La Voce del Longano

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Santi Fugazzotto

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Ad onor del vero

 

Qualcuno ha detto: ” Non esiste altra via nella riabilitazione verso la verità per noi tutti che non sia quella della ripulitura delle proprie coscienze, partendo dalla profonda consapevolezza delle proprie colpe.

 

Nella realtà d’ogni giorno la verità ha tante facce. Tra le quali quella che si manifesta con evidenza, è quella che la maggior parte dell’intellighenzia nazionale e locale tuttora è schierata a difesa degli inganni. A Barcellona Pozzo di Gotto nei locali del liceo “Valli” dal 26 al 31 gennaio, si è realizzata una mostra proprio su direttiva ministeriale dell’onorevole De Mauro. Il Preside Carmelo Manforte per tempo comunicava ai genitori e agli alunni, che la scuola avrebbe organizzato una mostra per celebrare l’anniversario del 27 gennaio del 1945. Giorno in cui il primo carro armato russo, spalancava i cancelli d’entrata al campo di concentramento di “Auschitz” per liberare gli ebrei tenuti prigionieri dai tedeschi. La mostra è stata allestita attraverso le direttive di due docenti dell’istituto, precisamente: Patrizia Zangla e Saverio Castanotto. Di questa mostra fotografica e documentaria la docente Patrizia Zangla, nell’articolo del mese scorso della “città” a firma d’Antonio Alizzi, ha espressamente riferito: ”Finalmente sono le immagini a parlare. Si sono fatte tante conferenze, troppi discorsi sull’olocausto. E’ arrivato il momento di lasciare riflettere tanto i giovani, quanto gli adulti, davanti alle raffigurazioni di ciò che veramente è accaduto, senza imporgli particolari visioni. Sicuramente sono venuti a trovarci tantissimi giovani, ragazzi, bambini e adulti, ed hanno apprezzato quanto visto”. Ecco che riferita la cronologia temporale della celebrazione e nel rispetto della dovuta riflessione sui fatti, viene spontaneo il ritenere, forse, che la mostra non è stata concepita con animo sereno e libero da ogni riferimento ideologico. Ecco che, è condivisibile quanto detto da Antonio Alizzi nel suo articolo sul punto in cui afferma: ” Di fronte alla morte non ci sono né colori politici né idee. La negazione della vita rappresenta il diniego d’ogni espressione volitiva razionale umana. E vorrei rispondere agli organizzatori della mostra che, nella rilettura dell’evento culturale, l’emozione forte l’ ha provata nel proprio animo, il sottoscritto, con grande e profonda insoddisfazione. Basta considerare la nostra quotidianità culturale per rendersi ancora una volta consapevole, che la verità emerge sempre e molto spesso ritagliata, spezzettata e servita a proprio piacimento: secondo l’angolatura politica. Ammettiamolo: i carri armati, le torture, i campi di sterminio, le esecuzioni sommarie sono state utilizzate come mezzi di repressione anche in Cambogia, in Cina, in Russia, in Cecenia, nell’Azerbaigian, nell’Afghanistan, nel Vietnam, in Corea eccetera. E spesso le notizie sono passate quasi in silenzio in confronto alle pur giuste ripugnanze per i crimini nazisti. Tali prove innegabili si possono rivedere, se lo vogliamo, attraverso le foto conservate negli archivi dei nostri giornali nazionali e nei diversi libri di Storia.

 

