignità calpestata ormai da troppo tempo. In ballo c’è anche il futuro della nostra terra e dei nostri figli! In tutta franchezza: se il macellaio o il fioraio non fanno bene il loro lavoro noi, li cambiamo. Se il nostro sarto ci rovina un vestito, noi non solo non ci serviamo più delle sue prestazioni ma vogliamo anzi un risarcimento. Loro gli ex onorevoli hanno governato bene la Sicilia? La risposta è secca: no.  

 

In questa nostra terra di Sicilia, non si è riusciti e sino a oggi neanche a difendere e vigilare la nostra autonomia Regionale. Oggi è doveroso e conveniente nel nostro interesse, fare per tempo un’attenta analisi a ritroso sulla storia dei nostri candidati alle Regionali del 28 Ottobre. Oggi occorre con fermezza, non andando a votare e manifestare la nostra avversione ai nostri attuali politici e alla legge elettorale vigente. Nel nostro panorama politico nel presente (più di prima) siamo ridotti male, anche all’interno dei personaggi nuovi e dei partiti nuovi, sono riusciti al introdursi, ancora una volta nel nostro territorio, soggetti politici legati con i vecchi gruppi di potere. Non basta fare un buon comizio con parole che trasportano in alto per poi cadere in basso guardando nella nostra realtà quotidiana in qui ci ritroviamo immersi certamente per colpa anche di questi personaggi politici che ormai da troppo tempo vivacchiano e si arricchiscono sempre di più rosicchiando all’osso il popolo siciliano. I fatti contano più delle belle parole riconosciamolo non facciamoci illudere ancora una volta soltanto di parole, parole, parole. Purtroppo ancora oggi dopo una attenta analisi in profondità il nostro scenario politico siciliano che si affaccia all’orizzonte appare ancora oggi: opaco,  illusorio e ingannevole.

 

 

Ponte di Caldera: oltre il danno la beffa!

 

Attraverso voci provenienti dalla Francia e che giungono a Barcellona per poi approdare a Messina un’amara beffa è stata servita alla popolazione di Calderà. Ecco che oggi, si accresce sempre di più la rabbia. Soprattutto da parte di chi vive tutto l’anno sempre in questa nostra cittadina e non ha la possibilità di andare via neanche per qualche giorno ed è costretto a sentire sempre le stesse chiacchiere. Il ponte provvisorio di Calderà non è ancora utilizzabile e la stagione estiva sta per finire. Il danno all’economia locale di Calderà ormai è stato consumato!  I tempi di consegna dell’opera erano fissati prima per giugno, dopo si è detto per luglio, ma come spesso accade (nelle nostre zone) quando si tratta di lavori pubblici, le opere per il suo completamento si allungano anche per colpa delle nostre istituzioni locali e provinciali. Diciamocelo in tutta sincerità: il ponte provvisorio è costato 250 mila euro e costerà alla Provincia circa 100 mila euro l’anno. Tale spesa avrebbe avuto un senso nel periodo estivo e sarebbe servito a ridurre il disagio di chi doveva spostarsi lungo la litoranea. Aprire il ponte provvisorio oggi diventa quasi inutile è uno spreco di denaro prelevato alla fonte (da pensioni e stipendi) ai contribuenti messinesi. Ecco che non bisogna temporeggiare oltre. Occorre e urge invece, ricostruire (in tempi brevi) un ponte definitivo a tutela degli interessi dell’intera cittadinanza che vive nel nostro territorio e che pur troppo ancora oggi, continua a essere considerato un umile servitore del feudatario di turno.

 

 

Il sindaco che vorrei!...

 

Sul ruolo assunto in questa città e sul lavoro svolto in tutti questi anni dai nostri politici locali, mi sento in dovere di ricordare in occasione di queste amministrative, quali dovrebbero essere le linee fondamentali di un sindaco che realmente dovrebbe operare per il bene della collettività.

 

Ritengo indispensabile che coloro che andranno ad amministrare il bene comune di Barcellona, dovranno dimostrare un’attitudine al servizio della città e non un’inclinazione a servirsi della città per interessi personali, di qualunque natura essi siano: malaffare, interessi economici, di potere, protagonismo, e simili. Sembrerebbe qualcosa di scontato quello che sopra si richiede, ma purtroppo in questa città è stato realizzato poco e niente dai nostri amministratori. Allora chi appare essere anche minimamente portatore d'interessi propri e non finalizzati unicamente al bene collettivo, non può e non dovrebbe assolutamente accedere alle poltrone di Palazzo Longano. Noi cittadini, non possiamo ancora una volta affidare i nostri soldi, il nostro territorio, ambiente, risorse, servizi, beni culturali, e tutto ciò che ci necessita a qualcuno che li utilizzi a vantaggio suo o di pochi, perché questo certamente va contro noi stessi e la collettività cui apparteniamo.  IL nuovo Sindaco deve essere consapevole, che Barcellona è in totale disastro, sia sociale, economico e culturale per un male, chiamato “tornaconto personale”, di cui i tanti sono affetti a vari livelli. Da questo male non si può certamente guarire se non si restituisce la fiducia ai cittadini, per raggiungere un bene collettivo che possa assicurare un bene sociale, economico, ambientale e culturale. Il nuovo eletto, deve essere capace di saper creare le condizioni istituzionali valide in modo che, anche i cittadini possono dare un contributo per la rinascita della nostra città. Al ballottaggio del 20 e 21 maggio che decreterà il nuovo Sindaco tra i candidati prescelti non ho alcuna certezza se posseggano pienamente questi requisiti, ma quello che è certo nel prossimo futuro solo chi agirà in piena autonomia e con l’ausilio dei cittadini potrà essere un buon Sindaco e sono sicuro che su questa retta via, la città di Barcellona potrà rinascere e avere un futuro migliore, diversamente questa città continuerà a degradarsi e i nostri giovani saranno costretti ad emigrare per conquistarsi un futuro migliore.

 

 

Un accorato appello ai nostri Amministratori

 

Per sviluppare la crescita economica del Paese, i lavori a rilento ormai da troppo tempo, in Piazza Convento e in altre zone della nostra cittadina: sono altamente negativi e recano danno ai cittadini e ai commercianti che operano con difficoltà nella nostra città.  Le vie di accesso in tali zone contribuiscono in negativo e in modo incisivo non solo sulla circolazione delle autovetture, ma soprattutto sulla nostra economia locale. Tale caos nella circolazione non è più tollerabile! Si chiede ai nostri amministratori locali a intervenire prontamente per sanare tale irregolarità. Oggi i cittadini ed i commercianti si ritrovano a sopportare con considerevole difficoltà, non solo la crisi dovuta all’elevata pressione fiscale imposta dai nostri governanti nazionali, ma si ritrovano a sopportare anche le difficoltà, causate per esclusiva colpa delle nostre istituzioni locali. Le nostre istituzioni locali, devono vigilare adeguatamente sull’andamento di tali lavori che già da troppo tempo proseguono a rilento con conseguente ulteriore danno  posto soltanto a totale carico dei cittadini e dei commercianti che svolgono la loro attività in Piazza Convento e nelle altre zone della nostra città. Tali lavori vanno eseguiti prontamente e con somma urgenza soprattutto perché ricadono all’interno del territorio urbano e il loro prolungarsi nel tempo influisce ed influirà sempre più pesantemente non solo sull’incolumità dei nostri cittadini ma anche con un particolare svantaggio sull’economia delle nostre piccole imprese e aziende che operano nella nostra città.

 

Il danno lo subisce il Popolo Siciliano!

 

La protesta non da onore e merito ai lavoratori siciliani. La Sicilia piegata dallo sciopero degli autotrasportatori è in ginocchio, scarseggiano i viveri e vengono al pettine nodi irrisolti da mezzo secolo.  Il malcontento monta sempre di più, la miccia rischia di esplodere.. La protesta promossa dal movimento 'Forza d'urto', del quale fanno parte, tra gli altri, l'Aias e il Movimento dei Forconi, contro le politiche del governo nazionale in materia di accise sui carburanti per il trasporto e sulla mancanza di aiuti all'agricoltura. Certo è che la protesta degli agricoltori del movimento dei Forconi, pescatori, camionisti, il movimento politico Forza D'Urto, ha già avuto un primo effetto: paralizzare tutti i comparti produttivi della Sicilia, fermare il rifornimento di benzina causando la chiusura di tutte le pompe, rendere difficile il rifornimento dei supermercati dove le scorte stanno quasi per finire. Le prime stime dei danni arrivano da Confindustria Palermo: dalla manifattura alla chimica, dal legno all'agroalimentare, dalla meccanica al tessile fino ai servizi, si registra un calo della produzione del 70% e una flessione sensibile intorno al 30% è segnalata dalle industrie del settore turistico. Sempre più imprese stanno comunicando le procedure di cassa integrazione per il proprio personale. A questo punto viene spontaneo chiedersi: tale protesta fa onore e merito ai lavoratori siciliani, quando il danno di tale protesta lo subisce soltanto la gente comune che purtroppo vive in questa desolata isola? La protesta è legittima nelle motivazioni, ma non andava e non va fatta a danno dei cittadini, ma rivolta (con altri mezzi di contestazione) unicamente contro chi ci governa nei palazzi del potere dorato di Roma e di Palermo.

 

 

Il posto fisso non è monotonia!

 

A che futuro va incontro un Paese che non riesce ad assicurare un futuro ai suoi ragazzi? Io vedo ancora un forte allontanamento dalla realtà da parte di chi dovrebbe occuparsi di fare le riforme che servono ai giovani..

 

In Mario Monti si denota una scarsa comprensione dell’esperienza quotidiana di vita dei giovani, soprattutto quelli precari. La monotonia non deriva dal lavorare in modo stabile e continuativo, ma nel non poter scegliere che lavoro fare. Servono regole moderne, ma non priviamo i giovani di certezze! Il  leggendario humor inglese di Mario Monti questa volta è risultato piuttosto fuori luogo! anche perché la battuta segue di poche ore la pubblicazione dei dati Istat sulla disoccupazione nel nostro Paese ed a guardare le cifre c’è davvero poco da scherzare.  In pratica, 1 su 3 non ha mai lavorato o se lo ha fatto è già di nuovo a casa, mentre in 4 milioni hanno smesso sia di studiare che di cercarsi un’occupazione. Secondo i dati Istat 8 ragazzi su 10 hanno perso il lavoro nel 2011 e vivono in famiglia, ma è evidente che la capacità dei genitori di surrogare a un sistema di welfare che non esiste non può durare in eterno. L’Istat dice anche che 4 milioni di giovani, non studiano né lavorano. Quale sarà la conseguenza?

 

E’ “monotona” l’idea di aspirare a un lavoro fisso? Per non continuare, anche a 30-40 anni, a gravare sulla propria famiglia d’origine? Assolutamente no. E non lo è anche alla luce del fatto, che molti giovani che non possono contare su questa rete protettiva di ultima istanza rappresentata in Italia dalla famiglia, diventano i cosiddetti “nuovi poveri”. Sono aumentati in modo esponenziale i ragazzi ospiti del dormitorio pubblico, ci sono finiti da precari senza una famiglia alle spalle. Si perde il lavoro, non si hanno indennità di disoccupazione e ci si ritrova senza  soldi per pagare l’affitto. Cosa succederà, quando anche nelle famiglie che invece i figli li aiutano finiranno i soldi? Niente mutuo se sei precario, niente finanziamento per un'auto senza la garanzia dei genitori, nessuna considerazione finché non trovi un posto a tempo indeterminato. Per non parlare di quanto sia poco stimolante accedere a un mutuo per l’acquisto di una casa, senza dover trascinare i propri genitori in banca a far da garanti con le loro pensioni. E noia vedersi accreditare lo stipendio puntualmente ogni fine mese? Ricevere la tredicesima e magari anche la quattordicesima, poter rimanere a casa ogni volta che si è ammalati?

 

I nostri giovani hanno il diritto e il dovere di chiedere a nostri politici, di non essere privati ad un futuro migliore! Io se fossi un giovane disoccupato, gradirei davvero sentirmi un po’ monotono, con una retribuzione fissa e dignitosa e con una continuità lavorativa che mi permetta di programmare serenamente il mio futuro! Caro Presidente, più che pensare alla monotonia di un posto fisso sempre lo stesso e sempre uguale, preoccupiamoci invece dell’insostenibilità di un lavoro instabile, sempre precario e sempre incerto. Talmente discontinuo da risultare monotono. A differenza dei politici che nel tempo non sono riusciti a incrementare il lavoro per i nostri giovani, come tecnico signor Presidente, si impegni veramente affinché i nostri giovani possano sperare in un futuro più dignitoso.

 

E’ possibile la rinascita in Sicilia e in Italia?

 

La rinascita può esserci a Barcellona, in Sicilia e in Italia; ma occorre prima eliminare le illegalità, le ingiustizie, la corruzione, partendo da livelli più bassi arrivando a punire e colpire i livelli più alti. Contrariamente a quanto sostiene il nostro Presidente della Repubblica Italiana; a difesa del bene comune e per risanare il debito pubblico urge invece eliminare i privilegi e gli sprechi esistenti nella nostra classe politica e dirigenziale. Noi cittadini, siamo in attesa di osservare ed elogiare soltanto quei politici che si muoveranno su tale linea di pensiero. Poiché, ammettiamolo, sino a oggi, i politici hanno tutelato soprattutto ed esclusivamente i propri interessi, mentre le lacrime e sangue da versare, sono state sempre poste a esclusivo carico del Popolo Italiano. Il Presidente della Repubblica, nei giorni scorsi, invece, con le sue esortazioni alla coesione nazionale, rivolgendosi alle opposizioni ad approvare in tempi brevi la manovra finanziaria si è reso compartecipe insieme alle opposizioni di un danno esistenziale ed economico che a onor del vero ricadrà soltanto a carico dei cittadini. Forse oggi è giusto ammettere e riconoscere che in questa nostra società dell’apparire e del possedere, abbia contaminato anche il nostro Presidente della Repubblica e il PD che accetta e gradiscono di non voler perdere i propri privilegi e nei loro discorsi televisivi puntano a sfuggire al problema, come se tutti i mali provengano soltanto ed esclusivamente dall’evasione fiscale. Ma cosi non é. Quel che è certo è che il governo deve rilanciare i consumi per sostenere la crescita. Aumentare l’Iva di un punto avrebbe soltanto un effetto negativo sui consumi e comporterebbe per i consumatori costi maggiori di spesa. In una situazione come quella attuale, con gli italiani impoveriti e i consumi in calo, questa misura non contribuirebbe certo a far crescere il Pil, Per risanare le casse dello Stato urge una classe politica diversa, che nei pensieri si svincoli da ogni forma di egoismo per pensare e agire nella politica soltanto a tutela e difesa del bene comune eliminando le “Caste”! In questa nostra epoca contrariamente al passato recente e lontano nel tempo soprattutto chi manifesta a parole di porsi come difensore dei lavoratori, invece nei fatti reali questi politici eletti dalla classe più povera, si sono imborghesiti. Allora diciamocelo in tutta sincerità: l’unica via da perseguire per la vera rinascita economica e sociale è soltanto quella di cominciare a eliminare le illegalità, i privilegi, gli sprechi, delle nostre istituzioni locali, regionali e nazionali, creando e favorendo le condizioni di sviluppo di crescita economica e occupazionale per tutti, nessuno escluso!

 

Dov’è la città dei servizi?...

 

Barcellona affonda sempre di più nel decadimento non solo di pensiero politico ma anche ambientale: polvere, emergenza rifiuti, strade danneggiate e collegamenti stradali interrotti (vedi il ponte di Calderà). Tutto questo nella realtà dei fatti concreti continua a incidere fortemente in negativo sulle attività commerciali del nostro territorio. Oltre il danno la beffa: Le primarie sia di sinistra, sia di destra e centro compreso sono un ulteriore inganno e servono ben poco per risolvere i veri problemi che ormai da troppo tempo affliggono la nostra città.  Nella realtà dei fatti concreti, se non cambia il pensiero di concepire la città come un bene di tutti: le parole, i discorsi illusori e ingannevoli, servono ben poco.  La città se si ama veramente con il cuore i problemi vanno risolti prontamente: Vigilando e operando a tutela esclusiva di ogni cittadino che vive e opera nella nostra città. Purtroppo nella realtà, sino a oggi, i partiti e i politici di Barcellona hanno principalmente lavorato nell’interesse di se stessi e del proprio partito!  La realtà vera dei nostri giorni è quella che le aziende e le attività commerciali di Barcellona oltre ad essere tartassati dal nostro governo nazionale, regionale e locale dall’eccessiva pressione fiscale (la più alta rispetto a quella di tutti gli altri paesi europei), sono costrette anche a esercitare la loro attività in tale degrado ambientale. Gli altri discorsi o parole dette attraverso le televisioni locali, sono soltanto chiacchiere e favole raccontate soltanto per accrescere la propria immagine politica mentre la realtà quella vera è sotto gli occhi di tutti!  Ai politici si rivolge un accorato appello: se vogliamo veramente il bene della nostra città, dalle parole urge passare ai fatti concreti affinché Barcellona possa trovare finalmente il giusto percorso per risollevarsi dal fango e ritornare a rinascere…

  

 

Al danno si aggiunge la beffa

Nella manovra di Mario Monti manca l’equità

 

La situazione economica del Paese e dell'Europa è davvero drammatica, siamo a un rischio fallimento! ma proprio per questo, accanto al rigore e sacrifici necessari, c'è bisogno di una vera equità!

 

La povera gente da questa manovra sarà massacrata e soprattutto il cittadino del ceto medio sarà ancora oggi la vacca da mungere. Questa manovra è una musica già sentita negli ultimi 40 anni, ci dicono che servono sacrifici e che i conti saranno sanati. Dal 1986 a oggi, abbiamo avuto una manovra l’anno e il debito pubblico non è stato mai sanato, perché le manovre quando non toccano i sacrifici di tutti non servono a nulla! Mettere in campo una manovra centrata su un aumento di tasse, in un Paese che già vanta il triste record della pressione fiscale, è un errore drammatico, e avrà solo un effetto depressivo e recessivo, con gravi conseguenze per le famiglie e le imprese.  Non è questo ciò di cui l'Italia ha bisogno perché, questa manovra ricolma massimamente di tasse e imposte, è priva di misure per lo sviluppo. E’ troppo facile far quadrare i conti pubblici tartassando soltanto poveri cittadini. Sulle pensioni, settore che ha già pagato prezzi salati negli anni precedenti, non può gravare il peso prevalente. Il concertato disposto di allungamento dell'età per ottenere l'assegno della pensione, penalizzazioni per chi non ha almeno 63 anni di età e la notevole decurtazione delle indicizzazioni che fa salve soltanto le pensioni minime, colpisce in modo pesante e indistinto soprattutto le pensioni medie basse. La decisione di reintrodurre l'Ici sulla prima casa, soprattutto quando è l'unica, gli aumenti dell'Irpef, diciamocelo non saranno solo quelli usciti dal governo perché anche Comuni e Regioni potranno modificarne i parametri. E per rendersi conto degli effetti reali sulle famiglie italiane, non bisogna dimenticare quanto già deciso e varato dal governo Berlusconi in termini di aumento sulla benzina, reintroduzione di ticket sanitari, oltre al peso delle bollette energetiche ci portano: a una batosta da 2.458 euro l'anno. All'Italia servono tagli sulla spesa pubblica, non nuove tasse. Eppure neanche il Governo Monti ha deciso in questo senso, ritengo che alcune delle misure possano essere modificate. Penso al blocco dell'indicizzazione delle pensioni che rischia di avere conseguenze gravi, ed anche ad una più rigorosa tracciabilità del denaro. E più in generale bisogna dare segnali chiari che a pagare sia chi ha di più, non tanto chi già paga le tasse ma chi fino a oggi non le ha pagate, intervenendo sui grandi patrimoni. I sacrifici che sono richiesti debbano essere ripartiti con maggiore equilibrio e maggiore attenzione alle condizioni reali delle famiglie. Il rigore non è a senso unico. Ben poco si vede sul fronte della lotta all'evasione fiscale, e ben poco sarebbe previsto per tassare non il lavoro ma i patrimoni e le rendite finanziarie. Così come non si può ritenere credibile che lo stimolo alla crescita risieda nella diminuzione dell'Irap, nella liberalizzazione degli orari di apertura dei negozi, nel credito d'imposta sulla ricerca o sul 55% per l'efficienza energetica. Si tratta di briciole davanti alle stime dell'Ocse sull'Italia che prevedono una recessione già nel 2012. La gente attende dei correttivi e che nella manovra, ci sia un indispensabile equilibrio degli interventi. Monti deve seguire due cardini importanti: equità e sviluppo, quindi tutela della fasce più deboli e rilancio del settore delle piccole e medie imprese, altrimenti il rischio è di non riagganciare l'Italia al treno del superamento della crisi e a quello della crescita, con il conseguente drammatico urto contro il muro della recessione.  La manovra per essere veramente equa deve contenere grandi elementi di discontinuità rispetto al recente passato. Proporre misure urgenti, per tagliare gli enormi sprechi dell'apparato statale e  per dare una nettissima sforbiciata ai costi della politica. La priorità della manovra deve puntare anche e soprattutto a una serrata lotta all'evasione, elemento essenziale di giustizia sociale e riequilibrio economico. Nella manovra non c'è nessuna misura a favore delle imprese, soprattutto quando hanno bisogno di un sostegno per attraversare un periodo limitato di crisi. Invece la manovra di Mario Monti è incompleta e sbilanciata ed è ingannevole. Rigore, equità e crescita sono i tre principi che Mario Monti aveva indicato quali pilastri su cui basare le scelte di politica economica. Nella manovra varata dal suo governo c’è molto rigore, forse troppo. Manca l’equità. E soprattutto pochissima crescita. Il pareggio di bilancio verrà raggiunto solo se la manovra non avrà effetti recessivi, sulla qual cosa è legittimo nutrire non pochi dubbi. Viene da domandarsi se era utile immolarsi sul pareggio di bilancio nel 2013, che l’Europa non ci ha mai chiesto, e non valesse invece la pena di puntare su tagli alla spesa che avrebbero avuto effetti più diluiti nel tempo, ma più consistenti di quelli previsti e mirati ad accrescere il potenziale di crescita della nostra economia, in linea con quanto i mercati ci chiedono da tempo. Rimborsi elettorali ai partiti, il taglio che Monti ha dimenticato! Il compenso che i partiti ricevono per il voto di ogni potenziale elettore - circa 5 euro a testa - sono il vero taglio che il nuovo governo dovrebbe decidere per dare il buon esempio. Vitalizi e numero dei parlamentari, infatti, sono poca cosa rispetto a quanto ricevono i partiti (anche quelli che non entrano in parlamento), ad ogni tornata elettorale. Nel 2006 sono stati versati ai partiti 200milioni 819mila 044 euro: 200.819.044 euro, per dirla in cifre. Cresciuti nel 2007 di altri tre milioni di euro. Partiti che in molti casi alle ultime elezioni non sono neanche entrati in Parlamento o che - addirittura hanno solo cambiato nome. Tra tanti tagli, dunque, ne manca uno che avrebbe permesso di risparmiare fin da subito diverse centinaia di milioni di euro. Il dubbio però è che il Parlamento non l'avrebbe mai votato. La mannaia ancora una volta colpisce chi ha sempre pagato e non chi non ha mai pagato. Non si può chiedere di più a chi ha sempre fatto la sua parte e dato il proprio contributo.  Ecco che per tutti i motivi sopra elencati nella manovra, non si vedono quei profili di equità sociale tanto sbandierati dal Mario Monti e che era ed è indispensabile per chiedere a tutti i necessari sacrifici. La manovra proposta nel presente è la prova innegabile che sia un altro inganno, che viene consumato dalla nostra classe politica,  a danno dell’Italia e degli italiani.

 

In difesa del bene comune:

vadano via il Tiranno e i suoi complici!!

 

Sempre di più sembriamo ridotti in un Paese del Terzo mondo e non solo perché aumenta la povertà, ma soprattutto perché gli atteggiamenti dei nostri politici rispecchiano modi di essere che non rispondono alla realtà e ai bisogni dei cittadini.

 

Il malcostume della politica, ha da tempo varcato le soglie della buona decenza: la corruzione, il nepotismo, il clientelismo, il parassitismo statalista si è consolidato saldamente nei palazzi del potere. Il potere oggi, più di prima, nella nostra classe politica non logora ma aiuta molto quelli che comandano, ad arricchirsi alla faccia del rispetto del mandato degli elettori! Proprio in questi giorni, sono state lanciate attraverso le televisioni e i giornali, le dichiarazioni di guerra di Silvio Berlusconi contro la Procura e i poliziotti. Berlusconi vuole al più presto varare una riforma della giustizia e infliggere delle punizioni esemplari contro i sobillatori del Palazzo di Giustizia di Milano. Il Premier ha lanciato il suo guanto di sfida alle toghe malandrine che vorrebbero detronizzarlo. Un’autentica dichiarazione di guerra. Berlusconi attacca a suo dire, i Pm politicizzati e proclama che sarà fatta al più presto una riforma della giustizia per fermare quelli che vogliono eliminare chi è stato democraticamente eletto. Certamente il Popolo, non ha dato la maggioranza e il potere al Premier per fare “il mandrillo” con le minorenni o con donne di facile costume! Nei fatti degli ultimi giorni, spudoratamente si sente proprio il venir meno a qualsiasi principio di etica politica e sociale. Confessiamocelo viviamo in una brutta stagione! In atto, vi è una crisi dei partiti e una mancanza di uomini capaci di trasportare il nostro paese fuori dalla decadenza economica, sociale e occupazionale nel quale siamo piombati in malo modo. Vi è nel presente una crisi della classe media, una crisi dell’etica anche sulle responsabilità pesanti che ricadono su tutta la nostra classe politica imperante. La maggior parte dei nostri politici con le loro irritanti facce d’impuniti e corrotti, di potenti e arroganti mentitori spesso sono devoti soltanto al culto della menzogna e della poltrona. Nei fatti concreti e reali il nostro Premier è indagato dalla Procura di Milano per le ipotesi di reati pesanti come quelli di “concussione” e induzione alla “prostituzione minorile”. Un fatto gravissimo perché frequentare prostitute, rende il premier ricattabile e di conseguenza mette il nostro Paese anche a rischio sicurezza. La circostanza reale e concreta è quella che il nostro presidente del Consiglio non sia più solo imputato in vari processi con l’accusa di corruzione e concussione, ma addirittura oggi è indagato con l’ipotesi di reati di prostituzione minorile, tutto ciò rende difficile pensare a qualcosa di moralmente più degradante per l’intero Paese. Un Paese che all’incirca un mese fa ha visto il nostro governo rimanere in piedi solo perché in Parlamento, alcuni onorevoli si sono venduti probabilmente al miglior offerente. Il nostro esecutivo politico e istituzionale si è impegnato solo a risolvere i problemi del Premier e non ha e non trova il tempo necessario per occuparsi della crisi economica, così pure degli altri reali problemi che sempre di più ricadono pesantemente sui cittadini. Un Paese che, con ogni probabilità, dovrà rimanere immobile ancora per mesi di fronte ad una politica imballata soltanto sulla difesa del capo del governo, che dovrebbe solo avere il buon senso soltanto di tirarsi indietro per il bene di tutti.

 

Per tutto questo, sarebbe opportuno che questi politici per il bene del Paese, si allontanino dallo scenario pubblico perché ogni giorno che passa, si offre al mondo intero, una cattiva immagine.  La rinascita di questa nazione, si può attuare solo attraverso l’operare dei giovani onesti e ritengo mediocri chi manda la polizia a sprangare i giovani, angosciati per il loro futuro, e le donne e i bambini che sono disperati per il loro presente. In difesa del bene comune in un paese veramente democratico su fatti concreti, va criticato chi difende le intromissioni del potere politico, sulle forze dell’ordine, sui magistrati. Ormai è giunto il momento per il bene del paese dire basta ai collusi, ai corrotti, ai prepotenti, agli incapaci, ai privilegiati. Sta sorgendo anche in questo popolo di servi, la rabbia e lo sdegno contro questa categoria di politici che si sono divorati l’intera Italia, nella loro spaventosa ingordigia. Si sono scagliati sul corpo di questa povera nazione come sciacalli mai sazi, loro più dei loro amici costruttori, loro più dei loro complici, hanno colmato il sottosuolo dell’Italia di rifiuti tossici: veleno che scorre come l’acqua che bevi, come l’aria che respiri e che ti uccide lentamente. C’è però un valore supremo al quale la politica, deve inchinarsi ed è il rispetto della “legge”. Nell’inchiesta sul caso “Ruby” non si tratta di condannare o approvare il comportamento “morale” di Silvio Berlusconi, ma di stabilire se è rispondente o meno alla “legge”. Ciò non lo autorizza a non presentarsi dinanzi ai giudici e a difendersi come fanno tutti i cittadini di questo paese e soprattutto ciò non lo autorizza a comportarsi come un perseguitato. Non è rispondente all’etica della responsabilità di un capo di stato. Un capo di stato deve avere l’equilibrio di rispettare tutti i poteri dello Stato. I giudici solo perché, fanno il loro dovere sono politicizzati.  La polizia solo perché indaga che la “libertà” di ogni cittadino (compresa quella del presidente del Consiglio) si svolga nel rispetto di quella altrui, secondo Berlusconi viola la vita privata. Bisogna che ci sia un clima di rilancio culturale e morale della politica. Naturalmente la politica è anche pratica quotidiana ed è soluzione dei problemi concreti. Ma nella politica ci devono essere spessore culturale e moralità". Meno egoismo per raggiungere obiettivi comuni e risolvere comuni problemi è possibile anche tra chi viene da culture diverse o che ha abbracciato idee contrapposte. Quando si coopera tra persone diverse, con storie diverse, l’essenziale è capire quali sono i problemi e gli interessi comuni. Basta spogliarsi dello spirito di partigianeria e talvolta anche di qualche egoismo e meschinità. Oggi tra disagio e inquietudine dinanzi alle vicende che si vivono in questo momento nel nostro paese, i problemi pesano soltanto a carico del cittadino. Oggi per risalire dalle tenebre serve moralità e legalità sopratutto per chi ha responsabilità pubbliche. Una responsabilità che i nostri politici hanno di fronte alle famiglie e alle nuove generazioni. Ammettiamolo il contratto stipulato dal nostro Premier e dai suoi servi in campagna elettorale nei fatti: non è stato mantenuto. Berlusconi soprattutto si è avvalso della fiducia degli italiani per conquistare quel potere che gli è servito sopratutto per soddisfare i suoi vizietti ma non per risolvere i problemi della gente.

 

 

Puntare sul lavoro stabile!

 

Molte persone che si definiscono cristiane nella realtà spesse volte non lo sono! Somma ipocrisia di un certo cattolicesimo osservante che non è soltanto nella “doppiezza” di vita, bensì soprattutto nell’assenza di vera compassione verso gli altri..

 

Dal Vangelo di Matteo Gesù in alcuni versetti profetizzò in pieno la nostra epoca quando disse: “Questo popolo mi onora con le labbra, ma il loro cuore è molto lontano da me e definì ipocriti chi faceva doni di misericordia con ostentazione, che pregavano e digiunavano per essere visti dagli uomini e criticavano il proprio fratello ma non facevano nulla per eliminare i loro difetti grossi come travi”. Oggi i professionisti dell’ipocrisia: nell’operare nel sociale, si muovono in tanta confusione e in tanta ipocrisia e da parte di alcuni, si confonde il sociale con il patrimoniale. L’ipocrisia di chi punta il dito, ma in fin dei conti, commette la stessa violenza quotidiana, o quantomeno ne gode dei frutti. Oggi i nostri professionisti che operano nella nostra società, i tanti sono interessati unicamente ai propri interessi, al proprio successo, al proprio benessere nel pieno disinteresse degli altri, anzi arrivano, a volte, addirittura a danneggiare gli altri!

 

Le azioni dei nostri politici non sono in armonia con le loro parole! Ancora una volta nel nostro scenario politico, il potere diviene fine e sesso e potere sono i mali che soprattutto, avvelenano la vita politica della nazione. Dilaga la povertà e l’Italia tra i Paesi industrializzati, è addirittura ultima per investimenti nei sistemi di protezione sociale. Oggi nella cultura di pensiero dei tanti, conta solo quello che è utile, tutto il resto non merita la loro reale attenzione. Ovviamente s’intende il concetto di utilità nella sua accezione di “ciò" da cui è possibile trarre un profitto. E la mia è un’anima sofferente, di uno spirito sconvolto nella realtà in cui vive per cose molto vicine a noi, aspetti del quotidiano che possiamo toccare con mano: l’ipocrisia, l’indifferenza, il disinteresse, la rassegnazione, la materialità, la ricerca del potere e del successo, la chiusura mentale, l’ignoranza, la disinformazione, la presunzione, la superbia, la prepotenza, e tutte le altre caratteristiche tipiche delle persone con le quali viviamo.

 

Un paese, diviso tra le astrazioni della politica e la concretezza delle vite quotidiane, le vite di giovani, di disoccupati, di precari, di cassi integrati, di terremotati, di “consumatori” obbligati ad arie infette da discariche a cielo aperto e testimoni di un dissesto ambientale sempre più dilagante. Siamo entrati in una situazione di estrema fragilità sociale, perché è da quindici anni che vediamo la nostra economia in discesa e tutti gli indicatori sociali ci collocano quasi gli ultimi tra i paesi europei. Bisognerebbe mettersi in coda al banco dei pegni che proliferano nei nostri territori per assistere alla tragedia di chi impegna l’anello per tirare avanti. Una generazione dopo la fine dello sviluppo, cresciuta dentro l’orizzonte del declino, vittima sacrificale del mondo che gli è stato confezionato. Composta di giovani che conoscono un presente che è peggiore del passato e destinati a vivere peggio dei padri: giovani, che sperimentano sulla loro pelle la falsità della dominante narrazione del benessere, con il sorriso di Berlusconi.

 

M’indigno anch’io, comunque, nei confronti di una classe dirigente sorda davanti alla protesta. Mi indigno quando vedo dei ministri che inveiscono, pieni di rabbia contro uno studente che per una volta ha la possibilità di esprimere le proprie ragioni. Nella furia di alcuni nostri politici c’è violenza autentica: violenza di chi difende un proprio privilegio, di potere, di auto blu. La verità quella vera è una verità fatta di profondi e laceranti ingiustizie sociali. Produrre nella legalità non è facile in questa nostra terra! Eppure per risanare il territorio sotto l’aspetto etico e sociale, bisogna avviare al più presto un piano di risanamento economico, culturale e sociale il quale dovrebbe concorrere a fatti concreti per risanare il tutto. Ho voglia di coerenza; ho desiderio di un futuro migliore! Basta con la politica dell’utilitarismo condito di edonismo! Basta con l’ipocrita e il trasformismo delle idee!

 

Basta con il mercimonio dell’intelletto! Bisogna desiderare una politica migliore! Che non sperperi soldi a pioggia a enti o associazioni che fanno e servono ben poco per far crescere il paese nello sviluppo economico e occupazionale come avviene nelle Regioni più evoluti d’Italia, la nostra Amministrazione Comunale (con interventi - che facciano capo all’Assessorato alle Attività produttive, Politiche del Lavoro e dell’Occupazione) e la Camera di Commercio, dovrebbero veramente sostenere l’occupazione puntando sul lavoro, sulle piccole e medie imprese, sulla formazione, sull’accesso al credito e incentivi alle imprese e agli imprenditori, sostegno degli artigiani con fondi stanziati dal Comune e dalla Camera di Commercio. Con l’obiettivo, di sostenere concretamente il lavoro, l’occupazione e le piccole imprese, concentrando l’attenzione sulle difficoltà che oggi pesantemente investono gli imprenditori, favorendo la costituzione di Fondi di garanzia e servizi accessori al microcredito. Perché un momento economico difficile come quello che stiamo attraversando il capitale umano presente nel nostro territorio, soprattutto quello più giovane, paga il conto dell’instabilità economica.

 

Oggi le classi privilegiate nel nostro scenario nazionale sono: i politici, la chiesa, i sindacati, i patronati e le associazioni e i tanti professionisti che operano nel settore pubblico, come banche e strutture ospedaliere. Per il comune cittadino e per il futuro dei nostri giovani si crea soltanto lavoro precario oppure gli si concede qualche miserevole “borsa di lavoro” e niente di più! In queste circostanze diventa decisivo cambiare percorso e puntare nello sviluppo del lavoro stabile, nella consapevolezza che sarà proprio il capitale umano, la leva da cui far ripartire la competitività delle nostre imprese. L’Amministrazione Comunale e la Camera di Commercio hanno l’obbligo di stare vicino a chi crea lavoro, a chi produce, a chi assume, a chi lavora, a chi fa impresa, a chi fa innovazione e ricerca, a chi si apre ai nuovi mercati. Basta con i miserevoli sostegni di solo lavoro provvisorio! Oppure la nostra sarà, per i nostri giovani, una generazione a futuro zero, questo è il vero dramma che predomina oggi nel nostro panorama sociale e occupazionale. Per uscire da questa situazione penosa e risalire da questo disagio sociale occorre…

 

 

A chi attribuire le colpe in Sicilia?

 

Per snellire il sistema amministrativo, è opportuno e necessario dare la possibilità al sistema economico siciliano di procedere in maniera più rapida, per dare risposte certe e più immediate ai cittadini, senza le lungaggini burocratiche di un sistema pubblico che sino ad oggi si è dimostrato improduttivo.

 

Del dissesto finanziario e territoriale di un’intera Regione come la Sicilia a chi bisogna attribuire le colpe? Le colpe degli sprechi e della elevata burocrazia, non partono da lontano, ma si moltiplicano e si ramificano soprattutto nel nostro territorio ad iniziare dalla Regione per arrivare alle Province e ai nostri Comuni. I nostri politici regionali si sono inventate ben 27 ATO in Sicilia, le quali hanno avuto solo il “merito” di triplicare i costi della gestione dei rifiuti.  Ciascuna delle 27 ATO  Siciliane ha un Consiglio di Amministrazione costituito da numerose poltrone di nomina politica la cui retribuzione in termini di indennità di carica, possiamo definirla, ironicamente, inversamente proporzionale alle rispettive attribuzioni di funzioni e di compiti. Essa è spaventosamente alta in rapporto al risultato reso ai cittadini. Per dare un’idea dei costi politici di queste ATO basti pensare che il solo Consiglio di Amministrazione di ciascuna di esse, è di circa 600 mila euro annui, il che moltiplicato per ventisette fa ben 16 milioni e duecentomila euro l’anno. Altro che incidenza irrilevante! Gli “ATO rifiuti” hanno prodotto soltanto enormi disagi e danni alla collettività. Che cosa dire ancora delle Province Siciliane che espressamente, sono abolite dall’articolo 15 del nostro Statuto della Regione Siciliana? Ma di fatto, nella nostra realtà attuale in contrasto con lo stesso nostro Statuto Regionale, alle Province sono assegnate ancora oggi alcune essenziali competenze pubbliche, quali la gestione delle strade provinciali, e di alcune scuole. Ma queste funzioni potrebbero, anzi dovrebbero nel rispetto del nostro Statuto Autonomistico vigente, essere svolte dai comuni ed in parte dalla Regione. Tra l’altro, a causa degli elevati costi della gestione delle stesse Province, sono assorbite quasi tutte le risorse loro assegnate per finalità spesso referenziali e meramente organizzative. Con l’aggravante quindi che anche quei pochi compiti istituzionali loro assegnati, sono gestiti con scarsissima efficacia. D’altra parte le inefficienze Provinciali sono sotto gli occhi di tutti: strade provinciali Siciliane devastate, esorbitanti costi degli affitti per molti licei scientifici, giacché le Province si dimostrano “incapaci” di costruire idonei plessi scolastici di proprietà pubblica. Perché allora, non si abrogano le Province Siciliane, passando le competenze ed il personale tecnico-amministrativo ai Comuni, eliminando così le annesse inutili “corazzate politiche” Provinciali costituite dall’esercito di consiglieri ed amministratori strapagati. Forse perché, si ritiene trascurabile anche il risparmio di altri circa 150 milioni annui di sole economie derivanti dal mancato pagamento delle indennità e prebende varie ai politici provinciali.

 

In cosa consiste l’autonomia propagandata dall’MPA se poi di fatto il “movimento”, non difende nemmeno, e talvolta lo disprezza persino, quello che dovrebbe essere il vero baluardo dell’autonomia regionale ossia lo Statuto Speciale Regionale? E’ il caso di rammentare agli “autonomisti” che lo Statuto Regionale prevede espressamente, all’art. 15, l’abrogazione in Sicilia delle Province. E cosa dire del Maac, consorzio che si adopera da 28 anni per far costruire il mercato agroalimentare di Catania, continuerà a vivere? Il quale, fino ad oggi è costato 50 milioni di euro per quattro impiegati, mentre per ben cinque consiglieri d’amministrazione, 170 mila euro l’anno per l’incomodo. A Messina nel 1951, fu creato l’Eapm, l’ente porto che si sarebbe dovuto occupare di una zona franca. La zona franca non è mai nata. Ma la Regione però ha continuato ad elargire denari. Dove sono finiti? La Cape, cinque dipendenti e altrettanti amministratori, in tre anni ha concluso soltanto tre progetti. Adesso si attende che i 14 milioni di euro investiti producano qualcosa. Non è andata meglio nemmeno con la Sicilia patrimonio immobiliare, guidata da un presidente che guadagna 105.794 euro l’anno. Costituita nel 2006 per dismettere palazzi ed edifici della regione, non ha ancora venduto nemmeno un metro quadrato. Nell’elenco ci sono anche società che straripano di personale. La beni culturali in Sicilia con 1.099 dipendenti gestiscono molti siti archeologici siciliani, senza lesinare sugli organici come dimostrano i 23 custodi incaricati di sorvegliare Palazzo Mirto, a Palermo. E così via. In Sicilia urge modificare il sistema amministrativo, per eliminare le alte incidenze burocratiche della nostra pubblica amministrazione regionale e riordinare e potenziare il sistema delle autonomie locali. Anche perché, abbiamo bisogno di risparmiare sulla spesa pubblica per destinare risorse maggiori per lo sviluppo del nostro territorio. Un’eccessiva burocrazia costituisce un danno per le nostre attività economiche e produttive. Con pochi accorgimenti si otterrebbe un grande progresso verso il raggiungimento di un equilibrio finanziario regionale. Il tutto potrebbe realizzarsi senza alcuna minima sofferenza da parte della collettività, la quale, potrebbe addirittura godere oltre che delle economie, persino di significativi miglioramenti nell’efficienza dei servizi. Se questa via sarà perseguita, la nostra Sicilia, non dovrà aspettare molto per diventare una delle Regioni più ricche, più avanzate e rispettate del mondo. Ma ciò che mi preme rilevare in particolare è che molti obiettivi possono essere conseguiti in tempi rapidissimi e senza chiedere il permesso a nessuno, ma semplicemente utilizzando in maniera produttiva ed intelligente il nostro Statuto Speciale Regionale.  Statuto che una volta tanto dovrebbe essere utilizzato come formidabile strumento di emancipazione economica e politica della Sicilia, anziché come sino ad oggi è stato sfruttato soltanto come  elemento di appesantimento e di zavorra contro ogni mirabile iniziativa di progresso.

 

 

Emergenza Sanità: un legittimo sospetto…

 

Le azioni di protesta eclatanti e compatte da parte dei nostri Sindaci del comprensorio vanno fatte in ogni circostanza e non solo in determinati casi d’emergenza!...

 

I nostri onorabili Sindaci del comprensorio, soprattutto in tempi recenti, si sono impegnati molto ad ampliare la propria immagine soltanto a parole, ma per quanto riguardano i fatti concreti e reali hanno sempre difeso e coperto le incapacità e le negligenze perpetrate dalle nostre istituzioni regionali e provinciali. Una provincia la nostra che già da un decennio, ha abbandonato il nostro territorio alla sua rovina da mare a monte con le erosioni delle nostre spiagge e il dissesto idrogeologico del nostro territorio montano. Un territorio il nostro, abbandonato e trascurato per colpa di una classe politica che ha pensato spesso solo ad abbuffarsi a danno di un’intera comunità. Vedasi in quale condizione è ridotta la nostra provincia a causa delle tante emergenze che vanno dal dissesto idrogeologico, alla cattiva gestione dei rifiuti che ormai da lungo tempo si ripercuotono a danno di un’intera collettività. Sprechi e privilegi, diffusi ad ogni livello dalla nostra classe politica che continua a creare un danno incommensurabile ad un’intera regione. La difesa dei cittadini dai nostri Sindaci va fatta su tutto e non soltanto per l’emergenza sanità!...Perché questa unità di intenti da parte dei Sindaci si è avuta solo per l’emergenza sanità? Viene il legittimo sospetto che i nostri Sindaci più che pensare alla salute dei cittadini, vogliono proteggere la classe medica che in campagna elettorale si è dimostrata sempre disponibile a portare i voti (una volta a destra e una volta a sinistra) a tutela esclusiva dei propri interessi non certamente a difesa dei cittadini che ormai già da parecchio hanno perso fiducia nelle strutture sanitarie esistenti nel nostro territorio. Vedasi i tanti casi di malasanità che si sono verificati nella nostra provincia!... Diciamocelo in tutta sincerità: se veramente si vuole pensare alla tutela di tutti i cittadini, bisogna puntare ad ampio raggio senza esclusione di colpi per nessun colore politico. Con apposite riforme regionali urge eliminare: la burocrazia, gli sprechi, i privilegi, gli enti inutili, ed i finanziamenti che sino ad oggi sono stati elargiti a pioggia per corsi di formazioni, che spesso non hanno prodotto nulla di vantaggioso e favorevole per lo sviluppo economico, sociale ed occupazionale di un’intera collettività che vive nel nostro territorio.

 

 

Le anomalie della sanità siciliana

 

La Sicilia è l’isola delle contraddizioni: con otto miliardi di euro, è ai primi posti in Italia, per la spesa sanitaria, ma è anche la prima Regione per i viaggi della speranza, ed è nelle ultime file nelle classifiche per qualità dell’offerta sanitaria e sulle condizioni di salute dei cittadini.

 

Fra le tante stranezze della sanità siciliana, una di queste, si continua a consumare ancora oggi nel nostro Ospedale “Cutroni Zodda” di Barcellona, dove erano e sono a rischio di soppressione alcuni reparti. Precisamente proprio in questi giorni, si è dato corso ad un procedimento amministrativo finalizzato al trasferimento presso il presidio ospedaliero di Milazzo, così pure l'attività di Traumatologia dell'ospedale di Barcellona, mentre soltanto a Barcellona sarà assicurata soltanto un'attività ambulatoriale. Tale decisione si evidenzia ed è stata preannuncia già in una comunicazione spedita ai sindacati dal Direttore Generale Salvatore Giuffrida. Andando avanti su questo percorso, a Barcellona non avremo più un ospedale ma un solo e semplice polo ambulatoriale. Una strada intrapresa dal nostro Assessorato alla Sanità che sicuramente nella sua rimodulazione, porterà al progressivo depotenziamento e declassamento dell'ospedale di Barcellona. Queste scelte causeranno una situazione d’assistenza sanitaria sicuramente insufficiente, considerato anche il numeroso bacino di utenti di tutto il comprensorio di Barcellona. In una città con un vasto bacino d’utenti come Barcellona, sarebbe stato più opportuno invece potenziare e regolarizzare i reparti esistenti. A questo punto bisogna chiedersi: cosa faranno i nostri politici locali, regionali e nazionali per tutelare i diritti che vengono sempre più calpestati a danno di un’intera collettività? Quale futuro attenderà al Cutroni Zodda?

 

Oggi più che mai il cittadino comune anziano o disabile si sente solo ed indifeso, mentre questo Governo annuncia riduzioni alle spese, da assegnare allo Stato Sociale, e l’Assessore alla Sanità annuncia chiusure d’Ospedali e riduzioni dei posti letto per sanare un bilancio Sanitario disastroso, facendo pagare ai Cittadini e ai Lavoratori gli sprechi commessi nel tempo dalle nostre istituzioni sanitarie pubbliche. Il nuovo Piano Sanitario prevede il taglio di 2700 posti letto. Si parte da 64 strutture ospedaliere e si prevede la riduzione delle ASL a 9, su livello provinciale, con 20 ospedali a cui si aggiungono i 5 delle Aziende Ospedaliere; 15 ospedali saranno chiusi, di cui 8 riconvertiti in residenze per anziani (pubbliche?) ed i restanti 24 saranno indeboliti. In queste nuove scelte fatte dalla nostra Sanità Regionale, si va perdendo il principio della solidarietà, dell’assistenza, e si rischia di compromettere, sempre di più, la fiducia dei Cittadini nella Sanità Pubblica e quindi li induce a riprendere il viaggio della speranza verso il nord, con costi per tutta la comunità non sostenibili. Non condividiamo e non accettiamo il nuovo Piano Sanitario presentato dall’assessore alla Sanità, che per rientrare da un deficit indecoroso taglia posti letto (2.700) e chiude ospedali ( 15 di cui 8 da riconvertire), facendo pagare ai Lavoratori e ai Cittadini il prezzo più alto.  L’organizzazione sanitaria della Sicilia, nel tempo, ha trasformato le cosiddette “aziende ospedaliere” in macchine mangiasoldi di spese pubbliche dove, prima che curare ed assistere gli ammalati, si è pensato soltanto: a forniture ben pagate per materiali spesso scadenti o difettosi, oppure si è pensato ad arricchire professionisti per incarichi legali che si potevano evitare ed anche ad edificare strutture sanitarie faraoniche o alle carriere dei nostri Direttori Sanitari o a quelli dei Direttori Generali. A leggere il bilancio della Regione, la Sanità in Sicilia, pubblica e privata, sembrerebbe che è e forse rimane, per certi versi, un grande business con soldi spesso spesi male.

 

In Sicilia pur esistendo strutture sanitarie d’eccellenza, non si riesce ad assicurare la normale routine, e in modo vergognoso, si fanno morire ragazzi spostandoli da un ospedale all’altro, scaricando dopo le proprie colpe ad altri. Mancano Infermieri, e i tanti di quelli in servizio sono sottoposti a contratti di precariato che durano ormai da decenni. Una situazione reale e drammatica quella degli infermieri per il loro futuro, L’Assessorato alla Sanità non gli offre nessuna sicurezza occupazionale, e questi sono costretti a turni pesanti e salti di riposo e di ferie. S’investe poco sul personale o per migliorare la qualità assistenziale! Sulla sanità siciliana bisogna, finalmente, parlare chiaro ed agire di conseguenza, ognuno per la responsabilità che gli compete, poiché se il governo ha fatto il bello e il cattivo tempo, in tutto questo come in altri campi, ciò è anche per la responsabilità di un’opposizione sterile, episodica, evanescente, e sicuramente non all’altezza della gravità del compito affidatole dall’elettorato. Ma si dirà in Sicilia abbiamo strutture d’eccellenza, è lecito chiedersi: a che serve l’eccellenza quando da noi non si riesce ad assicurare la normale routine? D’altra parte, l’eccellenza non è incompatibile con un moderno sistema sanitario che per essere efficiente e razionale dovrà essere liberato dalle grinfie dei partiti, ma anche dai baroni della sanità. Va riorganizzato e potenziato il 118 regionale, soprattutto tenendo conto che questa Regione ha un movimento continuo di turisti che dal mese di maggio a settembre toccano sommità altissime e questo servizio deve essere in grado di avere mezzi e strumentazioni adeguati, personale sanitario adeguato ed una idonea rete organizzativa tra ospedali e territorio. Per cambiare veramente e seriamente rotta e governare saggiamente ed adeguatamente ai tempi di oggi la Sanità in Sicilia fa bene ad abolire le troppe comode poltrone che sono spesso costose e inutili. L’Assessorato alla Sanità deve investire principalmente: sulla sicurezza delle strutture e sulla medicina territoriale e sul personale medico ed infermieristico, per abbattere le liste d’attesa, per potenziare la sanità pubblica e riqualificare gli ospedali, anche perché oggi, a ciascun Siciliano l’assistenza sanitaria, confessiamocelo, costa mediamente 1514 euro l’anno.

 

 

L’incapacità di indignarsi!

 

Una nuova stagione della trasparenza che viene giustamente evocata è possibile? Nella nostra epoca, da un po’ di tempo, mi chiedo: perché, nonostante tutto, gli italiani, e soprattutto i siciliani, non sono capaci di indignarsi?

 

Dall'onestà discendono virtù, rettitudine e tutte quelle qualità che noi “cittadini” vorremmo appartenessero ai nostri ”politici”, ed anche a coloro che detengono le leve produttive del Paese. Il dramma politico di oggi: i nostri politici ne combinano di tutti e di più, eppure noi cittadini non ci indigniamo seriamente e in gran quantità! Organizzano festini erotici, usano voli di stato per faccende personali, sfruttano il dolore delle persone per maligni e miseri fini elettorali, si costruiscono le leggi su misura non curandosi del resto del paese, rubano e difendono i ladri, scendono a patti con la mafia e con la cricca come se fosse una cosa normale. Mentre la nostra è una vita che si ritrova nell’incontrollato, caotico, traffico cittadino, nei cumuli d’immondizie, nei disservizi, nell’indifferenza ostentata dai nostri amministratori davanti allo sfascio delle nostre città. Oggi si vive tra la violenza, tra l’assistenzialismo con il quale migliaia di persone vengono mantenute in uno stato di sottoccupazione che mortifica loro e sottrae risorse alla comunità. Un'Italia vuota e ambigua, costruita intorno a una rete affaristica che cerca e trova complicità politiche. E la stragrande maggioranza degli italiani non reagisce. E tutto ciò è dovuto alla svogliata remissività dei cittadini, a prendere coscienza della disumanità del quotidiano in cui sono immersi e di cui forse, sono anche artefici o almeno complici. La parola onestà oggi più che mai è una parola ormai superata, visto il desolante spettacolo offerto dai nostri personaggi pubblici preoccupati fino al ridicolo di curare la propria immagine esteriore e i propri privilegi, per niente vogliosi di mostrare un comportamento etico e morale. Nessuno dei politici viene costretto alle dimissioni, a nessuno viene nemmeno imposto a spiegare o a chiedere scusa. Tendono soltanto a minimizzare, gli eventi negativi che la cronaca ogni giorno sbatte in prima pagina e tutto questo rappresenta uno schiaffo agli italiani onesti! E se c’è una cosa che le cronache odierne insegnano è che in Italia contano più le relazioni che il merito. In Italia i politici incassano e sprecano sempre di più, mentre i sacrifici per il risanamento dei conti pubblici li debbono fare sempre i cittadini.

 

Lo snodo della questione è politico, ma affidato a una classe politica che non solo ignora o sottovaluta la questione morale, ma perde di vista la bussola della politica vera e reale da perseguire per risolvere i problemi che ci affliggono. Nella nostra società quando si riduce la nozione stessa di bene comune, nel nostro corpo sociale decade lo spirito pubblico e si allentano i vincoli della legge e si spiana la strada alla corruzione”. Certo, in parte è colpa, di un giornalismo patologicamente asservito al potere, ma non può essere sola questa la vergogna! Ci sono diversi modi per reagire alle cronache degli ultimi giorni e al senso di frustrazione che producono nell'opinione pubblica indignazione e incredulità. La nostra civiltà con il suo bagaglio di miserie e di furberie ci travolge di fronte al marcio che è venuto e continua nel presente a venire in superficie e a colpirci con durezza con fenomeni di corruzione e di malcostume nel nostro scenario pubblico. E la gente non si indigna per tutto questo, non pensa neppure a scendere in piazza. Va tutto bene, purché vi sia il miraggio del denaro e del divertimento. E’ necessaria una svolta per smascherare le ipocrisie dei nostri censori politici. Se nella vita privata le occasioni di perdersi non mancano, nella vita politica sono ancora più forti e frequenti.  Gli uomini politici sono quasi ogni giorno in grado di favorire o bloccare, di ritardare o accelerare i provvedimenti dai quali dipendono carriere e fortune. Il loro potere discrezionale può spesso influire su decisioni che coinvolgono interessi immensi. All’interno di un qualunque "partito degli onesti", dopo la conquista del potere, si formerebbe una minoranza o addirittura una maggioranza di malandrini. Ma chi rappresenta il governo ha solo una strada davanti a sé: prendere molto sul serio il racconto di un'Italia opaca e ambigua, costruita intorno a una rete affaristica che cerca e trova complicità politiche.  

 

Per costruire un sistema politico efficiente, insomma, si deve partire dall’ipotesi che tutti gli uomini politicamente attivi siano imperfetti, così come sono imperfetti coloro che alla politica non si interessano. Noi possiamo e dobbiamo cambiare il volto della nostra città.  Ma, perché ciò avvenga, bisogna che ognuno si interroghi sulle proprie responsabilità e coscienze. L'opinione pubblica ha ormai perfettamente individuato l'emergenza prioritaria nel nostro Paese: la mancanza di onestà. La vera politica invece dovrebbe nel senso buono, essere la risultante di un incrocio tra l’onestà e la competenza. E’ opportuno istituire un sistema di controlli, di premi e di punizioni. Bisogna creare efficaci strumenti di controllo e inasprimento delle pene per garantire in futuro un meccanismo di scelta limpido da applicare agli appalti ed è questa l'unica risposta politica che si può avere in queste ore e che gli italiani si aspettano. Gli italiani vogliono una politica pulita che ci porti a un futuro migliore per i nostri figli. Oggi siamo in mezzo ad una politica sporca e lo siamo da un bel pezzo, perché la maggior parte dei politici pensa ai propri interessi e ai propri scopi, un sistema politico che ha raggiunto livelli di disonestà assolutamente ingiustificabili e che lo stesso Machiavelli avrebbe duramente condannato. E allora diremo che il primo obiettivo delle persone perbene, dovrebbe essere quello di introdurre, all’interno del sistema politico italiano, quel controllo delle opposizioni sui Governi, che finora manca. Vogliamo una politica meno sporca, meno intrecci e più onestà. Non dobbiamo remare all'indietro, ma darci uno scossone e remare per la direzione giusta per colpire con durezza i fenomeni di corruzione o magari solo di malcostume. Più ci sarà una politica chiara e affidabile e più migliorerà il nostro paese e il collettivo, perché oggi a essere in discussione e in pericolo, vi è la stessa coesione sociale, la tenuta della società civile, il patto costituzionale e la stessa Unità Nazionale.

 

 

Nelle scuole dilaga l’egoismo e lo spreco!

 

È necessario investire nella scuola in maniera corretta, perché se non si riescono a raggiungere certi risultati, un notevole gruppo di giovani in un futuro ormai alle porte, sarà socialmente emarginato e in numero sempre più considerevole sarà costretto a continuare a fuggire dalla Sicilia!

 

Mi chiedo: chi paga la pubblicità televisiva dei nostri dirigenti scolastici?

Si è parlato tanto nei mesi scorsi di abolire gli sprechi nelle scuole, infatti, a tal proposito è stata varata una riforma dal Ministro Mariastella Gelmini la quale ha soppresso soprattutto nella nostra provincia, centinaia e migliaia di posti di lavoro nella scuola, aumentando gli alunni per classe proprio per diminuire i costi di incidenza economica dei precari sui fondi scolastici. Però nella provincia di Messina, è già da parecchi mesi che nelle televisioni locali i dirigenti scolastici di moltissime scuole amplificano ed esaltano la propria immagine standosene seduti su maestose poltrone che attraverso appositi e prolungati filmati ci vengono proposti e riproposti nelle diverse ore della giornata. Certamente tutto questo, non serve a dare un apporto positivo alla formazione e all’occupazione dei nostri giovani. Sicuramente le televisioni private locali attraverso questi filmati promozionali con ogni probabilità incassano parecchi milioni di euro e silenziosamente elargiscono servizi ad ampio raggio per incrementare le proprie casse, ma non si pongono nessun scrupolo di pensare da comuni e onesti cittadini se tali servizi possano favorire o incidere in positivo nei pensieri dei nostri giovani e della nostra collettività. Una passerella di rappresentazioni e di filmati dove fanno soprattutto esclusivamente sfoggio i dirigenti scolastici. Ci sarebbe da chiedersi in tutta onestà: questa pubblicità televisiva che utilità potrà apportare alla formazione dei nostri giovani studenti e nella creazione di nuovi posti di lavoro nel nostro comprensorio? Chi ha la convenienza che tutto ciò continui essere utilizzato per un proprio tornaconto? Diciamocelo il consumarsi di tali vergognosi sperperi non produce alcun utile per salvaguardare la meritocrazia e il futuro dei nostri giovani, ma si ripercuotono, purtroppo, soltanto in negativo sulle tasche dei cittadini di un’intera provincia, quando dovranno pagare le tasse alle nostre istituzioni. Proprio qualche giorno fa i nostri giovani del Liceo E. Medi di Barcellona Pozzo di Gotto hanno manifestato per l’ennesima volta, ma questa volta davanti alla Provincia Regionale di Messina affinché, si ponga fine allo smembramento della scuola divisa oggi in 5 plessi diversi, in affitto e ubicata persino all’interno di alcuni garage con notevole dispendio di denaro per la pubblica amministrazione e a danno rilevante per la salute dei nostri giovani. Questa sofferenza degli alunni e dei docenti è vissuta giornalmente ormai da anni. In mancanza di una sede propria gli studenti e i docenti, sono costretti a recarsi per le lezioni in ben cinque sedi diverse e distanti tra loro. Corre l’obbligo sostenere ed affermare a piena voce che i sacrifici di spesa vanno sostenuti dal Ministero, dalle Regioni, dalla Provincia e dagli Enti Locali, adeguatamente per progetti necessari per migliorare e edificare le strutture scolastiche e per tutto ciò che attiene il materiale necessario a rendere l’insegnamento più adeguato e non per glorificare il narcisismo sfrenato ed egoistico dei nostri dirigenti scolastici! I fondi ministeriali, regionali e provinciali, vanno elargiti esclusivamente per migliorare l’offerta formativa delle nostre scuole e favorire l’occupazione dei tanti giovani docenti precari nel settore della scuola. Non dimentichiamoci che nell’anno in corso una innumerevole quantità di docenti precari della scuola, dopo tanti anni di sacrifici ha perso la propria opportunità di lavoro! Per quanto riguarda tutto questo sciupio di denaro pubblico, sfruttato dai nostri dirigenti scolastici della provincia, i sindacati e le associazioni purtroppo non hanno intrapreso nessuna iniziativa di protesta e sdegno per evidenziare e segnalare quanto in questi ultimi mesi si è consumato a danno dei cittadini, degli studenti e di tutta una categoria di lavoratori precari della scuola. Ministro Gelmini questo denaro preferibilmente poteva e doveva essere speso principalmente (vista la crisi occupazionale nel sud) per offrire maggiore opportunità lavorativa ai tanti docenti precari della scuola che attendono con ansia di ottenere qualche supplenza per alleviare anche le spese sostenute nella loro sfera familiare. Al Nord la maggior parte delle scuole viceversa punta nella sua offerta formativa maggiormente ad offrire ai giovani docenti, una quantità superiore d’opportunità di lavoro come supplenze perché le più rilevanti uscite di spese vengono designate alle supplenze oppure a migliorare le strutture scolastiche o per fornire alle scuole quegli strumenti di supporto necessari all’ammodernamento della didattica scolastica. La scuola è il luogo dove avviene una crescita sociale, quanto più sarà incisiva sul territorio, tanto più avremo una società diversa nel prossimo futuro. Ecco che urge nel presente un immediato e compartecipe intervento del Ministro Gelmini e dei sindacati del settore scuola a tutela di una intera categoria di docenti precari e di studenti che vivono in questo territorio. Ai Sindacati e al signor Ministro Mariastella Gelmini l’invito a fare le necessarie verifiche e i dovuti controlli, per porre fine a tutto questo sperperamento di denaro pubblico che viene perpetrato a danno dell’intera collettività che vive nel nostro territorio…

 

 

Occorre demolire la Casta!

 

Lo sviluppo in Italia procede a tre velocità. La “Casta” politica fa crescere sempre di più i propri privilegi a velocità costante, mentre nell’Italia del Nord e nel Centro, la velocità è media. Fanalino di coda, quasi su tutto, è il Meridione che va a ritroso e si muove a rilento.

 

La precarietà del lavoro non offre nessun futuro ai giovani.

Oggi, soprattutto nel meridione, la temporaneità del lavoro è collocabile tra le emergenze etiche e sociali, in grado di indebolire la stabilità della società e di comprometterne seriamente il suo futuro. L’insicurezza del lavoro non permette ai giovani di crearsi una famiglia, con la conseguenza che lo sviluppo autentico e completo della società è seriamente compromesso. La provvisorietà del lavoro frena nei giovani l'aspirazione che essi hanno per formarsi una famiglia. La denatalità è uno dei problemi dell'Italia (non si fanno figli perché si ha paura del futuro). In questa nostra epoca è sempre più difficile l’accesso al lavoro per le giovani generazioni: molti trovano occupazioni precarie e sottopagate. Sono anni che le riforme peggiorative del diritto del lavoro si ripercuotono su tutti gli aspetti della nostra esistenza, e non solo di quella di chi lavora: il peso si sente sulle pensioni, sul costo della vita, sulla possibilità di sostenere contemporaneamente l’affitto o il mutuo e le spese per gli studi dei propri figli, di curarsi adeguatamente e di ricevere una retribuzione se ci si ammala, e che fare poi se le malattie sono complesse, lunghe e costose? C’è precarietà del reddito, del lavoro, ma anche di qualsiasi progetto di futuro, come decidere di lasciare i genitori, intraprendere una vita adulta, metter su casa, avere dei figli! Anche chi ha un posto fisso, non sa più come arrivare a fine mese. E’ l’intero modello di società che si sta trasformando, proiettandoci in una specie di medioevo in cui non sono più garantiti né beni, né diritti, né un sapere comune. Oggi ognuno deve cavarsela come può, la cittadinanza rimane un concetto astratto, valido solo al momento del voto, mentre l’esercizio reale dei propri diritti è subordinato alle esigenze di chi offre lavoro, vende servizi, o anziché sviluppare la rete dei trasporti e pagare chi ci lavora, preferisce investire gli utili in bond e intascarne i profitti. Da anni le leggi subiscono trasformazioni in tutti i campi riducendo sempre più i diritti delle persone: i servizi, il sistema pensionistico, il diritto allo studio, alla salute, gli stessi diritti civili non sono più gli stessi di dieci o quindici anni fa. Ma le modifiche più rilevanti sono state fatte nel lavoro: diritto di sciopero limitato, precariato, salari al di sotto dell’inflazione “programmata” (vale a dire del costo reale della vita). Questo ha cambiato in peggio le condizioni di lavoro e di vita di milioni di uomini e di donne. La Legge 30 del 2003 (Legge Maroni o come molti volevano, Legge Biagi) doveva nelle intenzioni realizzare un sistema efficace e coerente di strumenti intesi a garantire trasparenza ed efficienza nel mercato del lavoro e a migliorare le capacità di inserimento professionale dei disoccupati e di quanti sono in cerca di una prima occupazione, con particolare riguardo alle donne e ai giovani. I risultati della legge sono stati ben altri: mai come in questi anni si è intensificato il numero di lavoratori precari, legati alle aziende da svariate e fantasiose tipologie contrattuali. Quelli che sulla carta si presentano come semplici "collaboratori", in realtà nascondono veri e propri lavori sottopagati e subordinati. Nei giovani ci sono le risorse migliori, ma il contesto è avverso. Non sono una generazione malata, ma è la cultura politica e sociale degli adulti che fa sì che i giovani siano sfiduciati. Il delicato momento vissuto dal Paese rende ancora più forte l'esigenza di punti di riferimento autorevoli che i nostri politici devono intraprendere affinché il diritto al lavoro stabile, sicuro e dignitoso potrebbe anzi, dovrebbe essere l’unica strada da perseguire. Per il futuro dei nostri giovani senza un lavoro stabile, sicuro e dignitoso diventa difficile e mera ipocrisia da parte delle nostre istituzioni politiche parlare di bene comune.

 

La elevata pressione fiscale frena lo sviluppo e l’occupazione

Su ciascun italiano grava un peso tributario annuo (fatto di sole tasse, imposte e tributi) pari a quasi 7.800 euro (precisamente 7.777 euro). In Germania la quota pro capite, ha raggiunto i 7.052 euro. Tra i principali paesi dell’area Euro solo la Francia sta peggio di noi. Ma si tratta di una situazione relativa, perchè i francesi versano una media di 8.053 euro di tasse allo Stato, ma sono ‘ricompensati’ con una spesa sociale pro capite pari a 10.494 euro. Sempre in termini di spesa sociale i tedeschi ricevono, invece, 8.972 euro pro capite l’anno, mentre a noi italiani tra spese per la sanità, l’istruzione e la protezione sociale si raggiungono appena i 7.749 euro: vale a dire circa 2.745 euro in meno della Francia e 1.223 euro in meno della Germania. Se la nostra attenzione, invece, si sofferma sul saldo, vale a dire sulla differenza pro capite tra quanto riceviamo in termini di spesa e quanto versiamo in termini di tasse, quella francese è positivo e pari a 2.441 euro. Anche il differenziale tedesco registra una valore positivo pari a 1.920 euro. Solo noi italiani segniamo un saldo negativo (ovvero, sono maggiori le tasse che versiamo di quanto ci viene restituito in termini di spesa) pari a 28 euro pro capite. Questo, a conti fatti, è il quadro della situazione, quando mettiamo a confronto quanto hanno pagato di tasse nel 2007 i cittadini di Italia, Francia e Germania e quanto gli viene ritornato in termini di spesa sociale. La situazione è fortemente sconfortante perchè dimostra ancora una volta come pur alla presenza di un peso tributario tanto elevato, in Italia non sono destinate risorse adeguate per la casa, per aiutare le famiglie indigenti, i giovani, i disabili e che vivono ai margini della società. E’ evidente a tutti che le tasse così elevate nel nostro Paese sono la conseguenza di una spesa pubblica eccessiva. Non c’ è giustizia ed equità nel continuare a pagare più degli altri avendo in cambio servizi più scadenti in qualità e quantità. Bisogna tagliare le intollerabili inefficienze della Pubblica amministrazione per ridurre le imposte e razionalizzare la spesa pubblica così come avviene in tutti gli altri Paesi europei.

 

La Casta politica promette e non mantiene!

E’ vero che la politica ha un costo e i cittadini devono pagarlo, ma non c’è scritto da nessuna parte che dobbiamo subire dai nostri politici una rapina. Non gli basta a costoro guadagnare mediamente 255 mila euro lordi l’anno! E a noi sembra ormai ora di mandarli a casa visto che a rappresentarci in Parlamento ci sono 1000 persone. Ovvero quasi lo stesso numero dei Parlamentari cinesi che però rappresentano 1 miliardo e 400 milioni di cittadini. La Politica, oggi, è la maggiore industria del nostro paese per fatturato e per addetti. Un record tutto italiano che produce potere e benessere per chi la pratica ma da poco o nulla ai cittadini. Visto che siamo noi a pagare e visto che è da noi che dovrebbero dipendere, perchè non proviamo a mandarli a casa? In soli tre anni i costi di Montecitorio sono aumentati del 9,2% con un aggravio sulle casse pubbliche di 92 milioni di euro. Cosa deve accadere, perché gli italiani capiscano? Nel 2008, stando alle previsioni del bilancio triennale, queste spese che già hanno sfondato (prima volta) la quota di un miliardo di euro, cresceranno ancora fino a 1.032.670.000. per impennarsi ulteriormente nel 2009, fino alla cifra sbalorditiva di 1.073.755.000. In soli tre anni i costi di Montecitorio, dopo tutto il diluvio di belle parole spese per arginare l'irritazione popolare, saranno aumentati del 9,2%. Con un aggravio sulle pubbliche casse di 92 milioni di euro in più rispetto al 2006. Dall’altra parte l’allegra banda dei furbi e dei profittatori. Un ceto elettorale il nostro che spesso opera, a svantaggio di tutti i cittadini. Da noi, in Italia, i costi della politica salgono sempre di più. Ecco che oggi, senza se e senza ma, per risollevare veramente le sorti del nostro futuro e della nostra nazione per i danni causati dai nostri politici, vi è una sola strada da perseguire…

 

 

Aboliamo le Province!

 

 Per rimettere in sesto l’economia pubblica locale e risanare il territorio serve un atto di coraggio. Una prova di buona volontà sarebbe quella di abolire gli enti pubblici inutili e costosi, perché le Province servono soprattutto ad avvelenare i pozzi della finanza pubblica, lasciandosi alle spalle spesso un bilancio disastrato.

 

Lo scenario provinciale è devastante e stravolto, infatti, la prova lampante ed inequivocabile si è riscontrata l’undici dicembre scorso. Molte strade, ancora oggi, sono interrotte ed inaccessibili con lavori che non sono né ultimati neanche iniziati vedasi: il Capo di Milazzo, il lungomare tra Maceo e Spinesante (strada provinciale interrotta da circa “dieci lunghi anni”); per non parlare delle strade provinciali di Gala, San Paolo, Castroreale, ed altri centri collinari della Provincia.

Per vedere tutto ciò basta farsi una passeggiata sui luoghi, per rendersi conto che tutta la fascia marina e collinare tirrenica, è degradata con situazioni di pericolo e di disagio per la gente che vive in questi paesi abbandonati nella propria sventura. Milazzo, Barcellona, Terme Vigliatore, Falcone, ed altri comuni, subiscono un danno rilevante ancora oggi, non solo, sotto l’aspetto dell’immagine ma anche e soprattutto sotto il profilo economico. In tale circostanza ambientale il turismo e l’agricoltura che è una fonte preminente di sostegno economico nel nostro territorio, oggi non è supportata degnamente e adeguatamente da chi ci governa a livello provinciale. Da noi si fa soltanto la politica delle parole attraverso i giornali e le televisioni che, molto spesso, per un proprio tornaconto, si rendono compiacenti e genuflessi al potere politico dominante. I fatti concreti e reali rimangono indelebili soltanto sotto gli occhi del cittadino comune. Con le Province si è di fronte ad un sistema che sembra costruito apposta per moltiplicare le esigenze dei nostri burocrati a voler fare soltanto cassa, la prova è che la spesa pubblica provinciale negli ultimi anni ha continuato a crescere per essere sciupata indisturbatamente. Appare indispensabile un'opera di controllo radicale del bosco e del sottobosco della spesa pubblica: che va ridisegnato con la potatura di tutti i rami più o meno secchi. Si è ormai arrivati ad avere un centinaio di province, il che significa un centinaio di Giunte, di Consigli Provinciali, di Prefetture, di Questure e così via, che spende più soldi per funzioni che potrebbero essere tranquillamente assorbite nelle competenze degli enti comunali.

Certo abolire questi organismi, non significa tagliare immediatamente gli oneri riguardanti tutto il personale che potrebbe essere in parte assorbito a carico di comuni o regioni, ma di sicuro significa prosciugare in prospettiva una fonte d’uscite altrimenti destinata, inevitabilmente, a caricare pesi sempre maggiori che saranno posti sul bilancio della pubblica amministrazione. E’ arrivato il momento di farsi sentire dai Presidenti delle Province Regionali Siciliane perché secondo il D.lgs. 267/2000 (Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali) al Consiglio Provinciale competono l’indirizzo, il controllo politico ed amministrativo, la programmazione e l’approvazione degli atti d’impegno economico finanziario”. Responsabilità non da poco che per non rimanere sulla carta, dovrebbe concretizzarsi tramite atti pubblici, certificazioni, documenti. Tra questi, assume certamente una valenza strategica di controllo e di verifica “la relazione semestrale” che ogni Presidente di Provincia deve obbligatoriamente presentare al Consiglio per una valutazione della propria gestione. Lo stabilisce tassativamente l’art. 210 del Testo Coordinato delle Leggi Regionali relative all’ordinamento degli enti locali, dal titolo “Attribuzioni del Presidente” (già contenuto nella legge regionale n. 9/1986 art. 34 e nella 26/1993 art. 24). Il Presidente ogni 6 mesi presenta una relazione scritta al Consiglio Provinciale sullo stato d’attuazione degli atti programmatici e sull’attività svolta. Il Consiglio Provinciale entro dieci giorni dalla presentazione della relazione, esprime in seduta pubblica le proprie valutazioni. Contrariamente soprattutto da noi, invece, i Presidenti d’alcune Province importanti, si rifiutano di adempiere a tale obbligo previsto dalla legge sopra citata per garantire al cittadino che, ogni azione intrapresa all’interno dei “palazzi” sia esclusivamente nell’ottica di un interesse collettivo. Ci si rende facilmente conto di quanto qualsiasi ruolo istituzionale sia andato a perdere il proprio significato originario, fuoriuscendo dai sacri binari dettati dal nostro sistema democratico. In quale forma di governo, infatti, chi detiene il potere non deve rendere conto a nessuno delle proprie scelte, nemmeno ai rappresentanti dei cittadini? I politologi chiamano questa circostanza “mancanza di responsabilità”, e la considerano una delle cinque caratteristiche dei regimi autoritari. Mantenere in vita un Consiglio Provinciale che senso ha, se questo non è messo a conoscenza dalle scelte della Giunta e non può così tutelare gli interessi della comunità che rappresenta? Così operando le nostre Province non fanno altro che quello di mantenere un esagerato stipendio a quei 30, 40 o 50 consiglieri che, senza protestare, accettano di veder ridicolizzato il proprio ruolo a quello di semplici spettatori della cosa pubblica. Tutti noi di conseguenza che del mondo dei “palazzi” non facciamo parte, da questi nostri burocrati provinciali, ammettiamolo, siamo soltanto considerati solo sudditi?

 

 

Ai cantori della rinascita

 

Una città che langue Barcellona! Da mare a monte, niente di nuovo s’intravede nel territorio del Longano. I problemi si accavallano, si moltiplicano, si prolungano nel tempo infinito, a dispetto dei cittadini e di qualcuno che credeva nel rinnovamento della città.

 

Tanti bei discorsi sbandierati nelle pubbliche piazze della città, che poi, si sono ridotti in cenere e in fumo nella realtà del nostro tempo. Una realtà la nostra, che inesorabilmente, si evolve verso una triste verità che indissolubilmente è legata al nostro presente. Mare e monte nella più completa desolazione, non è necessario scattare foto perché tale squallore è nel cuore e nella mente di ognuno di noi. Strada interrotta già da troppi anni come il lungomare che da Spinesante porta a Terme Vigliatore e non si sa, quando sarà riaperta. Lavori sul lungomare iniziati e poi sospesi; e ancora oggi non sappiamo se saranno portati a termine. Lavori sul Lungomare che soprattutto nel centro di Calderà dove si sta edificando l’arena, il progettista ha dato prevalenza al cemento e non al verde; e a lavori ultimati, dalla strada, la visione del mare e delle barche scompariranno dal nostro orizzonte. Gli esercenti che operano da Calderà a Spinesante e sino a Maceo Marina di Terme Vigliatore, hanno sopportato e continuato a subire un danno rilevante nelle loro attività commerciali. Ammettiamolo! Queste le circostanze che da sole contribuiscono sin d’ora a darci una visione dello scenario che s’intravede nel nostro territorio marino. Buche e avvallamenti, con lavori iniziati e tutt'oggi non portati a termine, sono presenti anche nelle nostre frazioni collinari. Strade rifatte al centro e in periferia, dove le condizioni dopo qualche mese del loro completamento sono sotto gli occhi di tutti: con buche piccole e grandi e scolo delle acque che al primo acquazzone, evidenziano la loro limitatezza. Strade rifatte al centro e in periferia che dopo qualche mese del loro compimento, sono state nuovamente smantellate per dare corso ad altri successivi lavori che invece potevono e dovevano essere fatti prima. Strade rifatte al centro ed in periferia ma la segnaletica e l’illuminazione mancano ovunque soprattutto nelle strade di maggior transito di autovetture come in via del Mare dove, se non si pone un freno alla velocità ci potrebbe scappare ancora una volta il morto. Guardate, riflettete e considerate gli avvenimenti e le vicende della nostra città. Scoprirete che nel nostro paese non solo è difficile vivere, ma anche morire.

 

Una città dove ancora oggi, non si ha rispetto nemmeno per i morti. Da anni diverse iniziative sono state fatte anche a livello di dibattiti in consiglio comunale sulla endemica mancanza di loculi, ma nulla si è fatto per trovare soluzioni o di identificare anche nelle periferie altri luoghi utili e necessari per la risoluzione di tale annoso problema. Tutto si è arenato nei cassetti o negli armadi delle nostre istituzioni locali che così facendo non hanno risolto il problema dell’insufficienza dei loculi; ma non so se involontariamente oppure volontariamente tale comportamento è commesso al solo scopo di potenziare le casse comunali e tutto il business che fiorisce e ruota intorno a tale problematica. La città continua a scendere di prestigio in tutti i settori. Amare la città con il cuore significa operare per il bene di tutti inteso nell’interesse della gente e dei luoghi in cui si vive. I lavori sino ad oggi eseguiti nelle opere pubbliche, nella loro esecuzione e ultimazione dimostrano nei fatti che i governanti istituzionali che operano nel Palazzo Longano non amano veramente la propria città. Nella nostra realtà, spesso, i lavori iniziati e completati sono eseguiti con superficialità e in malo modo. Sulla nostra città, se continuiamo nell’elenco delle mancanze e inefficienze dei servizi non resi o resi in cattiva maniera, il discorso si allungherebbe di troppo. Ma smettiamola di continuare a prenderci in giro. Forse è meglio non credere ai cantori della rinascita o ai sostenitori del verbo e della parola. Sulla materia dei servizi mi sono voluto soffermare principalmente su quelle manchevolezze che certamente incidono maggiormente sulla sicurezza e sui valori primari che un’amministrazione avveduta e responsabile dovrebbero garantire a favore di tutti i cittadini che vivono nella nostra città. Mi auguro, anche se mi sembra alquanto difficile che possa avvenire, che la classe politica nel prossimo futuro, possa voltare veramente pagina, per una vera e sincera svolta epocale, per il bene di tutti e soprattutto per una vera crescita sociale ed economica della nostra città e dei suoi cittadini. Ma insisto nell’affermare e ritenere in piena consapevolezza, che la risposta che ci dovremmo dare a noi stessi, nel presente, è una sola: Barcellona doveva essere la città dei servizi (per come affermavano i nostri politici locali in campagna elettorale) invece, quali servizi ci hanno reso per la rinascita della città sino ad oggi?...

 

 

Una città che langue: Barcellona!…

 

Da noi nel nostro territorio spesso si cerca di raggirare i cittadini al solo fine di avere un ritorno politico, per mantenersi ben salde le proprie poltrone dorate, ma non per risolvere i veri e gravi problemi che avvolgono crudelmente la gente che vive nella nostra terra del Longano.

 

Peggiora su tutti i fronti Barcellona Pozzo di Gotto, per colpa anche di una popolazione che non comprende ( o forse non vuole rendersi conto) di tutto ciò che accade nel nostro territorio. Da noi mancano e non si costruiscono soprattutto quelle opere pubbliche che creano sviluppo, ricchezza, occupazione. Si alternano i diversi colori politici nell’amministrazione, ma quello che si realizza è ben poca cosa rispetto ai servizi doverosi che le istituzioni locali e provinciali devono garantire ai propri cittadini. Spesso nel completamento e nel compimento delle azioni pubbliche emergono: spreco, saccheggi e privilegi, in favore di pochi e di poco conto nei confronti dell’intera collettività. Il consenso politico, si concretizza principalmente con il contributo dei giornali e delle televisioni locali, a favore dei potenti politici di turno! Le poche opere realizzate sino ad oggi sono state eseguite e consegnate con difetti occulti e palesi che danno la certezza sin d’ora di ritenere che tali opere avranno poco durata nel tempo. Un’amministrazione, che intende tutelare gli interessi dei propri cittadini e che ama la propria città, prima della consegna di tali opere, deve vigilare e controllare, ma questo di certo non è stato fatto, perché ai nostri politici quando realizzano un’opera, non interessa la durata e la qualità di tale opera. A costoro interessa soltanto di completare l’opera per poterla mettere in mostra e sbandierarla alla cittadinanza, con il supporto dei mezzi d’informazione esistenti nel nostro territorio. Bisognerebbe chiedersi: le nuove opere eseguite e consegnate al godimento dei cittadini che durata avranno nel tempo? Purtroppo sino ad oggi le poche opere realizzate si presentano da sole, alla nostra intelligenza al nostro uso.

 

Nel nostro territorio quest’estate l’unico centro balneare più notorio “Centro Vacanze Cantoni” dalla nostra amministrazione locale è stato lasciato nel più totale abbandono con spiagge sporche, cassonetti della spazzatura stracolmi e con il divieto nelle vicinanze di balneazione per colpa di un depuratore che spesso non depura! Basta farsi un giro lungo le vie cittadine, per notare: strade piene di buche ed avvallamenti, manutenzione e potatura delle piante spesso non eseguite, spazzatura che spesso è rimasta sulle nostre vie, cassonetti della spazzatura mai disinfestati, traffico veicolare cittadino spesso in tilt. A Barcellona Pozzo di Gotto, ammettiamolo, mancano i vigili urbani a dirigere il traffico già da parecchio tempo e tutto ciò, crea disagio e pericolo alla gente che vive in città. E se per puro caso se ne vede qualcuno, lo notiamo spesso o in Piazza San Sebastiano oppure in Piazza Duomo. Ma Barcellona Pozzo di Gotto non è fatta soltanto da queste Piazze esistono altre zone al centro ed in periferia con traffico veicolare ad alta concentrazione dove i vigili urbani non sono quasi mai presenti.  E che dire di sera? Vergogna delle vergogne spesso a vigilare su tutto in questa città a rischio come la nostra, vediamo in servizio soltanto due vigili urbani. Queste vergogne, diciamocelo e confessiamocelo, sono commesse a danno di tutti. Questa realtà non ha lasciato e non lascia una buona immagine alla gente che viene a visitarla! Da noi spesso nei salotti, in città, nel nostro Comune, nella nostra Provincia si è fatto e si fa solo demagogia al solo fine di avere un ritorno politico, per mantenersi ben salde le poltrone del potere, ma non per risolvere i veri problemi che affliggono inesorabilmente la gente che ci vive e si fanno anche accordi sottobanco e trasversali con l’appoggio dell’opposizione. Accordi e patti che sono raggiunti e stipulati, non per risolvere e risollevare la città dal degrado morale e sociale, ma al solo fine di mantenere immutabile una “Pax” interna che consente ai pochi di proliferare indisturbati nella ricchezza e nel benessere a danno di un’intera collettività. Un’ipocrisia ed un egoismo incontrastato che, domina già da anni a danno di tutti. Una città dove la maggior parte della gente per il quieto vivere, preferisce sottostare accontentandosi delle sole briciole che, di tanto in tanto, gli ingordi potentati locali elargiscono soprattutto a chi ha saputo umiliarsi e genuflettersi giornalmente ai detentori del potere locale. Sono convinto sempre di più che per sopravvivere in questa terra gli ideali e i valori giusti non servono a nulla, da noi i diritti non contano, bisogna inchinarsi a qualcuno se si vuole ottenere qualcosa, ma per fare questo bisogna vendere la propria dignità.

 

Per un futuro migliore per le nuove generazioni è d’obbligo che la gente di questa terra inverta rotta nel proprio modo di pensare e che i politici modifichino il loro modo di concepire e di fare politica. Questo cambiamento è l’unica strada percorribile per evitare che la dignità d’ogni cittadino continui ad essere oltraggiata e calpestata per come avviene giornalmente oggi. Nella nostra contemporaneità, diciamocelo in tutta sincerità esiste una classe politica che spesso è: mediocre, priva d’ogni etica, collusa e corrotta, dove spesso nella politica non esiste la coerenza tra il dire, il fare e il pensare. Confessiamocelo stiamo vivendo in una società globale in cui la crisi dell’economia ci dimostra come sia prevalsa la logica del profitto e nella quale l’abuso e l’arroganza e il crimine e la violenza sono divenuti anch’essi globali. Non basta proclamare i diritti umani; occorre garantirli, difenderli, renderli effettivi. Bisogna rimuovere gli ostacoli d’ordine economico e sociale che, limitando, di fatto, la libertà, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e, quindi, la piena partecipazione di tutti alla vita economica, sociale e politica. Sono convinto che partendo dalle famiglie e dalla scuola, l’educazione debba fondarsi proprio sul rispetto della dignità umana, sul riconoscere e rispettare l’onorabilità dell’altro, specialmente i più deboli o gli emarginati;  in una parola, gli “ultimi”, i “diversi”. Ecco che oggi l’unica strada da seguire per la nostra salvezza, è quella di riscattare la nostra dignità e rispettare l’onorabilità dell’altro. Questa comunanza d’intenti e di sentimenti se non sarà valorizzata e potenziata dalla nostra gente e dalle nostre istituzioni: nella nostra terra non cambierà mai nulla e inevitabilmente sprofonderà in un baratro sempre più profondo, dove i giovani continueranno a fuggire in gran quantità dalla nostra città che non gli prospetta nessun futuro dignitoso.

 

 

Una terra martoriata

 

La Sicilia: una terra flagellata non per volere divino ma per colpa dell’egoismo e della scelleratezza umana che nella nostra terra, impera incontrastata su tutto. I fatti e le verità sono manipolati per nascondere l’inferno! I mali del nostro territorio, ci svuotano dentro come il perpetuarsi ancora, della servitù e del feudo, dell’incertezza del diritto e dell’impunità costante. Un potere il nostro, che è indifferente al bene comune.

 

La nostra è una regione considerata di serie “B”: offesa e umiliata non solo per tacito consenso di Berlusconi, di Bossi o di Tremonti, oppure per colpa degli Italiani delle altre Regioni, ma la colpa esclusiva delle responsabilità è da attribuire soltanto ai nostri uomini politici, locali e regionali. Un accumulo di fallimenti e d’inganni. Dove la classe politica, ha fatto e fa il bello e il cattivo tempo tirando le fila del potere e condannando questa terra nell’arretratezza. Qui da noi, la politica dei sussidi, ha rafforzato la cultura del servilismo e della rassegnazione. Il dissesto idrogeologico di un’intera isola che, ultimamente ha procurato la morte di 31 persone e ha rovinato l’esistenza di tante famiglie che gridano: che sia fatta giustizia. Nella nostra terra l‘erosione, la desertificazione, non nasce da oggi, ma da decenni di violenza e di abbandono nella manutenzione, nella cura e nella non vigilanza adeguata del nostro territorio montano e marino. Da noi, i fondi e i finanziamenti, sono arrivati a pioggia, ma sono sempre stati sperperati in maniera negativa. Una gran quantità di denaro pubblico è arrivato nel tempo nelle casse della nostra regione che invece di produrre opere nuove e necessarie spesso si sono tradotte in studi, consulenze, progetti e qualche volta le opere non sono state neanche realizzate. Di fronte ai nostri occhi si presenta un disastro urbano: di cementificazione selvaggia e triste così pure la visione di montagne, spiagge, torrenti e saie. Da noi i lavori pubblici spesso sono stati realizzati utilizzando materiale scadente e durante l’esecuzione dei lavori o nella consegna delle opere, spesso non è stato eseguito il dovuto controllo dell’opera da parte delle autorità preposte a tale compito. Si osservino: le strade, le fognature e i ponti in quali condizioni si trovano, quando vi è una pioggia che supera il limite della normalità. Le discariche abusive e gli incendi si moltiplicano spesso per mancanza di controlli adeguati e pene certe e pesanti che possano servire da deterrente, contro di chi esercita tali atti delinquenziali per trarne una personale utilità economica. Un territorio il nostro dove tutto lo sporco e i veleni, finiscono nel mare e in montagna in dispregio della natura e della nostra salute.

 

Una Regione assente la nostra che ancora oggi, ci fa mancare e non ci assicura neanche i servizi primari come i trasporti, gli ospedali, la sicurezza del territorio e le scuole sicure ecc. ecc. Nella nostra terra di Sicilia invece, i tagli sono fatti sempre soltanto sui servizi da rendere ai cittadini e non per diminuire i tanti privilegi e sprechi dei nostri burocrati siciliani che si abbuffano a piene mani il loro portafoglio. Nel nostro pensiero di comuni cittadini predomina da parecchio tempo nell’animo, la rassegnazione e la tolleranza a tutto. La nostra terra è offesa e umiliata, perché la nostra classe istituzionale ha mandato in rovina per decenni un tesoro di ricchezze naturali ed artistiche che potevano fare la differenza con le altre regioni d’Italia e del mondo. Un patrimonio naturale quello della nostra isola che sicuramente, avrebbe reso ricca la gente. Invece oggi, si naviga in un territorio che giornalmente deve fare i conti con una realtà drammatica dove i poteri che contano tra arroganza e indecenza si spartisce spesso gli utili, il profitto dei beni pubblici, con una perenne corsa verso il denaro e dove si odono rullare soltanto i tamburi e le trombe della retorica per continuare ad illudere la gente che ci vive. Qui da noi i giornali, le televisioni locali, spesso, sono come i jukebox basta gettonarli per comprare il loro silenzio o per manipolare i fatti e le vicende della nostra realtà, quella vera che brucia in ogni siciliano onesto e che ama la propria terra. Qui da noi i poteri opposti sia di destra sia di sinistra spesso, si stringono la mano per sigillare un patto per raggirare e manipolare lo Stato e i cittadini. E’ difficile respirare aria pulita e luce di verità, perchè vige un costante sentimento di precarietà dove prevale l’ingiustizia e il privilegio. E’ esercitata una violenza che non conosce limiti e rispetto verso la dignità del prossimo, infatti, vi sono: ospedali fatiscenti, attività commerciali che chiudono, campagne sempre più deserte, ma diventa sempre più fonte quotidiana di consumi e di miseria sociale. La Sicilia forte della sua autonomia regionale, poteva fiorire e rinascere nel benessere, con una politica accorta e giudiziosa rivolta al bene comune, invece si è fatto ben poco e si è preferito tenere la gente sottomessa al volere dei potenti e dei prepotenti di turno che si abbuffano a dispetto di tutti. La Regione, le Province, i Comuni, tendono a fare soltanto cassa e non risolvono, di fatto, i problemi che affliggono i cittadini già da decenni. Qui da noi si vive sommersi e soffocati dai vecchi e dalle nuove questioni che si aggiungono e si aggravano, a dispetto di un’intera regione, ecco perchè ancora oggi, in molti, viene voglia di fuggire...

 

 

Contro i Potenti di Turno

  

Gli scontri e le violenze a persone e a cose sono intollerabili da qualsivoglia schieramento politico provengono! Ma l’arroganza e la prepotenza dei potenti sono inaccettabili, in una nazione come la nostra dove a governare vi è una classe politica che da oltre un trentennio ci governa sfavorevolmente, ammettiamolo, forse, per voluta strategia politica. La strategia politica utilizzata dai nostri mentitori di turno non risolve i problemi ma cerca in modo egoistico soltanto il consenso elettorale per occupare le poltrone del potere. La nostra vita è soffocata da una grande quantità di tasse che lo Stato ci impone di pagare. Una politica sbandierata soltanto a parole ma che invece, ha portato e porterà con molta probabilità al dissesto economico di un’intera nazione. Altro che politici di manica larga! Questi sono politici che con i loro privilegi vivono e convivono sulle nostre spalle. Alcuni giorni addietro Silvio Berlusconi parlando dei giovani che protestano ha sottolineato: “Possono manifestare, ma mi dispiace che manifestino contro cose che non esistono. Per la scuola elementare abbiamo fatto le scelte del buon padre di famiglia. La Sinistra, il centro e addirittura la destra, possono essere ingannatori. Ma i sacrifici che i cittadini e giovani hanno dovuto tollerare e devono continuare a sostenere, nella loro quotidianità, è una realtà inoppugnabile. La nostra realtà si percepisce in piena luce, ogni giorno, attraverso i mezzi televisivi e dai giornali. Diciamocelo un buon padre di famiglia che vuole il bene dei propri figli, deve essere il primo a dare l’esempio evitando gli sperperi, affinché il bilancio familiare non vada in deficit. Ecco che mi pongo l’interrogativo: i politici, come buon padre di famiglia, quali sacrifici hanno dovuto sopportare per i propri figli (i cittadini). Confessiamocelo se alle parole non seguiranno i fatti, l’inganno, per tutti noi, continuerà a nostro danno. La realtà quella vera non appartiene a nessuna bottega politica, ma ad ognuno di noi che giornalmente affrontiamo i problemi all’interno delle nostre famiglie. Ecco che la protesta del 25 ottobre sulle piazze italiane, non appartiene solo allo schieramento di centrosinistra; non diciamo balle!  La protesta del 25 ottobre appartiene a tutti gli italiani di buon senso, che riescono ad utilizzare il cuore e la mente liberi da ogni condizionamento legato agli interessi personali e di bottega politica.  Contro i “potenti di turno” ed in difesa della scuola e dei giovani, sulle pubbliche piazze bisogna essere uniti a dispetto di ogni identità politica. I nostri giovani e l’istituzione della scuola vanno difesi ad oltranza con il partecipe impegno di tutti, per far sì che le proposte di Giulio Tremonti e della Mariastella Gelmini siano riviste nell’interesse dei giovani che rappresentano il nostro futuro. I tagli per risanare il bilancio, Silvio Berlusconi li vada a trovare negli sprechi e nei tanti privilegi che già ormai da troppo tempo i nostri politici percepiscono a piene mani. La verità sino ad oggi, è un’altra. Confessiamocelo i privilegi dei nostri politici non sono stati mai intaccati, ma da sempre incrementati a dispetto dei comuni mortali, i cittadini che sino ad oggi hanno dovuto subire e pagare, pagare, pagare e basta! La verità, non ha colore politico, non appartiene a nessun schieramento di partito. La verità è quella che si percepisce dai fatti e dagli avvenimenti che ognuno di noi è costretto a sopportare, per superare gli ostacoli che i politici ci riservano nella nostra quotidianità.

 

 

Occorre una nuova cultura politica

 

Un mondo quello attuale che è sempre più contrassegnato dalla logica del profitto e dell’ingiustizia. Un mondo sempre più confuso e disordinato. Dove chi è povero e affamato: è spesso dimenticato da chi si abbuffa e spreca.

 

Non lo nascondo: è ovvia e palese la mia antipatia verso chi informa in maniera “monotematica” a difesa e a tutela solamente di una classe politica. Una classe politica che, ancora oggi, persegue la politica delle parole e non quella dei fatti! In questa nostra terra vi è qualcuno che afferma: ”Le critiche vanno sempre fatte, in maniera intelligente e motivata. Non è giusto per chi vi legge da fuori, non vedendo e non toccando con mano la realtà in cui si vive dare una visione della realtà che non è corretta”. Se noi guardiamo nel nostro territorio spesso, sino ad oggi, si è realizzato soltanto l’ordinario. Ma dei progetti tanto sbandierati per far risollevare il nostro territorio dal degrado: da mare a monte, dalla periferia al centro, si è visto ben poca cosa. Ecco che per vedere tutto questo non bisogna avere una grande intelligenza, basta aprire bene gli occhi e ascoltare la gente. Non bastano i volti nuovi per risolvere i problemi che ormai, da troppo tempo, sovrastano la nostra comunità. Da noi occorre cambiare la cultura del fare la politica. La democraticità delle nostre istituzioni non si scorge, quando sovvenziona le presentazioni delle raccolte di prosa o di qualsivoglia associazione. Da parte delle nostre istituzioni è doveroso favorire la cultura e le associazioni che si pongono, al servizio dei cittadini con umiltà e amore, capace di produrre beni concreti per tutti e che valorizzano veramente il territorio. Essere giovane non basta! Perchè ci vuole coraggio per ribellarsi alle vecchie logiche, nel modo come gestire la pubblica amministrazione e rendere i servizi pubblici più efficienti. A chi sostiene che non bisognerebbe essere “criticoni” oppure “diffidenti o dissidenti” il sottoscritto risponde: che oggi esiste un serio pericolo per i nostri giovani.  Esiste nel nostro comprensorio una frustrazione giovanile da non sentirsi riconosciuti. Dietro al disagio giovanile della esclusione sociale e della marginalità, si esprimono forme inquietanti di criminalità. Promuovere la socializzazione e la partecipazione, la mediazione e il confronto: significa saper leggere nei bisogni e nelle necessità dei nostri giovani. Certamente come afferma qualcuno: “La Gazzetta giornalmente ci sbatte nella cronaca, mentre la “fezza” è la minoranza in questo paese”, le botte da orbi al professore, il furto ripetuto di ciclomotori all’Arena durante i saggi, il furto dei voti alla Madonna del Carmine, ecc. ecc”. Come dobbiamo fare per fermare questo accrescimento verso il male?

 

Per contrastare e remare contro uomini e forze della nostra attuale classe politica e soci, è necessario una reale ed efficace educazione ai doveri. Non dimentichiamocelo: chi è orfano di diritti è straniero nella terra dei doveri! Erich Fromm sosteneva: il maggior compito dell’uomo è dare luce a se stesso. Questo paese non ha bisogno di “sentenze inappellabili”. “I numeri che parlano chiaro” servono ben poco alla gente che giornalmente deve lottare per non essere sopraffatta dai soliti mentitori. I tanti politici con egoismo, vogliono soltanto curare i propri interessi e basta! Il nostro mondo e la nostra società sembra aver dimenticato e perso di vista i valori primari: come l’amore, la famiglia, l’amicizia, la solidarietà. Oggi gli obiettivi che prevalgono nella nostra politica, sono quelli di meri interessi di parte. Motivazioni che sviluppano, invidia e ambizione, odio e egoismo, anziché promuovere e suscitare nell’animo sentimenti di giustizia e di equità fra gli uomini. Utopia? Dipende da ciascuno di noi! Per migliorare questo nostro mondo dobbiamo iniziare da noi stessi. Iniziando a cambiare dentro di noi perchè: noi siamo il mondo e il mondo è quello che noi siamo. Dobbiamo mettere da parte l’egoismo e la faziosità e perseguire il “bene comune”. Per vivere una cittadinanza attiva e partecipe della costruzione del “bene comune” inteso non tanto quanto “somma di beni individuali”, ma come condizione fondamentale che danno dignità umana al vivere. Bisogna rinunciare ai propri interessi, abbattere le potenti forze del male e favorire i cittadini più deboli. Bisogna intendere la nozione della politica come un servizio per il bene pubblico. Diciamocelo la politica ha a che fare con il potere e il suo ruolo, è appunto quello del servire. Per incamminarci su questa strada è necessario: costruire, preparare, progettare, attuare, promuovere una nuova cultura politica. La cultura politica avara e individualistica ripiegata sugli interessi trasformati in privilegi deve essere abbandonata. Una ventata di rinnovamento e una decisiva impennata alla vita ci può essere soltanto quando: i nostri politici nella loro attività istituzionale si pongono al servizio dei cittadini con efficienza e competenza nella loro gestione amministrativa. La politica quella favorevole non va fatta soltanto con le parole. Bisogna passare ai fatti concreti: realizzando progetti di sviluppo che portino benessere a tutti i cittadini e non soltanto ai pochi eletti. Oggi che abbiamo toccato quasi il fondo, è necessario “mettersi in gioco”. Per andare verso un percorso culturale ed etico di liberazione da ogni condizionamento, “Senza se e senza ma”. Se si porta amore, veramente, per la città, le mezze verità non vanno più perseguite. La verità va detta e rivelata: se si vuole far risorgere la nostra città, anche commentando ogni “magagna”. Le capacità di strategia politica servono soltanto a portare voti. Ma tali capacità, da sole, non sono sufficienti a salvare la città e l’onorabilità dei nostri illustri uomini politici. Riferire la verità non significa odiare la propria città, ma amarla principalmente con il cuore, con il supremo desiderio di trovare la giusta via di pensiero politico che porti al “bene comune”, per far risorgere la nostra città…

 

 

Aboliamo i Privilegi

 

E’ fondamentale seguire i principi universali dell’equità e della solidarietà se vogliamo veramente rendere un servizio ai bisogni della gente.

 

La nostra cultura istituzionale non è subordinata ai bisogni che provengono dal popolo. La sovranità del popolo è una pura illusione che si canticchia soltanto sul tavolo del dialogo e della retorica o della ricerca del consenso elettorale. Nel nostro tempo si continua a perseguire e realizzare soltanto le scelte che sopraggiungono dalle caste politiche.

 

Per uscire da questa falsa morale che domina nella nostra esistenza quotidiana, o dalla lacerante crisi sociale, o dalle zone d’ombra particolarmente dense e misteriose, è fondamentale seguire una nuova formazione di pensiero politico nelle nostre istituzioni pubbliche. Le supposte o le dichiarate difese retoriche, non suffragate da fatti reali e concreti servono ben poco per risolvere i problemi che danno tormento alla collettività. Ci vuole una vampata di coraggio per contrastare le menzogne e le finzioni dei tribuni, dei comprimari, dei cortigiani, del potere politico e istituzionale di turno. Le oscure forze poste in gioco nel nostro scacchiere governativo: vogliono incapsularci soltanto la loro verità. Contro il veleno morale che spadroneggia nella nostra società bisogna denudarsi l’anima, è doveroso fare un   bagno nel mare dell’umiltà. Volendo aspirare ad un rinnovamento sociale, bisogna battere i pugni sul tavolo della verità. Invece se le cose, continueranno ad essere affrontate soltanto per partigianeria politica. La verità sarà sempre contraffatta con la menzogna o la propaganda politica, per difendere esclusivamente i volgari tornaconti di casta e nulla di più.  Senza la verità quella vera, non ci può essere civiltà, sviluppo e progresso economico nel nostro paese. I fatti del nostro vissuto quotidiano, sono più eloquenti delle parole. Per realizzare il bene sociale, sul piano del riconoscimento dei diritti personali d’ogni cittadino non bisogna essere persone servili né verso il basso né verso l’alto. Chi riveste un incarico pubblico deve scendere in mezzo alla gente per raccoglierne i veri sentimenti, non interpretare o travisare i fatti. L’obiettivo è l’affermazione di una più alta giustizia sociale per tutti, attraverso un lavoro garantito e non precario, retribuzione equa e non illusoria, una casa per tutti e non una baracca, con possibilità di evolversi e migliorarsi. L’informazione non deve essere esercitata, soltanto per giustificare gli interessi particolari d’individui che operano e agiscono all’interno di una casta di potere. Viceversa nella nostra costituzione il popolo, è sovrano soltanto per dare la possibilità ai così detti furbi di gestire il potere ad uso proprio con leggi fatte “a personam”. La politica e le altre caste istituzionali di governo e pubbliche, vergognosamente difendono i propri privilegi.

 

Non si può parlare di parità di diritti sociali e di giustizia. Quando talune categorie di soggetti rispetto ad altri, ritengono di essere nel diritto di vantare privilegi. Di fronte al reato consumato, alle frodi, al falso, alla corruzione, la pena va applicata a tutti nello stesso modo.  I due pesi e le due misure, significano disparita di trattamento e basta! I principi in una società civile e democratica vanno applicati a tutti senza distinzione alcuna. E’ intollerabile che soltanto i politici, debbano trarre i benefici per mezzo dell’immunità parlamentare. Questo consente, soltanto, di continuare a possedere un disonorevole privilegio di casta e nulla di più. All’inaugurazione dell’anno giudiziario a Milano, il Ministro della giustizia Castelli, qualche tempo fa, affermava: “Nei paesi civili i giudici non possono processare chi ci governa”. Alcuni mesi addietro, dalle pagine del settimanale “Espresso”, un onestissimo e validissimo giornalista italiano, Enzo Biagi, si poneva il quesito: "Perché chi ci governa non deve rispondere a quel principio che afferma che la legge è uguale per tutti. Mentre per qualcuno che ha degli incarichi parlamentare un po’ di meno?  La parità dei diritti d’ogni cittadino davanti alla legge, è soltanto una formuletta retorica?”  Quando si gioca sui diritti sacrosanti del “popolo sovrano” in astratto, nulla può essere condivisibile! Neanche la posizione di un Vittorio Feltri che con l’argomentazione e l’arguzia dello scrivere dalle pagine del suo giornale tempo addietro sosteneva: “Ma siamo in Italia e qui non si applicano i principi. Da noi si prediligono i secondi fini, i due pesi e le due misure”. Mio caro Vittorio Feltri ha ragione Di Pietro quando affermava: ” Deputati e Senatori non sono, né possono considerarsi dei soggetti diversi dagli altri cittadini, di fronte alla legge ”. Dalla posizione di semplice cittadino e giusto ritenere ed affermare che dinanzi ad un reato per corruttela, o per ruberia di fronte alla legge: devono corrispondere tutti   in misura uguale. Fuori di questo sacrosanto principio, non ci può stare nessuno. Per amore della verità, se si chiede il giudizio, il popolo risponderà non per sospetta simpatia o antipatia, il popolo urlerà con convinzione una sola volontà.

 

 

Ai politici che vi gridano “credete”!

Rispondete “dimostrate”!

 

 I Governanti di Barcellona, per far gioire gli animi e riaccendere gli entusiasmi, ci promettono sempre l’arrivo di un futuro migliore che poi nella concretezza dei fatti non arriva mai.

 

Le questioni relative al paese saranno risolte. Questa, è la frase più diffusa dei nostri amministratori che vogliono continuare a predicare ed è sempre la vecchia espressione che puntualmente è utilizzata in ogni apparizione pubblica. Quest'incoraggiamento verbale, è detto e ridetto di sovente, con i giusti toni di voce, facendolo accompagnare sempre con un sorridente mascheramento facciale. Ecco che, in queste condizioni il gioco è fatto e stracotto e, si rinnova all’infinito per poi come un grosso macigno ricadere precipitosamente, sempre sulle spalle di coloro che non possiedono alcuna protezione. Nella città, riconosciamolo, riescono ad andare avanti soltanto in pochi e sono quelli che possiedono (per grazia ricevuta) un Santo Protettore. Gli amministratori d’oggi, forse, non vogliono una città ricca e libera. I politici per loro uso e consumo preferiscono che il cittadino, si trovi sempre nelle condizioni di bisogno per poterlo manovrare con facilità. Togliamoli i vergognosi veli che nascondono la triste realtà delle cose. In città le residue briciole di moralità e di giustizia sociale vanno scomparendo. Il soffocamento delle tasse è costante. Lo sviluppo economico diminuisce inesorabilmente. La ricchezza è concentrata nelle tasche dei pochi in caduta libera e continua.

 

Negli ultimi anni nessun’opera pubblica è stata iniziata. Il tutto è rimasto in balia di un futuro incerto e nebuloso. Eppure, in questa città, già da tanto tempo, mancano parecchie opere pubbliche. Manca un adeguato Palazzo di Giustizia che possa contenere tutti gli uffici, per evitare i disaggi dei cittadini e lo spreco consequenziale di tanto denaro per gli affitti. Mancano le strutture scolastiche e i genitori protestano, inutilmente, da parecchio tempo. Manca sino a questo momento il Piano Regolatore. Le strade continuano ad essere dissestate. I servizi sociali, sono scadenti e insufficienti. I servizi di linea urbana degli autobus, che dalla stazione dovevano portare i turisti in città e a mare, esistevano in quantità sulla carta ma nella realtà coprivano soltanto la fascia oraria mattutina, all’incirca, sino alle 10. Per sincerarsi si vada a chiedere a qualcuno dei Ferrovieri.  Manca un canile comunale per il ricovero e l’assistenza dei tanti cani raminghi che liberamente circolano nella città. Manca un Teatro Comunale. ecc. Nelle strutture pubbliche, nei servizi, con tutto quello che mancava e che ancora oggi manca nella città, vi erano le premesse e le opportunità per realizzare tanti progetti validi da presentare alla Comunità Europea. Tali progetti se fossero stati validamente supportati dai politici locali, avrebbero offerto lavoro per decenni ai giovani, alle imprese, agli artigiani e ai cittadini. I molti giovani vivacchiano oggi: nei bar, intorno alla fontana del Duomo o nei circoli del vizio e della perdizione che si moltiplicano nella città come le Banche. I reggenti di questo paese, con approssimazione e superficialità sono riusciti ad affrontare, in parte, soltanto l’ordinarietà dei problemi che riguardano il paese.

 

I potenti, con i loro comunicati emessi dal loro “gazzettino provinciale”, trovano sempre le parole giuste per proseguire a sedurre l’ingenuo ed onesto cittadino. L’assessore al turismo Vito Siracusa, sull’inquinamento ambientale e marino, assicura: ” La prossima estate il problema dell’inquinamento sarà risolto”. L’assessore al territorio e all’ambiente, intervenendo più volte sul depuratore che non depura promette: “Il cattivo funzionamento del depuratore sarà affrontato e risolto”. L’assessore alla Cultura Rocco Marazzita sulle strutture scolastiche e sulla mensa e per la cultura, tranquillizza: ”L’inadeguatezza e la mancanza delle strutture delle scuole saranno risolte e su Michele Stilo, ci tiene a precisare, ci saranno i riconoscimenti che merita”. L’assessore alla politica giovanile Giuseppe Turrisi sul problema dei giovani ancora oggi sostiene: “L’amministrazione sta lavorando e i risultati ci saranno. Il Sindaco Francesco Speciale, da parte sua, in un recente articolo pubblicato sul “gazzettino provinciale”, non esclude una sua candidatura alle politiche come senatore. E nello stesso articolo afferma: “ Penso che in questi sei anni di avere lavorato bene, e di essermi conquistato le simpatie e il consenso non solo dei cittadini di Barcellona ma anche di quelli del comprensorio. Stiamo portando a compimento numerose cose, al fine di poter terminare ad alti livelli il nostro programma. L’obiettivo prioritario è quello dell’interesse della città”. Gli altri assessori, già da tempo, anche loro, sostengono e promettono mari e monti; sostenendo: le questioni in pendenza, relativi ai nostri assessorati saranno risolti. La realtà è ben lontana dalle visioni che loro ci prospettano già da anni, dicono di aver fatto, ma non indicano distintamente quello che hanno fatto.

 

Loro utilizzano, maldestramente, il verbo sempre al futuro (o addirittura al condizionale) che nel caso specifico non è espressione d’azione. Ma nella sua rivelazione d’eterna profezia, anche con riferimento alla sensibilità manifestata sino ad oggi da nostri politici, probabilmente, ancora una volta si tramuterà nella totale passività del fare.  Ecco che per loro, è più facile rinviare la risoluzione dei problemi: per temporeggiare e non ammettere le proprie responsabilità. I fatti, fino a questo momento danno vincente a Barcellona 10 a 0, nel bene e nel male, l’ex Sindaco di Barcellona Carmelo Santalco. Nel periodo della sua sindacatura, non c’erano le feste a base di salsiccia, non c’era, forse, la festa agli emigrati, ma di certo c’erano i tanti miliardi che arrivavano per le opere pubbliche che si realizzavano. E tali opere pubbliche, presumo, non si realizzavano soltanto a beneficio esclusivo di Carmelo Santalco, ma anche dell’imprenditoria locale come fonte di lavoro e occupazione per i cittadini. Le attività consequenziali che ruotavano attorno all'edificazione di tali opere pubbliche, significavano lavoro per gli imprenditori, per gli artigiani e per la gente e per i giovani. Questo non vuole essere una lode nei confronti di Carmelo Santalco.  Ma è un’ammissione sincera di colpa. Chi scrive, (pur essendo d’idee politiche diverse) aveva creduto nell’uomo politico Francesco Speciale. Vedeva in lui l’uomo del rinnovamento e l’avvento di un nuovo “umanesimo politico”, più sensibile ai problemi sociali e a quelli strettamente legati all’ambiente e all’occupazione. Nel passato, il sottoscritto, aveva sempre criticato l’operato dell’ex Senatore della Repubblica, ma oggi alla luce delle tante ombre; facendo i dovuti confronti col passato. Nella revisione storica e politica di questa città, (in onore alla verità) vanno riconosciuti all’ex Sindaco di Barcellona taluni meriti.  Dopo di Lui, in gran parte: il caos, il quasi nulla, il buio che si nasconde, si camuffa, dietro le consuete frasi di rito, prospettate sempre verso un futuro ipotetico. Ecco che, alla luce della quasi assoluta mediocrità politica attuale, un ringraziamento, va fatto al Senatore Carmelo Santalco. Per gli altri i ringraziamenti, se ci saranno, sono rinviati “sine die”, e al compimento delle loro opere e dei servizi che dovranno rendere alla gente che vive in questa sciagurata città del profondo Sud. Un consiglio ai lettori prima di prendere qualsiasi decisione la storia di questo paese, è fatta da tutti noi. Meditate sempre sul passato e sul presente e diffidate dai falsi profeti! Un uomo di cultura del secolo scorso asseriva: “Ai politici che vi gridano “ credete!”, voi dovete rispondere “dimostrate!”. E la realtà degli ultimi anni, purtroppo, nei fatti, è: sotto gli occhi di tutti.

 

I Sudditi

 

A Barcellona Pozzo di Gotto nell'ora del risveglio da parte d'alcuni organi d'informazione locale, fioccano le prime querele contro " La città. In direzione opposta continuano a remare la maggior parte degli uomini di cultura, che proseguono a sonnecchiare, racchiudendosi nel proprio guscio e si soddisfano di quel poco che i potenti uomini politici gli passano a mo' "di prebenda".  Il cittadino da parte sua comprende lo scenario infausto e forse anche per timore o per accettazione tacita, preferisce rimanere legato con il volere dei potenti uomini politici locali. Ecco che facendo la conta dei presenti, nelle battaglie politiche e dell'impegno sul sociale, sulla pubblica piazza, la maggior parte dei cittadini non risponde all'appello dei presenti. Riconosciamolo, le sorti, il futuro incerto e nebuloso di questa nostra città, continua a preoccupare soltanto i pochi, gli altri preferiscono occuparsi di ben altro. I molti sudditi sputano sentenze soltanto per le strade, per i mercati, nei circoli; parlano e straparlano sui mali della nostra città solo a chiacchiere. Gli oppressi, confessiamolo, probabilmente, nel prossimo futuro, si lasceranno ancora una volta trasportare volentieri dal Tizio, dal Caio, dal Sempronio uomo politico, quando si troveranno nelle condizioni di dover manifestare il proprio dissenso attraverso le loro scelte elettorali. L'impegno invece va profuso partecipando energicamente nei Consigli Comunali anche per comprendere gli intenti, gli umori dei nostri governanti della politica locale. Nel Palazzo del Longano, spesso, le decisioni intraprese non rispondono ai bisogni reali e legittimi che la gente si aspettava. Già da parecchio tempo, i politici delle nostre zone, si disperdono nei labirinti delle sterili ed inoperose discussioni. Nelle stanze del Potere imperano incontrastate, spesso, le sensazioni del vuoto più cupo e dell'incapacità a progettare e programmare anche l'ordinarietà. Ecco che nel tempo nel nostro tessuto amministrativo, politico e sociale si è sviluppato diffondendosi nel territorio un virus inarrestabile di virtù predicate ma mai praticate. Può bastare da solo la sfiducia al Sindaco Francesco Speciale per risolvere i problemi di questa città? Confessiamolo le vergogne vanno ben oltre, e intaccano la nostra cultura, i nostri egoismi, la nostra ipocrisia. Orbene sarebbe opportuno intervenire attivamente al dibattito cittadino aperto più volte su questo giornale: con lettere o emeil, sui tanti problemi che tolgono il respiro alla gente che vive nella nostra città. Ecco che manifestare, il proprio impegno, le proprie idee, le proprie critiche e le proprie soluzioni: è un obbligo morale. Per sopraffare le ingiustizie che, ancora oggi, non consentono di costruire un futuro migliore per la nostra città. Il cittadino, diciamocelo, non è riuscito sino ad oggi a sostituire al concetto evangelico della rinunzia di lottare, l'affermazione rivoluzionaria dell'idea di voler conquistare il bene sociale.

 

I tanti cittadini si chiudono a riccio e taluni, si compiacciono del poco o del niente, senza incidere minimamente con il loro impegno, per effetto immediato né mediato sulla sfera sociale e culturale del paese. Si preferisce tacere o ci si soddisfatta  parlando di calcio, di musica, di moda o addirittura del superfluo o del niente. La gente è eternamente assente dai problemi cittadini e non si avvede che i signorotti della politica locale, i di più, seguitano a coltivare il proprio orticello in danno dell'intera comunità. Noi ci battiamo e combattiamo con un'arma eccezionale: la penna, che utilizziamo, contro la classe politica che come un vampiro seguita a succhiare il sangue migliore dei nostri concittadini. Nel gruppo umano che partecipa attivamente a questo giornale cittadino le idee politiche, si aprono in piena libertà, a piena luce, da destra a sinistra e addirittura al centro. Il sentimento che ci unisce e ci accomuna, è quello di conquistare un futuro migliore per tutti noi, per la gente che vive in questa città. Questa battaglia lo sappiamo: è difficile, perché i potenti detengono la ricchezza ed il potere che riescono ad utilizzare con le armi migliori. La stampa provinciale, che simbolicamente rappresenta il gigante "Golia", si avventa con i propri artigli contro il piccolo "Davide", giornale di paese querelandolo: questa è la beffa! Confessiamola tutta la verità, il giornale è realizzato per lo più con il sacrificio dei tanti ragazzi che s'impegnano: moralmente, socialmente nel settore giornalistico, senza percepire nessun utile. A dispetto di ciò gli avversati, cercano di soffiare sul vento leggero: dell'offesa e del pettegolezzo. In città per sminuire il peso delle tante verità rese da questo giornale al pubblico dominio dei propri elettori. I molti arrampicatori della politica cittadina, di sovente, si sono appoggiati a mano d'opera locale che si acquista a buon mercato: sulla pubblica piazza, nei bar, nei circoli, per buttare (in più circostanze) acqua in favore del proprio mulino. Questo, è un danno incommensurabile per i tanti sudditi di questa città. Nelle strutture istituzionali e sociali, vi è in atto, anche oggi, un processo degenerativo senza ritorno, di puro accaparramento del potere e del consenso elettorale a protezione delle proprie poltrone. Di contro a tali desideri dei potentati politici locali il cittadino deve riscattare la propria coscienza, per renderla libera da ogni forma di schiavitù. Questo sforzo se voluto; potrà consentire ai tanti di conquistare e di iscrivere nella storia di questo nostro paese una nuova e luminosa epoca che, consentirà ad ognuno di noi di ritenersi a pieno diritto un cittadino.

 

 

La beffa continua

 

Nel mese scorso L’Associazione “24 Marzo” ha organizzato la III Fiera di promozione e sviluppo commerciale, che si è tenuta nei giardini dell’Oasi di Barcellona. I promotori hanno manifestato il loro impegno con l’intento di promuovere il commercio, e far conoscere alla gente i problemi che pesano sulle attività imprenditoriali nella nostra città. Ma nello stesso tempo l’Associazione “24 Marzo” amareggiata ha voluto rendere noto l’accusa: “ Gli Istituti Bancari nella città del Longano accumulano denaro, e concedono crediti finanziari all’imprenditoria locale per un ammontare che si aggira intorno alla miseria”.  Il problema specifico esaminato in cifre, ci si accorge che i depositi dei nostri risparmiatori nel paese ammontano a circa 2 mila miliardi. Pari a 12 milioni per ogni cittadino che vive in città. Le somme assegnate dalle Banche con aperture di credito a favore dei commercianti, si aggira intorno a quattro milioni pro capite. Questi sono gli ultimi dati forniti e pubblicizzati da Bankitalia relativi al nostro territorio cittadino. A questo punto il cittadino dovrebbe chiedersi, nel flusso dello sviluppo economico ed occupazionale, a che cosa servono le tante Banche nella città se esse di frequente non operano nell’interesse legittimo di tutta la comunità? Gli Istituti di Credito, molto spesso, non forniscono i servizi e i finanziamenti agevolati previsti da leggi speciali e regionali, che sono necessari e vitali per una comunità che vive del tutto con il commercio. I pochi aiuti economici arrivano dalle banche con interessi e garanzie altamente onerose; che soffocano spesso sul nascere qualsiasi iniziativa di sviluppo. E per un corpo sociale come il nostro dove non esistono le industrie, tutto ciò è altamente indecoroso e insopportabile. Dove tutta la nostra economia ruota intorno alle piccole imprese commerciali ed artigianali, dove la disoccupazione avanza, dove l’emarginazione è in continuo aumento, dove alla ricchezza dei pochi, si manifesta indegnamente a piena luce la povertà dei molti. E le colpe non appartengono soltanto alle Banche, ma anche ai nostri leader di primo piano, che mal governa la città. Loro non sostengono adeguatamente i progetti presentati dagli imprenditori allo scopo di ottenere i finanziamenti regionali o europei, che sono assegnati con tasso agevolato e parte a fondo perduto. Per evitare che le responsabilità, seguitano a ricadere esclusivamente sopra gli operatori commerciali. Le responsabilità di guida del paese appartengono per dovere morale e politico, principalmente, ai nostri amministratori. Poiché i cittadini attraverso il voto, hanno concesso loro una delega in bianco per governare la città degnamente. Eppure, i responsabili burocratici, in questi ultimi anni, non sono riusciti ad offrire dei contributi validi per far decollare lo sviluppo commerciale del paese.

 

E in questo decadimento le Banche sguazzano, alzando le loro armi, per poi affilare le lame, molto spesso, con interessi onerosi. A lume dell’esperienza decantata dai tanti bisogna ritenere che gli Istituti bancari meridionali nella loro politica aziendale nei principi già da parecchio nei cittadini riflessivi: “Ispirano poca fiducia”. Gli Istituto di Credito Bancario, diciamocelo, non forniscono dei servizi convenienti per far crescere l’imprenditoria, la loro attività, spesso, è concessa con metodi e atteggiamenti che rasentano “l’illecito profitto”. Ecco che in quest'attività sfavorevole delle Banche le lamentele avanzate dall’Associazione “24 Marzo” da un verso possono suscitare apprezzamento, sotto il profilo dell’impegno nel settore, ma la loro aspirazione ad intrattenere rapporti fiduciari con le Banche è inopportuna! E’ auspicabile che l’Associazione “24 Marzo” nel tempo con costanza, continui a spronare i nostri politici; per consentire all’imprenditoria locale, di cominciare ad ottenere gli aiuti economici regionali ed europei, che sono erogati con tassi d’interesse molto bassi. Questi mutui diminuiscono i rischi e permettono che le attività progettate si realizzino. No è più possibile accettare che al Nord per effetto di progetti validi arrivino all’imprenditoria i tanti Miliardi. Mentre nel Sud nella nostra città e nella provincia “la beffa continua” e i politici, seguitano a non tutelare i legittimi interessi degli imprenditori. Nel paese già da tempo, le diverse attività commerciali, vanno inesorabilmente a scomparire nella più totale desolazione.

 

 

Emergenza lavoro

 

La politica del lavoro non è un affare che appartiene soltanto ai mercanti dell’industria. La politica del lavoro non è un gioco che appartiene soltanto ai politici. La politica del lavoro non è un sogno che appartiene soltanto ai pochi eletti, ma è uno sforzo d’elevazione morale che appartiene al cittadino, alla società, allo Stato.

 

Il lavoro è il dramma più grande che agita la nostra società. La speranza è nell’animo di milioni di giovani che soffrono e non vogliono più vegetare ma lavorare, per se medesimi, per la società, per lo Stato. In Italia la Confindustria e i Sindacati, portano a termine la lista dei lavoratori irreperibili. La sorpresa è che in Italia il lavoro c’è, ma mancano i lavoratori, soprattutto, quelli qualificati. Ecco le contraddizioni di un paese come l’Italia con milioni di disoccupati, ma con una scuola e una formazione professionale che, ancora oggi, sono lontane dalle vere esigenze del mercato del lavoro. Siamo un paese con tanti avvocati, architetti, ingegneri, medici, ma che nell’anno Santo del Giubileo, dei turisti in pellegrinaggio, si ritrova con una percentuale altissima di giovani senza lavoro. Ecco che nel mondo del lavoro, ci ritroviamo senza: intarsiatori, intagliatori, ricercatori in biotecnologie, stilisti, cuochi o falegnami. Ci sono mestieri antichi e abbandonati. Professioni nuove e sconosciute dalla massa dei giovani disoccupati. Dalle elaborazioni statistiche emergono dei dati allarmanti. I mestieri cosiddetti assenti rappresentano il 60% di quelle richieste dalle imprese. E’ un tasso abbastanza alto da pagare per un paese come il nostro che soffre profondamente e tragicamente la disoccupazione. Nella Sicilia, nella nostra comunità, il principale datore di lavoro è la Pubblica Amministrazione. La disoccupazione galoppa con un carico pari al 60 % dei giovani che non riescono a trovare un posto di lavoro. Una percentuale di disoccupazione tremenda.

 

Dietro la disoccupazione, si nasconde la solida inefficienza dei nostri burocrati con la compartecipazione della scuola e dell’imprenditoria locale. La scuola, sino ad oggi, si è dimostrata incapace di colmare la frattura tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro. L’Italia nelle classifiche dell’Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, rimane come fanalino di coda. La Sicilia, spende meno e peggio degli altri in formazione professionale. Ecco che, a detta di taluni esperti, per vincere la sfida e garantire maggiore lavoro ai giovani, occorre puntare: sulla ricerca, sull’istruzione e sull’innovazione tecnologica. Ecco che, è necessario che i giovani siano preparati alle nuove tecnologie, all’informatica applicata all’industria e al commercio, attraverso una scuola collegata sempre di più al mondo del lavoro. L’innovazione tecnologica, è il settore del futuro e negli Stati Uniti, per il 40% per cento, negli ultimi anni è riuscita a contribuire positivamente sul bilancio delle esportazioni. L’incremento dell’esportazione tecnologica è costantemente in aumento anche nei Paesi Europei come L’Inghilterra, la Francia e la Germania. In Italia l’esportazione tecnologica si è attestata, appena, su di un risicato 15 % per cento. Questo per affermare che nel mercato economico: la domanda c’è, ma manca l’offerta. I Tedeschi, i Giapponesi, gli Americani, e persino la piccola Svizzera e la Svezia, si ritrovano in testa alle classifiche dei brevetti, che rappresentano in termini reali (visto l’ammontare del fatturato), ovviamente, i prodotti del futuro. Noi invece, ci ritroviamo nel fondo delle classifiche dello sviluppo economico. Nella visione strategica, dello sviluppo economico è necessario che i nostri burocrati con serietà e capacità si muovano a tutela dello Stato e dei cittadini, entrando nei mercati che producono reddito e non passività. Gli interessi di bottega, da Palermo a Milano e da Milano a Palermo, e soprattutto in Sicilia, non vadano più inseguiti dai partiti, come priorità di sola strategia politica per conquistare più poltrone. La necessità prioritaria è quella di creare nuova occupazione riducendo le spese inutili e improduttive. La necessità prioritaria, è quella di creare nuova occupazione attraverso la tutela della natura, della cultura e dei beni monumentali, che dovranno rappresentare uno dei più alti doveri di uno Stato moderno. Ognuno faccia il proprio dovere. Ognuno compia il proprio sforzo. Non basta l’educazione per creare una cultura libera. Non basta un programma politico. Non basta un glorioso passato per giustificare un presente, negativo e improduttivo. Nei burocrati del potere è d’obbligo l’unità d’intenti che saldano le volontà e dirigono gli sforzi. Nella vita intellettuale e politica, spesso, manca il coraggio, ma anche la volontà del rinnovamento. Il coraggio è quello di creare una nuova Repubblica, guidata da uomini che nelle loro azioni politiche, devono credere e perseguire il principio fondamentale: che il Popolo non è suddito ma sovrano. Ecco che ritornando sul problema del lavoro che manca, diventa d’obbligo per i gestori del potere politico intervenire prontamente per risolvere...

 

 

Rendere giustizia ai cittadini!

Malasanità negli Ospedali della provincia messinese

 

Nella nostra epoca la medicina si è evoluta e le ricerche hanno superato barriere prima invalicabili. Un impegno etico e sociale che, soprattutto, in altri paesi come in America, ci ha offerto sino ad oggi i maggiori e i migliori risultati di concretezza nel settore della sperimentazione e della professionalità dei medici.

 

Nelle strutture sanitarie della nostra provincia si vive alla giornata. Si vive chiusi nel guscio del proprio egoismo. In questo marasma i nostri professionisti della medicina, cercano di soddisfare, spesso, la frenesia di possedere soltanto ricchezza e benessere. In queste circostanze sfavorevoli la cosa più grave è rendersi consapevoli che tutto ciò è esercitato, soprattutto, con un atteggiamento di quasi totale incompetenza e leggerezza. I nostri professionisti della medicina, s’appigliano a parole ad un’etica professionale da mantenere e tutelare, ma, di fatto, spesso, quotidianamente, agiscono in malo modo. Ormai tanti sono i casi di malasanità che sono stati consumati nelle nostre strutture Ospedaliere. Il passato recente e lontano che si ripete nella sua negatività, sono la prova inconfutabile che i problemi permangono nella loro gravità. Le istituzioni sanitarie locali, ancora oggi, operano nella pochezza del fare, del progettare, del vigilare, la gestione di una sanità migliore per i cittadini che vivono in questa nostra provincia. Spesso i tanti medici delle nostre strutture sanitarie locali per proteggere la propria inefficienza professionale cercano la giusta protezione politica. Ecco che spesso nel nostro territorio, i migliori medici sono isolati o sono costretti ad andare via. Da noi non ha importanza la produttività e l’efficienza. Da noi basta avere il giusto appoggio politico che consente a taluni medici, di fare carriera e di avere una totale protezione per gli errori professionali commessi. La certezza di queste considerazioni fa ritenere che il quadro che si prospetta sulla nostra sanità locale, è enormemente grave. Le istituzioni di controllo per tali soggetti, debbono intervenire prontamente per arginare e risanare il territorio da queste scelleratezze che oggi hanno superato la soglia di sopportabilità. Per questi professionisti della medicina si può avere tolleranza? Il fatto più grave è che tali professionisti e luminari della medicina locale non riconoscono le proprie colpe, si proteggono l’uno con l’altro, continuando ad agire nei nostri Ospedali, spesso, con superbia e insensibilità verso il prossimo?

 

 

Abbasso ai Mistificatori

 

Un uomo di cultura di questa nostra epoca, il giornalista, Giorgio Bocca ragionando sulla cultura dei nostri uomini politici così si esprimeva: ”Il giudizio del prossimo per loro non esiste, tengono al massimo un conto soltanto opportunistico. E non si preoccupano del giudizio Divino. Perché per loro, al di fuori del proprio tornaconto non esiste alcun Dio!

 

Nel nostro Paese c’è tanta spregiudicatezza, tanto quanto ne basta, per riuscire a rimescolare sempre le carte in danno della gente e a favore della partitocrazia che domina, nei nostri palazzi del potere, incontrastata. Vedi le picconate egocentriche e velleitarie che ogni tanto, sono espresse da un certo Francesco Cossiga. Vedi i nostri benemeriti della cultura e dell’arte e per l’impegno sociale da costoro profuso. I quali ancora oggi, tengono banco, nel nostro territorio, in difesa di una certa classe politica che conosciamo tutti: perché sa elargire soltanto chiacchiere e fumo. I nostri uomini istituzionali vogliono difendere soltanto i loro privilegi e basta. A questo punto una volta per sempre ai tanti uomini di casta politica va detto: signori con la vostra ipocrita retorica, ci avete rotto le scatole…  Diciamocelo la classe politica (divinità suprema) con la compartecipazione dei mezzi d’informazione a loro genuflesse: continuano a sparare bordate ad occhi chiusi e a mani tese e ben aperte; per raccogliere le ricompense a loro spettanti per i servizi non resi. Nella nostra “italietta”, purtroppo, il rosso diventa nero e il nero diventa bianco. Vale a dire che le mescolanze dei pensieri cadono sempre nel nulla, nel vuoto, nel nulla di fatto! Nella nostra epoca il crimine non ha natura virale. Ma è vivo e vegeto nella coscienza e nei pensieri e nella cultura dei nostri signori venditori di paglia. Nella nostra cultura pubblica e istituzionale chi non possiede una pur minima dose di furbizia e malizia, viene soprafatto dai tanti marpioni che vagano e navigano nel nostro scenario politico.

 

La stampa asservita ha sempre lanciato missili contro le Procure, per le spese relative: alle intercettazioni telefoniche su persone sottoposte ad indagine e si parla e si quantificano che spese ammonterebbero a circa 500 miliardi. Il Ministro della Giustizia Castelli più volte ha avviato un’indagine sulle spese e sulla gestione delle intercettazioni telefoniche. Il sottosegretario della Giustizia Jole Santelli ha fatto, nel passato, un resoconto alle camere evidenziando l’uso eccessivo delle intercettazioni e ammette che Roma e Milano, siano gli uffici giudiziari più spendaccioni. Il Presidente della Corte dei Conti Vincenzo Apicella e il governatore di Bankitalia Antonio Fazio dall’alto del loro pulpito d’orato: gridano e suonano il campanello di allarme. Esortando il potere esecutivo a tagliare gli sprechi che loro identificano in materia di pensione, previdenza e sanità (ma omettono spudoratamente e volutamente di quantificare gli sprechi e i privilegi dei nostri burocrati. E, di fatto, invitano e convincono il nostro governo ad innalzare il tetto minimo dell’età per andare in pensione (portandolo da 57 a 65 anni). Lo stesso Antonio Fazio alza maggiormente l’ascia.  E contro le norme che regolano le pensioni, il nostro governatore della Banca d’Italia Fazio confessa: “Il nostro sistema delle pensioni ha contribuito (tra gli anni che vanno dal 1970 al 2000) per oltre il 30% ad innalzare fortemente l’attuale consistenza del debito pubblico portandolo al tetto del 109% del Pil”. Qualcun altro invece, sostiene e introduce nuovamente il ticket sui medicinali e ciò al fine di risanare il disavanzo del debito pubblico. La verità è un’altra e non è di conti non veritieri. La verità si denota, camminando per le strade, stando in contatto  (con la mente e con il cuore), con la gente che patisce le sofferenze del nostro vivere quotidiano. E negli occhi del comune cittadino, si vede che ancora oggi è costretto a patire e subire l’arroganza di chi, purtroppo, detiene ancora il potere.

 

  

I Califfi del Longano

 

Il peso della verità è nella nostra quotidiana realtà. Come i bugiardi, sono condannati a non essere creduti anche quando dichiarano la verità. Così è privilegio di coloro che godono di buona reputazione essere creduti anche quando mentono.

 

Nel nostro scenario pubblico cittadino in questi giorni, si cospira, si trama, con il preciso intento di conquistare una poltrona dorata a Palazzo Longano. Da sinistra a destra con il centro incluso, gli scenari politici non sono chiari ma confusi e incerti ed è notte fonda. In tutta sincerità, la cultura e la strategia che si manifesta a pieno fascio luminoso nei sentimenti e nelle azioni dei tanti nostri professionisti locali, è notoriamente egoistica. Analizzando il passato pubblico dei tanti nostri burocrati, purtroppo, è la riprova inconfutabile e sincera, di quella realtà amara e infeconda, che brucia e produce dolore sulla pelle e nella mente dei tanti nostri concittadini. I nostri tanti burocrati che, nella loro quotidianità, hanno operato all’interno della nostra macchina politica del Longano, hanno prodotto quasi zero, appropriandosi spesso di meriti e privilegi di solito a loro esclusivo vantaggio. Ecco che nel nostro passato recente e lontano, nello scenario cittadino ha dominato molto spesso il senso del precario e del provvisorio; dove sono state fatte tante promesse che poi si sono polverizzate nella realtà, nel nulla di fatto. In città la nostra stessa incolumità fisica continua ad essere sottoposta a rischio, in conseguenza di scelte sbagliate anche a riguardo alla viabilità. In Piazza San Sebastiano, proprio all’incrocio tra la Via Roma e la Via Mandanici; spesso ci scappa il ferito e probabilmente nel prossimo futuro forse ci potrà scappare il morto. Ecco che, è opportuno provvedere, con immediata urgenza, ad invertire nella segnaletica cittadina, il senso di marcia proprio sulla Via Mandanici.

 

Fatti ed eventi ai quali anche per rispetto alla propria città e ai cittadini i burocrati del Longano, devono dare una risposta immediata e risolutiva. Per evitare che, tali pericoli avvengano: a danno della collettività che vive nella nostra cittadina. In città, spesso, quando accadono problemi inerenti alla circolazione, trovare un Vigile Urbano è difficile. Ma la cosa più strana, è anche quella che, nel nostro territorio, vi sono persone che criticano aspramente chi ha la forza d'animo di affermare la verità. Chi è criticato, spesso, è accusato d'essere troppo pessimista o di non offrire un buon esempio per le nuove generazioni. Queste persone, forse, che pensano e parlano a voce bassa, vorrebbero e pretenderebbero un’informazione diversa, camuffata, distorta, al solo scopo di portare i giovani a vedere al futuro con animo sereno. Questi personaggi che sanno soltanto disapprovare a bassa voce, attraverso i loro gusci dorati e tranquilli, vorrebbero e pretenderebbero di dare una lezione di vita. Proprio loro che spesso sono i doppiogiochisti vorrebbero dare una lezione di vita a chi, invece, possiede l’ardimento di sacrificare la propria serenità e il proprio tempo, per il bene comune. Questo gregge d'adulatori e di difensori del male e del conformismo e del niente, suscitano nell’animo di chi scrive soltanto un sentimento di condanna. Se analizziamo nel nostro territorio la nostra quotidianità, si vive nel disordine morale e sociale; mancano le scelte radicali e rinnovatrici, manca il senso del pudore, mancano i progetti a lungo e a medio termine per lo sviluppo e l’occupazione. Da noi nel nostro comprensorio cittadino nulla è stabile, fuorché il provvisorio. In questa nostra realtà occorre avere il coraggio di gridare la verità, per superare le ingiustizie e le ruberie; occorre guardare la realtà con occhi ben aperti e disincantanti. Con ogni probabilità, anche in queste elezioni politiche amministrative del 25 Novembre, gli elettori barcellonesi abboccheranno all’amo. La posta in gioco più alta per la vittoria finale, è la conquista della poltrona principale di Palazzo Longano. Ma diciamocelo il coefficiente dei candidati che sono stati resi noti, sino a questo momento, per qualità e per efficienza, in tutta onesta di pensiero, è al minimo storico. Nel nostro territorio, è alquanto difficoltoso trovare dei candidati con un elevato coefficiente culturale e politico, nella dottrina e nelle azioni. E questo perché sino a quando, saranno prescelti nel nostro scenario cittadino soggetti pubblici sprovvisti di un’elevata dose di coraggio e d’autonomia nel pensiero e nelle azioni. Nel presente, ci dobbiamo rassegnare a continuare ad accontentarci soltanto dei tanti: marpioni, voltagabbana e trasformisti, che spesso sono pronti e svegli a svendersi al solo fine di conquistare un posto nel palazzo del potere. Costoro, i tanti, sono, simbolicamente, i Califfi del Longano che aspirano a pieni polmoni a continuare a cavalcare nel deserto stagnante, in cui è precipitata la nostra città, già ormai da troppo tempo. Sino a questo momento all’orizzonte non s’intravede luce, ma soltanto ombre.

 

 

Il desiderio supremo

 

La piazza politica si affolla al grido di guerra ”A me la poltrona”. A Barcellona, per le elezioni amministrative del 25 Novembre, ci piaccia o non ci piaccia, gli accordi sono stati fatti, i proconsoli che devono scendere sul campo di battaglia politica, sono stati prescelti!

 

Sulla scelta dei candidati, ancora una volta, in queste elezioni amministrative del 25 Novembre, le scelte provengono dall’alto e non su designazione della base. La volontà ed il pensiero del comune cittadino, contano poco o niente, all’alba del terzo millennio, nel nostro scenario politico cittadino, si cospira e si trama all’interno dei salotti della nostra partitocrazia locale. I fautori dell’attuale contaminazione politica, si agitano nella nostra cittadina armeggiando le loro spade, spesso, in difesa d’interessi corporativi e personali. Nella nostra storia politica barcellonese, tra passato e presente, sta scritta la verità. Quella verità che, ancora oggi, nella sua negatività, si portano addosso con somma fatica e rassegnazione la gente che vive nel nostro comprensorio. Nel nostro paese gli ignobili calcoli elettorali, sono stati fatti e continuano ad essere fatti non per uscire dal tunnel, ma per rimanere nel guado.

 

I tanti nostri professionisti della politica, hanno conquistato le poltrone del potere in virtù delle loro tante scaltrezze che sono riuscite a consumare: a piene mani e a cuor leggero. Ecco che oggi la verità, va detta con coscienza e coraggio, nel nostro borgo selvaggio. Nel nostro paese, diciamocelo, la dottrina della meritocrazia, non è riuscita a radicarsi nella cultura e nelle coscienze dei tanti nostri professionisti della politica che primeggiano nel nostro territorio. Dove di nostro, vi è soltanto una convinzione. Il futuro che si prospetta al nostro orizzonte, non appartiene al comune cittadino ma ai solidi noti e ignoti. I solidi personaggi che nel nostro palcoscenico politico, preferiscono cospirare e tramare per fortificare e santificare la cultura della partitocrazia e degli interessi personali. La cultura partitocratrica, spesso, è stata utilizzata, come strumento utile per soddisfare i desideri e i capricci personali dei tanti marpioni di turno. E questa gente, confessiamocelo, in tutta sincerità, ha dimorato e tuttora dimora, nelle stanze dorate dei nostri Palazzi del potere. Affermiamolo, a viva voce, gridandolo, con convinzione: nulla o quasi nulla è stato fatto dalle tante orde barbariche che spadroneggiano e vivono e vegetano nel nostro “borgo selvaggio”. Tutte le opportunità che l’Europa ci offriva, a livello di finanziamenti sui progetti dello sviluppo e dell’occupazione, sono state perse per incapacità e incompetenza della nostra dirigenza politica.

 

Forse è veritiera l’affermazione fatta da qualcuno che nel passato sosteneva: ” Era meglio quando si stava peggio”. Riconosciamolo il modus vivendi che ispira i tanti nostri burocrati, è questo loro desiderio possente di volere sempre possedere all’infinito. Questo desiderio di possesso è una malattia contagiosa che, soprattutto, nella nostra città, si è manifestata e si manifesta come un virus inarrestabile che, si estende a macchia d’olio, nell’animo e nei pensieri della nostra dirigenza politica. Dove tutti, aspirano e bramano di salire in fretta sul carro dei vincitori. Ecco che in questo modus vivendi, cui s’ispira la nostra classe politica, il cittadino onesto è ridotto all’impotenza ed è considerato come un elemento di disturbo. Questa cultura, nella nostra realtà, s’ingigantisce e si moltiplica“, producendo nella nostra città i cosiddetti “rami secchi”. Nella nostra realtà si continua ad andare avanti con il consueto principio: noi faremo, sempre prospettato verso un futuro ipotetico e illusorio. Longanesi nel secolo scorso sosteneva: “La paralisi è l’unica cosa che è veramente progressiva che alligna nella cultura della schiacciante maggioranza dei nostri uomini politici”. Nel nostro Sud, soprattutto, nei tanti, manca una cultura dei valori, manca una cultura della solidarietà, manca la cultura del fare e del concretizzare. Le azioni pubbliche, sono state praticate, spesso, entro i canoni dilaganti dell’opportunismo o dell’indifferenza o del cinismo oppure dell’ipocrisia. Questo è: il loro “desiderio supremo”! Qui da noi i tanti, non riescono a vedere oltre l’arco della propria vita o dei loro piccoli interessi. Allora confessiamocelo in tutta sincerità, nei tanti manca l’amore verso la propria città, nei tanti manca il senso dell’onesta e dell’umiltà del fare. Ecco che quello che si prospetta nel nostro prossimo futuro, il 26 Novembre sarà una “giornata nera”. Giornataccia che difficilmente, potrà essere cancellata e dimenticata, in tempi brevi, dalle coscienze dei tanti uomini liberi che vivono nella nostra città.

 

 

La pagnotta bisogna meritarsela

 

A Barcellona come a Palermo e a Catania non è facile sostituire il concetto evangelico della rinunzia, con il concetto rivoluzionario della conquista. Prevalgono e s’impongono, nel nostro scenario pubblico, l’immagine immediata del vuoto, dove l’ipocrisia morale o il privilegio politico trionfano su tutto. La verità va detta: questa è la filosofia della pagnotta!L’uomo del nostro tempo è un animale essenzialmente egoista.

 

Ecco che la buona novella che va raccontata è quella di ritenere che oggi sopra d’ogni principio morale, prevale nell’omus pubblico il vangelo politico di difendere ad ogni costo la propria pagnotta. Tutelare oltre ogni limite la propria pagnotta, nella nostra società, non ha un unico colore ma, si estende a macchia d’olio a partire, dal centrosinistra (vedasi sinistra) al centrodestra (vedasi destra). Il loro egoismo, non ammette restrizioni e riduzioni, a conservazione degli interessi che la casta rappresenta. Nella nostra epoca, la cultura e l’accrescimento dei valori e dei principi, non importa più (un fico secco) a nessuno. Nel nostro tempo i nobili sentimenti sono stati sostituiti totalmente, dall’adorazione dal Dio denaro, che prevale sopra di qualunque morale. Questa concezione della vita predominante è degradante e allarmante nella nostra cultura. Ecco che in virtù di tali principi dottrinali il bene sociale ed economico, nella nostra città, trova difficoltà a realizzarsi. Invece, al di là, al di sopra, del proprio salario, dovrebbe prevale nell’omus politico l’amore per la città e i propri cittadini. Questa è la politica che va alimentata e scritta a lettere cubitali, se si vuole far rinascere il paese. Sosteniamolo a viva voce: gli incarichi istituzionali non conferiscono soltanto privilegi ma anche e soprattutto responsabilità e doveri. Per dare il suo giusto valore etico e sociale alla politica, è augurabile che ogni uomo pubblico agisca principalmente a difesa dei diritti che ogni giorno sono violati in danno dei più deboli. Con queste considerazioni si vuole richiamare alla memoria dei signori del Palazzo che, il potere gli è stato conferito dai cittadini, per mandato elettorale, per migliorare le condizioni sociali e di sviluppo della nostra città. Tuttavia alcuni politici d’opposizione che dovrebbero agire e pensare nel rispetto delle teorie del partito che rappresentano, spesso, agiscono in difesa d'interessi esclusivamente personali.

 

Ecco che proprio quest’anno, nel mese di Marzo, in una seduta del Consiglio Comunale accadeva una circostanza di particolare valore. Evento unico nella storia politica della città del Longano. Il consigliere Giacomo Giorgianni facente parte dello schieramento che governa nella nostra città. In una seduta del Consiglio Comunale promuoveva: di ridurre l’indennità di presenze che la nostra Amministrazione attribuisce ai consiglieri. Il suggerimento era proposto (a detta del consigliere Giacomo Giorgianni) per venire incontro alle difficoltà finanziarie in cui versa in nostro Comune. Onore e merito al consigliere Giacomo Giorgianni che a sostegno delle sue scelte in una pubblica intervista affermava: “Il ruolo del consigliere Comunale va inteso come una missione”. Le affermazioni pronunciate in aula da Giacomo Giorgianni, portavano immediatamente la maggior parte degli altri consiglieri di governo e d’opposizione, a manifestare il proprio dissenso. Dissenso che era stato manifestato, anche pubblicamente, da una cospicua quantità di consiglieri. I consiglieri intervistati sull’argomento (della riduzione dell’indennità) sostenevano: “ ognuno è libero di fare quello che più ritiene opportuno, è giusto che chi lavora percepisca quanto prevede la legge. Ma la cosa che più colpisce di più è quella che proprio da uno dei consiglieri dei DS, precisamente dal Nino Pantano, parte il contrasto più accesso e polemico. Il Pantano sosteneva di non essere d’accordo a definire il consigliere” un missionario”. E proseguendo nelle sue pubbliche affermazioni dichiarava: per dignità chi fa politica e lavora deve ricevere il giusto compenso stabilito dalla legge”. E proseguendo nelle sue dichiarazioni pubbliche ammetteva: non è attraverso la riduzione dell’indennità di presenza che si riduce la spesa della gestione comunale ma, occorre intervenire diversamente per ridurre gli sprechi. Allora, diciamocelo, senza veli d’ipocrisia e senza secondarie finalità di difesa di categoria: l’uomo pubblico deve essere propositivo nei suoi pensieri, anche se tali intendimenti sopraggiungono in ritardo. La sventura più grave è quando i proponimenti non arrivano mai a destinazione e quando i bilanci sono fatti in anticipo. Il resoconto della gestione della nostra macchina Comunale va fatto alla fine dell'anno, solo allora si potrà precisare in termini di quantità a quanto ammonteranno le voci di spesa. A conti fatti ad inizio del nuovo anno, si potrà determinare il valore delle entrate e delle uscite. E rendersi conto realmente su tutto ciò che si è fatto di giusto a difesa e tutela degli interessi dei cittadini di Barcellona. Mentre i pensieri d’oggi, si disperdono sterilmente, si agitano, nella nostra realtà quotidiana, lasciando prevalere nell’animo dei burocrati l’angoscia di perdere i privilegi. Vi è qualcuno nel nostro tempo, che sostiene: nella società non esistono fenomeni "morali", ma solo interpretazioni morali" dei fenomeni. Questo per sostenere che, spesso, nell’offrire la propria immagine, in campagna elettorale si predica bene, per poi negli eventi che segneranno la vita pubblica ci si comporterà in modo differente. In questo nostro mondo terreno se vogliamo davvero migliorare le condizioni di vita nella nostra società. La grandezza di un uomo non va commisurata con la quantità di potere che si possiede, ma per quello che ogni individuo è disposto a rinunziare per il bene comune. Quanti dei nostri politici sarebbero disposti a rinunciare ai propri benefici per garantire i diritti fondamenti dei concittadini? In una città come la nostra. Dove si vive in condizioni distanti anni luce con riferimento alle altre città del nord. La difesa ad oltranza del proprio salario da parte d’alcuni consiglieri, va aspramente criticata. Gli uomini di Palazzo Longano, sino ad oggi, ci hanno offerto ben poco. Allora con convinzione sosteniamolo…

 

 

Onorare Le Promesse!

 

Qualcuno nel passato sosteneva: “Il ferro si può piegare, il piombo si può fondere”, ma io aggiungerei e la coscienza d’ogni uomo si può corrompere!

 

Quale cultura è la nostra, che si fonda sull’indifferenza per gli altri, dove il desiderio supremo che spadroneggia è l’egoismo o il desiderio di conquistare soltanto le poltrone dorate del potere! Un nostro conterraneo del secolo scorso. Lo scrittore Beniamino Joppolo in un suo racconto titolato “Gli alberi di Alberto” sosteneva: ”Il mondo è triste perché ci sono alberi posseduti da chi non li ama, ci sono persone possedute da persone che non le amano, ci sono macchine e pietre e case possedute da persone che non le amano, e allora l’aria è triste e pesante. Invece, io voglio un’aria tersa e pulita”. Barcellona è un paese popolato da numerosi marinai, pensatori, idealisti, romantici e di ben altro…!  Dove alcuni abitanti, quelli, i più rappresentativi per casta e per cultura, che si affacciano nel nostro panorama pubblico, i tanti sono spinti e sospinti dai soliti orchestrali politici. Nel paese, per taluni cittadini, forse, è più comodo stare con i potenti o le signorie di turno. Questa scelta, consente a costoro, nell’immediatezza, di beneficiare dei tanti privilegi, che solo il potere dominante gli può garantire. Ebbene, in questa nostra strana città, i privilegi, molto spesso, non sono concessi per pura o mera bontà o per filantropia o per altruismo. I lacci e i laccioli, sono tesi e lanciati per raccogliere onori e gloria soltanto per taluni timonieri che navigano nelle acque torbide del Longano. Questi marinai, i tanti, che sono nostri concittadini, è già da molto tempo che veleggiano nelle acque stagnanti della nostra città. Come pure il principio sommo che caratterizza la vita d'alcuni organi d’informazione, nel nostro territorio provinciale, è solo quello di raggiungere l’obiettivo di filtrare la verità a proprio compiacimento per incidere sul destino della nostra comunità. La verità quella vera non sta scritta su un foglio di carta e nemmeno nei risultati elettorali, ma nei pensieri del comune cittadino. La gente comune sopporta e patisce, giornalmente, le prepotenze e le ingiustizie, con somma umiltà e rassegnazione. Per quanto tempo ancora, questa sceneggiata, potrà essere sopportata dal cittadino barcellonese? Questi sentimenti di rassegnazione e di timore pulsano nell’animo e nelle azioni del popolo barcellonese, in questa nostra strana città. Una cosa è certa: che questi lacci e laccioli se tirati ancora per lungo tempo si possono spezzare! Continuare a piegare il paese a colpi di retorica, o di pagine vuote e di fatue celebrazioni pubbliche, o di feste o festini, non consentiranno al cittadino di risalire dall’abisso. Nel nostro territorio per vivere bene, la gente desidera ben altro in prospettiva del proprio futuro.In questa nostra città, sino ad oggi, si è parlato molto e molte promesse sono state fatte. Ma, sino a questo momento, di nuovo, all’orizzonte, si è visto ben poco. Per il bene della nostra città e dei suoi abitanti; bisogna uscire dalle apparenze e dalle tenebre oscure e artificiose, bisogna concretizzare al più presto le promesse. Le istituzioni e gli uomini di cultura e di potere, per incidere positivamente nelle azioni di sviluppo, debbono porsi in piena luce e in totale libertà di pensiero.

 

Nel nostro territorio cittadino gli eventi e le azioni, vanno espressi e manifestati nel rispetto di quei giusti principi che dovrebbero regolare il pensiero di una società civile. Gli organi d’informazione, hanno l’obbligo morale di puntare alla massima neutralità e imparzialità nell’offrire la notizia o nell’esprimere le proprie opinioni. Per consentire che i cittadini, si risveglino nelle loro coscienze per conquistare le vette supreme di positività morali e sociali. L’informazione deve elevarsi al di sopra ed al di fuori d’ogni atteggiamento, che possa essere ritenuto sospetto o ambiguo. Ecco che esprimere i fatti pubblici con atteggiamento ironico e burlesco, farà sorridere i molti ma non risolvere i problemi esistenti in questa nostra strana città. Perché quando il male si è imputridito, non bisogna andare per il sottile, la malattia contagiosa va eliminata attraverso una radicale ripulitura del territorio e operando anche in profondità nelle coscienze d’ogni cittadino per consentire una corretta maturazione culturale. Per risanare il territorio non bisogna soffermarsi alle apparenze che spesso sono ingannevoli. E’ d’obbligo analizzare in profondità le varie facciate di verità, se si vuole il bene della città! Pertanto si deve rimanere con la mente sveglia, con disponibilità d’animo e con totale autonomia di pensiero. I pensieri negativi che affliggono alcuni nostri concittadini, vanno curati e risanati non con i sentimenti dell’odio ma del convincimento. Se si perseguirà questa strada in piena autonomia di pensiero e d'azione, e attraverso una maturazione culturale, forse, ancora oggi, si potrà sperare di edificare una città migliore. Diversamente le tante pagine, che continueranno ad essere scritte e riscritte sulla nostra città, rimarranno soltanto delle “pagine vuote” e nulla di più. Ecco che, oggi, raggiunti i limiti massimi di sottosviluppo e di degrado esistente nel paese, è d’obbligo tagliare i ponti con il passato, con somma urgenza, se si vuole veramente la rinascita della nostra città. Riuscirà il governatore della nostra città, nel nostro prossimo futuro, a realizzare quanto promesso in campagna elettorale? Da cittadino barcellonese mi auguro che il Sindaco riesca a concretizzare le sue promesse. Ma il buon senso e l’esperienza e taluni protagonisti che ci ritroviamo nel nostro scenario politico, m’impongono di rimanere nell’attesa che gli eventi giungono a compimento.

 

 

I galantuomini dove sono!

 

Un nostro illustre concittadino di Barcellona Pozzo di Gotto Carmelo Santalco, dissertando sull’uomo, in suo racconto dal titolo “La strada e il lampione” così si esprime: "Gli uomini, spesso, dimostrano di avere perduto sentimento e ragione. Il sentimento è dote sublime dell’anima che fa amare il prossimo; la ragione è facoltà dell’intelletto che fa scoprire la verità. Senza sentimento e ragione, non si dominano gli impulsi negativi, non si domina il male. In altri tempi ho visto concludere affari con una stretta di mano fra galantuomini, stirpe ormai quasi in estinta”.

 

In Provincia - Spesso, si predica bene ma di sovente di razzola male! Ecco che, al sorgere del nuovo anno, proprio alcuni giorni addietro, a Milazzo e a Lipari, i rispettivi consigli comunali di questi due paesi della nostra provincia, hanno bocciato definitivamente i Prusst inseriti nel pacchetto Valdemone. Un voto di rigetto che, è stato espresso da una classe politica coralmente schierata, in ambedue le amministrazioni Comunali (Lipari e di Milazzo).

 

E questa decisione è una sciabolata in faccia ai milazzesi, che anche sui Prusst che anche sui Prusst avevano riposto le proprie speranze. Un gesto di sublime follia. Se approvato il programma di riqualificazione urbana a sviluppo sostenibile del territorio, avrebbero senz’altro contribuito ad impinguare le casse comunali e i portafogli degli imprenditori, degli artigiani, del comune cittadino e dei giovani. Attraverso progetti che sicuramente, avrebbero arginato il dissesto della nostra economia locale e incrementato lo sviluppo e l’occupazione e consequenzialmente la crescita del paese. Perché quando il denaro circola, si sviluppa e cresce anche l’occupazione! Checché i nostri amministratori locali ne dicano o ne pensano, la logica e il buon senso dei sentimenti avrebbero dovuto imporre delle scelte differenti. Queste riflessioni, sono sostenute anche dai nostri economisti nazionali ed europei. Diciamocelo, tutto quello che è “linfa vitale” (che entra nelle casse comunali e nel territorio) rappresenta un principio di positività! La scusante che stravolge il piano regolatore non regge, le carte del mazzo vanno rimescolate nel giusto senso! Poiché il piano regolatore, può essere rivisto con le opportune modifiche. E l’Amministrazione Comunale e i milazzesi, non avrebbero così perso i tanti miliardi che sarebbero caduti a pioggia e a grappoli sulla piana di Milazzo. Inadempienze e responsabilità insensate ricadenti sui nostri amministratori. La nostra è una classe politica che facilmente si disperde nel produrre un cumulo di macerie. Oppure, forse, è pensabile che, alla nostra classe politica, farà più comodo tenere il cittadino oppresso e sottomesso. La motivazione ufficiale di bocciatura dei Prusst è quella fornita da alcuni consiglieri: “ I progetti se approvati avrebbero stravolto il PRG, e si sarebbero trasformati nel tempo in autentiche speculazioni edilizie”.

 

 

Un patto per la rinascita

 

Un nostro illustre conterraneo Nino Pino meditando sul destino dell’umanità così si esprimeva: “Ogni tramonto è aurora che sboccia. Un anno è come un seme della terra. Beato chi lo seppe seminare! Un anno è come una misura spesa; beato chi la seppe consumare…!“

 

Oggi come ieri i tanti uomini delle Istituzioni di Terme Vigliatore, parlano e straparlano, utilizzando parole che per il loro contenuto toccano, nell’immediatezza, la sensibilità del cittadino. Tuttavia ritengo che, la gente, con calma, con intelligenza e con la dovuta riflessione ripensando e ripensando, comprende che le parole utilizzate dai nostri burocrati per i contenuti e per le parole prescelte sono ingannevoli. Alla luce dei fatti concreti, la gente percepisce che la loro tanta magnificata positività contrasta con la realtà che ci circonda. Di quella realtà che è: sotto gli occhi di tutti! Ecco che, nel giudizio dei tanti cittadini che s'incontrano per le strade o nelle pubbliche piazze, in atto vi è una comune considerazione che tormenta i pensieri e i sentimenti del comune cittadino. La gente ritiene che, in vista delle elezioni amministrative prossime, il teatrino della sceneggiata pubblica, proprio in questi giorni a riaperto il suo sipario. Da destra a sinistra si chiude il cerchio. Tutti o quasi incominciano a riempirsi la bocca, nei loro discorsi: proponendosi sin d’ora come i nuovi paladini che lottano in difesa degli interessi della città e dei suoi cittadini. Gli uomini pubblici delle nostre istituzioni locali, i tanti, parlano e straparlano, nei circoli, nelle associazioni e nelle sezioni di partito: manifestando il loro amore verso la città, verso le proprie radici, promettendo di far rinascere il paese. A questo punto sorge spontanea un’osservazione: ma costoro, i tanti, in questi ultimi anni, nella loro attività di palazzo che cosa hanno prodotto per la città. Laddove tutti sappiamo che i problemi che soffocano il paese, si sono moltiplicati nel tempo sempre di più? Il momento che oggi si attraversa nel paese, è drammatico! Allora c’è da chiedersi: in quali mondi, in quali mari, hanno navigato i burocrati nel paese di Terme Vigliatore? A chi attribuire le colpe, se, oggi, nel paese, ci si trova nel più totale decadimento in tutti i settori della nostra economia.

 

Le colpe ci sono e sono tante, ma vanno distribuite, equamente, a tutti i componenti della macchina Comunale!  L’imperativo categorico da perseguire, nel nostro prossimo futuro, è quello di superare gli egoismi individuali e gli interessi collettivi: per segnare delle pagine vantaggiose nella storia del paese! La corsa verso l’abisso e al caos o alla completa dissoluzione sociale, va interrotta per risalire il pendio. Sino ad oggi, nel paese, le linee di sviluppo, si sono dimostrate incerte e nebulose, e le mete da raggiungere vaghe. E’ indispensabile cominciare a governare il paese con un progetto chiaro e cristallino. Un processo di sviluppo che non deve partire da un basso calcolo elettorale o da meschini interessi personali. Si formi, si alimenti, si fortifichi, un unico progetto valido. Un progetto da porre al disopra degli interessi di bottega, se si vuole far, veramente, far rinascere il paese. Nel paese oggi: c’è tutto da rifare! Bisogna andare verso traguardi che siano in armonia con le risorse naturali esistenti nel territorio. Presupposto utile è necessario per realizzare tali finalità di sviluppo: è la realizzazione di una politica saggia e consapevole dei propri mezzi e delle proprie volontà Sopportare, ancora per lungo tempo, la realtà drammatica dell’oggi, è insopportabile per tutti coloro che vivono nel territorio. Nel paese i sintomi del malessere sono chiari e diffusi, ovunque, in ogni ceto sociale, in ogni attività economica del paese. Molto spesso l’elemento economico di sviluppo, è stato sommerso dagli interessi particolari e individuali a svantaggio delle esigenze della collettività. Quanti tormenti, quante pene, quante speranze e quante delusioni, dovrà ancora sopportare il cittadino di Terme Vigliatore. In questo nostro paese, nei tanti inquilini che hanno dimorato nel Palazzo, nel tempo passato e recente, non si sono viste né le virtù né la giusta volontà propositiva di migliorare e far crescere lo sviluppo dell’economia in tutti i settori. Nel paese, le fatiche, gli sforzi, i sacrifici, le lacrime della gente, vanno difese e tutelate su ogni fronte. Mentre gli atteggiamenti ambigui e demagogici dell’oggi, d'alcuni nostri burocrati vanno aspramente criticati. Lo scienziato Nino Pino con alcuni suoi versi pubblicati nel maggio del 1987, nell’antologia “Poeti siciliani per la pace” sull’unitarietà degli intenti che l’umanità, dovrebbe possedere così si manifestava: “Porgiamoci la mano e andiamo avanti. Chiunque tu sia e chiunque io sia. Il sentiero che ci porta in alto ci accomuna”! Questa maturazione d'eticità morale e culturale se ci sarà, è utile per ridare prestigio alla città e ai suoi concittadini. Fare un'opposizione preconcetta ed egoistica, è politicamente inutile per la crescita del paese. Bisogna andare uniti e compatti nelle idee e nelle azioni, puntando verso lo sviluppo e la progettazione di una politica più concreta nell’interesse della città e dei suoi cittadini! Incombe la necessità di uscire veramente, dal paludismo, dal protagonismo o dagli antagonismi sterili e infruttuosi. Con umiltà e unità d’intenti gli obiettivi vanno realizzati. Urge tutto questo se si vuole veramente, uscire dalla crisi e far rinascere

 

 

Election Day

 

L’indifferenza è il più grave dei peccati, ma la falsa solidarietà peggiora la situazione. Un po’ di pudore non guasterebbe e bisognerebbe possedere un forte senso della dignità e della rinunzia, per costruire un mondo più giusto. Per fortuna le bugie hanno le gambe corte ma, hanno purtroppo, anche le mani imbrattate e coperte con i guanti della falsa democrazia e del populismo che si blatera, soprattutto, in campagna elettorale.

 

Nella provincia vi è chi sostiene che la nostra Italia è popolata da individui che per conformazione mentale sono simili ai cortigiani o ad omuncoli che con scarso spirito critico, solidamente, usano fare da corona al Cavaliere Berlusconi. Però se si vuole riferire la verità, in tutta sincerità, confessiamolo: le auto celebrazioni e le cortigianerie si praticano diffusamente e si pontificano a mo’ di Omelie anche nella nostra provincia e nella nostra regione. Nel nome e per conto del Popolo si predicano e si praticano le difese del cittadino, soltanto con la potenza virtuale delle parole. E questo purtroppo, già da parecchio, avviene sia nei palazzi istituzionali sia nelle tante parrocchie della nostra desolata provincia. Dove in nome e per conto del popolo si continua ad ingannare la gente, ma finiamola di parlare bene per poi raspare male, con accordi che si consumano sottobanco! Il profilo di un uomo pubblico o di un politico non basta ricercarlo soltanto nel suo volto o nel suo stile di vita o nelle sue sembianze esteriori o prendendo spunto da qualche battuta, ma nella sua concretezza del fare. L’analisi sull’uomo politico va fatta, non solo nella sua interezza pubblica e privata ma, anche e soprattutto, quantificando: i fatti, i risultati e il realizzato. Queste affermazioni per sostenere a piena convinzione che le alterazioni della verità servono soltanto all’auto-suggestione delle masse, per conquistare il consenso elettorale, ma non fruttificano benessere economico per il cittadino. Soprattutto a quella gente che giornalmente, hanno dovuto sopportare, sino ad oggi, come qualcuno in provincia sostiene: ” Sempre sangue sudore e lacrime”. Gli adescamenti ci sono stati somministrati spesso, con la suggestione ipnotica, dai tanti uomini di cultura. Che in provincia e nella nostra isola forse, percepiscono gli oboli dal potere politico e che probabilmente operano anche in nome e per conto della Chiesa.

 

 Il Cristo in difesa dell’umanità praticò: la bontà, la carità e l’altruismo nei sentimenti e sacrificò la propria vita. Oggi invece la Chiesa, spesso, in provincia e nel paese partecipa attivamente alla vita salottiera, pubblica e politica: intrattenendo rapporti d'amicizia e forse di scambio di cortesie, con gli uomini del potere. Ecco che la nostra nomenclatura politica e sindacale, in gran parte, sino ad oggi, ha sacrificato i principi sacrali della nostra democrazia con insensibile arroganza e incapacità: e questa cultura nei sentimenti e nei pensieri non fa onore a nessuno. Soprattutto a quelli, ai tanti uomini politici o sindacalisti che per delega di voto proveniente in linea diretta dal popolo, spesso, tradiscono e continuano a tradire in gran parte il Popolo. Non è sufficiente creare soltanto occupazione stagionale o a tempo parziale o precariato o consentire ai pochi di avere una doppia o una tripla o una quadrupla occupazione e ai tanti, riservare il niente, il nulla. Questa cultura o sub cultura politica e sindacale, praticata dai tanti, non generano futuro, ma producono precarietà, sfiducia, anche nell’animo delle nuove generazioni. Ecco perché i giovani, si sono allontanati dalla politica. Hanno capito per tempo gli inganni di coloro, che predicano la politica sociale con la potenza virtuale del principio supremo di voler cambiare tutto per poi non cambiare nulla.  La gioventù, se manca il lavoro o la speranza di conquistare un futuro migliore, è costretta a vivacchiare passivamente nel totale decadimento. La droga e la cultura dell’apparire, producono nei giovani danni più rilavanti da quelli che forse sono prodotti dal narcisismo di un Silvio Berlusconi. Allora ammettiamolo, se si vorrà, veramente, riacquistare la fiducia del cittadino e riconoscere le proprie colpe rinnegando il passato e partire liberi da ogni vincolo artificioso, realizzando nel nostro prossimo futuro una politica del fare, dell’agire, del produrre, per la gente. Diversamente il nostro scenario politico, culturale, in gran parte, proseguirà a rappresentare: soltanto “la frode” che coscientemente e spudoratamente si continuare a consumare in danno dei cittadini. Ecco che il 13 maggio, giorno delle elezioni bisogna porre attenzione con la dovuta riflessione e con la mente rivolta al passato. Per non lasciarsi trasportare: dalle facili promesse, dalle gentilezze, dai sorrisi che, in questo periodo di campagna elettorale sono distribuiti, soprattutto, da coloro che molto spesso hanno difeso soltanto i propri interessi con egoismo. L’augurio è quello, di sperare che chi sarà eletto, almeno, per nostra fortuna, rappresenti negli aspetti sfavorevoli per negatività il male minore… Dio ce la mandi buona…”Occhio…si vota”.

 

 

Fiutare Bene

 

Enzo Biagi in un suo libro titolato “Ma che tempi” parlando dello Stato ebbe a dire: “La nostra Repubblica soffre più per le troppe parole che per i fatti: un po’ di silenzio aiuterebbe! In Italia tutto si può criticare a Silvio Berlusconi, volendo fare la politica con la potenza virtuale delle parole. Ma il conflitto d’interessi sciorinato a pieno volume in prossimità delle elezioni, a lume di ragione, appare: strumentale ed è un’arma a doppio taglio. Dove se ci mettiamo a riferire la verità, in tutta sincerità, è spontaneo domandarsi se questo conflitto d’interessi non è stato nel tempo consumato anche da altri… Da coloro che, ancora oggi, occupano incarichi istituzionali e politici: come la famiglia Agnelli. Allora finiamola e ammettiamolo che, i conflitti d’interessi, come critiche che si abbattono in prossimità delle elezioni: in gran parte sono un bluff! Nei fatti è inoppugnabile, invece, la circostanza, che Silvio Berlusconi come imprenditore ha saputo offrire parecchia occupazione per tanti cittadini della nostra desolata Italietta. Il Cavaliere da imprenditore, forse, ha corrotto qualche uomo politico, ma di certo ha nuovamente impiegato gran parte dei suoi denari creando nuova occupazione. Quelli che viceversa sono i veri politici per professione o per vocazione o per destinazione ereditaria i denari, non li hanno utilizzati per creare nuova occupazione ma, se li sono conservati del tutto in banca. E purtroppo, i tanti, di questa specie, già da troppo tempo vivacchiano nei Palazzi istituzionali ed hanno razzolato male nella loro attività politica e non hanno saputo creare nuovi posti di lavoro e c‘impongono di pagare tasse sempre più elevate. I burocrati di governo e sottogoverno o sottobosco politico, quotidianamente, si sono tenuti aggrappati alle loro poltrone, con il desiderio di conquistare i benefici che fruttificano a grappoli a vantaggio soltanto delle proprie tasche. Ci governano predicando il “Vangelo” di una politica sociale, per poi cadere pesantemente e indegnamente nella corruzione vendendosi corpo e anima al miglior offerente, nelle loro scelte di programmazione dello sviluppo economico. E ritornando con il pensiero alle altre accuse fatte a Silvio Berlusconi, probabilmente è vero che il Cavaliere, forse, impone la sua supremazia sull’informazione avendo acquistato la proprietà di parecchi giornali e televisioni. Ma è altrettanto vero che il monopolio dell’informazione non produce i danni mortali che provocano le raffinerie e le centrali elettriche edificate in gran parte nella Sicilia a danno di noi tutti e con il consenso dei nostri uomini politici.  Allora riconosciamolo l’arte di governare, di una certa nomenclatura politica siciliana e nazionale: si è dimostrata fallimentare. Perché le raffinerie e le centrali d’energia elettrica in Sicilia, hanno prodotto pochissimi posti di lavoro e danni rilevanti per la natura, per l’uomo e per la nostra economia.

 

La realtà drammatica e dolorosa è quella che gli uomini dello Stato che dovevano realizzare i programmi e i progetti del riscatto sociale ed economico si sono dimostrati: pasticcioni, arruffoni e insensibili ai problemi della gente. E insieme a taluni uomini della sinistra a contribuire alla disfatta economica e sociale della nostra Sicilia, le responsabilità vanno addebitate anche agli altri partiti che sono fioriti a grappoli all’interno dell’aria del centro o del centrodestra. Sino ad oggi si è operato nel nostro meridione, soltanto con l’arma reale della sola ipocrisia e dell’inganno. In questa corsa elettorale nella nostra sconfortata Sicilia si è scesi sul campo di battaglia elettorale, utilizzando   i partiti i suoi uomini peggiori e con le armi, ancora una volta, affilate: per l’offesa, per l’oltraggio, a dispetto della verità. La verità quella vera, ancora oggi, palpita dolorosamente, a piena luminosità, nell’animo dei cittadini, nei giovani e sulla pelle dei nostri imprenditori locali. La nostra isola: è fanalino di coda su tutto! Questa è la realtà spiacevole e visibile che, convive, già da parecchio, nei pensieri del popolo siciliano. Questo è un fatto innegabile che bisogna ammettere: gridandolo! La nostra terra è sottosviluppata nelle strutture e nei servizi, ed è caduta tanto in basso. Questa gestione del potere, nel meridione, ha impedito e soffocato inesorabilmente lo sviluppo della nostra economia. I tanti burocrati, figli della nostra terra, nell’ultimo cinquantennio, non sono riusciti a fare buon uso della nostra autonomia Regionale e delle poltrone che per tanto tempo hanno occupato indecorosamente nei palazzi istituzionali regionali e nazionali. Ecco che, questa volta, forse, è preferibile andare contro ad una vecchia espressione fatta dal maestro del giornalismo italiano Indro Montanelli che fu quella di “ turarsi il naso”. Oggi è auspicabile in Sicilia non schierarsi e “fiutare bene”, facendo il 13 maggio non una scelta ideologica ma puntando sul singolo uomo politico. Con il pensiero rivolto su chi, realmente, nei fatti, ha dimostrato di aver operato maggiormente bene! Anche se, diciamocelo in tutta sincerità, la triste realtà, nel nostro meridione è quella che, per volere (imposto dall’alto) dalle Segreterie Nazionali dei partiti, con i candidati che ci ritroviamo, oggi in Sicilia, fare una scelta: è difficile!

 

 

Il borgo selvaggio

 

Nella nostra città con il marchio dell’infamia, siamo nella sfera del sogno e dell’imbroglio. Ecco che le deleghe in bianco, non vanno più concesse a nessuno. Soprattutto a coloro che già da troppo tempo dominano il nostro scenario politico cittadino con la vecchia cultura: “ Basta che se magna”!

 

Le tante figure retoriche che, si sono viste e straviste, nel nostro scenario cittadino.  Nel tempo, hanno raspato e monopolizzato: ricchezza, benessere, consenso politico e potere economico, soltanto a proprio favore e dei pochi eletti e prescelti. Quest'amara realtà, sta scritta nelle vicende quotidiane che i cittadini barcellonesi subiscono e patiscono con drammatica rassegnazione. In questa città si vive alla giornata, si vive di stenti, si vive di privazioni. Dove di sera se ci si trova per le pubbliche vie, non si possono soddisfare neppure i propri bisogni corporali perché mancano i vespasiani. L’unico vespasiano esistente in città, è situato all’interno dell’Oasi e si trova in uno stato di quasi totale abbandono. In città superate le ore 21 con la chiusura dell’Oasi e dei Bar, per dare sfogo alle proprie esigenze fisiologiche diventa una vera tragedia. L’unica possibilità che rimane è quella di appartarsi in un angolino solitario, per soddisfare le proprie esigenze fisiologiche. Tutto questo accade nel terzo millennio in una città che si vuole ritenere civile e civilizzata, non è più sopportabile e rappresenta il colmo della negatività. In questo nostro paese i più elementari diritti ed esigenze di vita, sono trascurate e disattese con arroganza e con indifferenza. In questa nostra città si passa con il nemico solo quando il nemico vince, non quando il nemico perde. Questa è una delle tante scaltrezze, che nel paese, non è immune dalle tentazioni che, gli uomini politici di Barcellona, riescono ad esprimere nelle loro azioni a difesa delle loro cosiddette rendite di posizione. La gente nel nostro comprensorio vive con spirito sofferente e rassegnato, aspettandosi il peggio all’orizzonte del proprio futuro. Per uscire dal guado della nostra degradata realtà, è opportuno che il cittadino trovi il coraggio di esternare apertamente le proprie ansie e le proprie sofferenze. Ecco che in queste elezioni amministrative di Novembre, è d’obbligo manifestare con forza e convinzione la propria delusione e amarezza. Oggi più che mai, bisogna puntare sugli uomini al di sopra ed al di fuori d'ogni sospetto, (sempreché se ne riesca a trovare qualcuno che sia libero nel pensiero e nelle azioni). Soltanto se la maggioranza dei cittadini, seguirà tali direttive di comportamento. I sudditi di questa nostra città potranno iniziare a percorrere una nuova strada, per tentare, finalmente, di riscattare la propria libertà di pensiero e conquistare il diritto di potersi ritenere cittadini. La gente di questa nostra città, deve iniziare a porsi l’obbligo morale e sociale di elevare il proprio coefficiente di coscienza e di pensiero.

 

Per bonificare il territorio bisogna avere il coraggio e la forza di lottare e contrastare gli uomini che non hanno, più né anima, né cuore, né morale. Questi uomini hanno contribuito e continuano ad edificare soltanto in negativo il nostro futuro, su castelli di sabbia che drammaticamente si disciolgono alle prime luci del giorno. In questo nostro paese, l’alba non è riuscita ad illuminare, minimamente, la nostra realtà economica. Nel nostro mondo economico i progetti elaborati dalle nostre istituzioni pubbliche e private, che ruotano nella nostra sfera sociale e nella nostra economia, sono alquanto miseri e siamo quasi l’anno zero. I progetti elaborati e presentati i di più, nel passato, sono stati puntualmente rigettati. Alla luce dei risultati ottenuti le Regioni, sia per quantità, sia per qualità, hanno primeggiato sotto il profilo della meritocrazia “acquisita sul campo” con il compimento di una politica reale e concreta. Nella nostra Regione, nel nostro territorio, i tanti progetti dello sviluppo, sono stati rinviati spesso “sine die”. Da noi, nel nostro piccolo “Borgo Selvaggio”, siamo sempre ancora oggi alla ricerca di edificare una coscienza morale e civile nella nostra classe politica. Ecco che oggi, non è possibile sopportare le crisi di rigetto della verità. Bisogna perseguire con ogni mezzo la ricerca dell’onesta intellettuale e del libero pensiero nelle azioni. Continuare a seguitare o a perseguire le vecchie culture politiche sul credo e sul detto “basta che se magna”, è negativo! Allora io vi affermo che, per far risollevare la nostra città dal totale abisso in cui è venuta a trovarsi; per ascendere a vette luminose di giustizia e contrastare la schiera dei mercenari dell’intelletto. Per uscire da questo processo di degenerazione sociale e culturale, che contamina la nostra realtà cittadina, si deve uscire dalla schiavitù morale ed economica delle tante virtù predicate ma mai praticate. L’elettorato del Longano, dimostri d'avere raggiunto una maturità politica nelle sue scelte. Per buttare un seme di speranza, per la rinascita della nostra città, per uscire dal guado, è d’obbligo iniziare un cammino verso la luce. Attraverso un risveglio delle coscienze, è auspicabile, per superare la frontiera della speranza, per costruire un paese sotto il segno della positività e dell'affidabilità nelle azioni e negli intenti. In queste elezioni amministrative non bisogna avere fede: né sul rosso, né sul nero, né sul bianco, ma puntare sul singolo uomo politico per disinfestare più possibile il nostro “borgo selvaggio”. Questo è importante per lottare con convinzione: contro gli pseudo democratici, contro gli pseudo difensori delle istituzioni, contro gli sbandati, contro gli pseudo difensori della patria e della pubblica moralità. Costoro, i tanti, sono un'accozzaglia di cittadini, di semi cittadini e di pseudo cittadini cui io rivolgo il mio dissenso. Allora il 25 Novembre va offerta la nostra disponibilità soltanto a coloro che, attraverso la rilettura del loro passato pubblico e privato, ci possono garantire una maggiore affidabilità per il bene della città.

 

 

La Rimini del Sud

 

Nelle nostre città del Sud, se si vuole che un sogno si trasformi in realtà bisogna aprire gli occhi e smettere  di dormire. Riconosciamolo, un bravo politico trova sempre una strada, un mediocre politico trova sempre una scusa per tutto ciò che non ha saputo o voluto realizzare. Le azioni dell'uomo, e non le parole, sono lo specchio dei suoi pensieri. Alcune persone sognano cose importanti e non li realizzano, altri invece stanno svegli e li realizzano.

 

Un esempio di positività amministrativa a Venetico.  Le prime notizie di Venetico risalgono ad epoca normanna, momento storico in cui il territorio apparteneva alla famiglia di Simone Venetico da cui trasse il nome il paese. La cittadina sorge sul versante tirrenico dei monti Peloritani, fra i torrenti Misuti e Cucuzzaro. Ed oggi sul territorio di Venetico, sono presenti industrie meccaniche per la lavorazione del legno e di materiale da costruzione. E dall'elezione a Sindaco di Francesco Rizzo avvenuta proprio quattro anni fa, dalle voci che circolano tra la gente, il paese si è totalmente trasformato. I benefici si vedono a piena luminosità per tutti, attraverso la crescita dell'economia e anche con l'edificazione, ex novo, della rete idrica, elettrica ed anche di quella fognaria. Servizi primari ed essenziali per lo sviluppo di un paese che gli amministratori di Venetico, hanno saputo costruire in piena efficienza e qualità. Altre comunità, come la nostra, non possiedono gli stessi impianti con la stessa funzionalità e capacità. Sindaco operaio Francesco Rizzo ma d'intelligenza profonda, parla con lo stesso linguaggio del popolo. Controlla personalmente i lavori e l'acquisto del materiale, da buon amministratore diligente e responsabile che opera nell'interesse dei propri concittadini e con amore verso la città. Fra le tante opere edificate dal Sindaco di Venetico vi è un lungomare incantevole, che si estende per circa tre chilometri. La riviera in tutta la sua estensione nella parte rialzata è rivestita, da una pavimentazione in pietra, da una striscia rettangolare di prato inglese, e da una filiera di tamerici. Sulla spiaggia si trovano i lidi attrezzati con svariati giochi per intrattenere i bambini. Il sito marino, in queste sere d'estate, è immerso tra le luci naturali e sfavillanti del cielo che si confondono e si mescolano in simbiosi con quelle del mercatino. Si respira un'aria d'incanto, che produce nell'animo delle emozioni forti che fanno brillare gli occhi di felicità.

 

Onore e merito, per questa scintillante rinascita, vanno attribuite a Francesco Rizzo e alla sua amministrazione. Mentre i demeriti, vanno assegnati a pieno titolo agli amministratori dei Comuni limitrofi. Dove tra queste figure in negativo, primeggiano i nostri burocrati del Longano.  Nella nostra città la presa per i fondelli, continua e avanza a pieno regime anche per mano del nostro attuale commissario regionale.  E' voce di popolo che il commissario regionale aspira a rimanere a galla, sino a Novembre, con la semplice volontà di voler continuare ad eseguire solo l'emergenza.  Questo forse perché il nostro commissario, da buon funzionario regionale, che s'ispira ai principi della nostra vecchia cultura meridionale, non vuole correre rischi di nessun genere. Le elezioni ormai sono prossime, mancano soltanto due mesi, e il cittadino può continuare ad aspettare.  Ammettiamolo. Nel nostro prossimo futuro le prospettive, si presentano abbastanza in negativo. Tra passato, presente e prossimo futuro. Tra i personaggi pubblici di spicco presenti nei discorsi di piazza, in previsione delle elezioni amministrative di Novembre: è quasi notte fonda. A Venetico invece, i cittadini hanno avuto ed hanno la fortuna di possedere un Sindaco che sa amministrare il paese con umiltà e da buon padre di famiglia. Francesco Rizzo ogni giorno vive come se fosse il più importante. E la sua filosofia di vita è quella: di dare sempre di più ai suoi concittadini. Ecco che visitando il paese, ci si rende subito consapevoli che i venetichesi amano e rispettano la propria città, per le strade regna l'ordine e la pulizia. La natura e le opere pubbliche che appartengono a tutti, sono dai più rispettati. Mentre nella nostra città di Barcellona, vi sono alcuni nostri concittadini che, in più circostanze di tempo e di luogo, si sono dimostrati con totale disamore per la propria città, con atti di saccheggio e di vandalismo sulla natura e su le cose. E diciamocelo pure, sull'argomento svaghi e intrattenimenti, in quest'estate 2001 a Barcellona, qualcosa si è visto. Ma soltanto per gentile concessione d'alcuni imprenditori locali che, ci hanno consentito di rendere più piacevoli le nostre serate, con qualche spettacolo teatrale e un po’ di musica. Diversamente in città, non si sarebbe organizzato proprio nulla. Allora in questi ultimi giorni che ci rimangono della stagione estiva, se vogliamo goderci ancora un po’ di mare, a pochi chilometri troveremo a Venetico Marina un Sindaco disponibile che ci aspetta insieme ai venetichesi. Per farci usufruire di quella serenità e benessere che i nostri politici, ci hanno promesso, già da tempi immemorabili. Ma che ancora oggi, non sono stati capaci di offrirci, manifestando spudoratamente e indegnamente nei fatti di provare poco amore per la propria città e per propri concittadini. Approfittiamone, se vogliamo trovare questi innamoramenti di stima e di fiducia tra gli amministratori e i propri concittadini o vedere delle spiagge pulite e non correre rischi, andiamo a visitare la nostra piccola "Rimini del sud".

 

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