Confessiamolo, con fermezza e con onesta culturale e politica, se noi vogliamo tenere in alta considerazione la Storia e la verità, nel rispetto delle tantissime vittime della violenza umana. Nel corso dell’anno scolastico non bastava ricordare soltanto l’anniversario del 27 gennaio del 45. Ma i nostri giovani vanno stimolati e sensibilizzati a riflettere sul concetto, che le violenze vanno condannate sempre da qualsiasi parte esse provengono. Con una riflessione ad ampia luminosità su ciò che veramente è accaduto, e accade, ancora oggi, nel mondo attorno a noi. Questi sentimenti negativi non hanno colore politico. Non appartengono soltanto al nero al rosso, al bianco. Ma vivono e pulsano nella natura umana, si annidano, purtroppo, in ogni nazione, in ogni luogo della terra, anche la nostra. E queste vetrine di cultura così elaborate e servite nella scuola producono soltanto una cultura asservita non certamente alla verità. La scuola se vuole rendere delle lezioni di vita ai giovani, deve sempre condannare i genocidi e le violenze da qualsiasi parte essi provengono. Nei giovani va sensibilizzata la cultura che dove non vi è benessere e lavoro: manca la libertà. E dove manca la libertà ed il benessere, i diritti inviolabili dell’individuo e del collettivo saranno sempre soffocati, attraverso una violenza: sottile, perfida e strisciante. Che con sadismo sgradevole e costante, oggi in tempo di pace produce danni, che per quantità ed intensità, forse, sono più devastanti da quelli prodotti nel passato dai tedeschi.La nostra società ha generato una gioventù: fragile, depressa e senza valori di riferimento cui credere. Ecco che proprio nel nostro tempo la cronaca nazionale, ci rapporta su casi in cui la violenza giovanile esplode irrazionalmente. Alcuni giovani commettono atti di pura e semplice follia, per il solo desiderio di soddisfare gli stimoli generati proprio dalla nostra cultura imperante, che è quella dell’apparire e del possedere il tutto senza alcun sacrificio. Qualcuno potrà obiettare, ma queste ultime considerazioni sui giovani in che rapporto si legano con gli eccidi commessi dai tedeschi e con la mostra allestita nei locali del liceo “Valli”? A questo qualcuno rispondo: che alla memoria dei giovani e per una cultura sui valori giusti della vita, se si vogliono far rivivere i fatti nella loro interezza storica sulle vicende umane ed esistenziali. Gli avvenimenti appartenenti al passato o al presente vanno celebrati e riferiti a piena sincerità. Le verità dimezzate non rendono giustizia a nessuno, nemmeno ai giovani, ma soddisfono soltanto gli interessi, forse, di bottega politica. Agli adolescenti, va reso un servizio culturale e sociale di crescita con fonti di riferimento valoriali e culturali dove non bisogna chiosare soltanto su pezzi di verità, ma sulla totale verità. E ritornando all’evento celebrativo del 27 gennaio 2001 è giusto ritenere e pensare: che la Storia deve e dovrà essere maestra di vita per le future generazioni. Per realizzare questa conquista culturale è d’obbligo morale e sociale che chi ha il compito istituzionale di farlo, lo deve e lo dovrà fare con umiltà e neutralità. Nel rispetto di quella verità sacra ed inviolabile che appartiene al concetto che la violenza, da qualsiasi parte provenga va severamente condannata e questo va detto ed evidenziato: a piena voce…

Vigliatore: la “Corrida” di Carmelo Scilipoti…

 

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I Califfi del Longano

 

Il peso della verità è nella nostra quotidiana realtà. Come i bugiardi, sono condannati a non essere creduti anche quando dichiarano la verità. Così è privilegio di coloro che godono di buona reputazione essere creduti anche quando mentono.

 

Nel nostro scenario pubblico cittadino in questi giorni, si cospira, si trama, con il preciso intento di conquistare una poltrona dorata a Palazzo Longano. Da sinistra a destra con il centro incluso, gli scenari politici non sono chiari ma confusi e incerti ed è notte fonda. In tutta sincerità, la cultura e la strategia che si manifesta a pieno fascio luminoso nei sentimenti e nelle azioni dei tanti nostri professionisti locali, è notoriamente egoistica. Analizzando il passato pubblico dei tanti nostri burocrati, purtroppo, è la riprova inconfutabile e sincera, di quella realtà amara e infeconda, che brucia e produce dolore sulla pelle e nella mente dei tanti nostri concittadini. I nostri tanti burocrati che, nella loro quotidianità, hanno operato all’interno della nostra macchina politica del Longano, hanno prodotto quasi zero, appropriandosi spesso di meriti e privilegi di solito a loro esclusivo vantaggio. Ecco che nel nostro passato recente e lontano, nello scenario cittadino ha dominato molto spesso il senso del precario e del provvisorio; dove sono state fatte tante promesse che poi si sono polverizzate nella realtà, nel nulla di fatto. In città la nostra stessa incolumità fisica continua ad essere sottoposta a rischio, in conseguenza di scelte sbagliate anche a riguardo alla viabilità. In Piazza San Sebastiano, proprio all’incrocio tra la Via Roma e la Via Mandanici; spesso ci scappa il ferito e probabilmente nel prossimo futuro forse ci potrà scappare il morto. Ecco che, è opportuno provvedere, con immediata urgenza, ad invertire nella segnaletica cittadina, il senso di marcia proprio sulla Via Mandanici.

 

Fatti ed eventi ai quali anche per rispetto alla propria città e ai cittadini i burocrati del Longano, devono dare una risposta immediata e risolutiva. Per evitare che, tali pericoli avvengano: a danno della collettività che vive nella nostra cittadina. In città, spesso, quando accadono problemi inerenti alla circolazione, trovare un Vigile Urbano è difficile. Ma la cosa più strana, è anche quella che, nel nostro territorio, vi sono persone che criticano aspramente chi ha la forza d'animo di affermare la verità. Chi è criticato, spesso, è accusato d'essere troppo pessimista o di non offrire un buon esempio per le nuove generazioni. Queste persone, forse, che pensano e parlano a voce bassa, vorrebbero e pretenderebbero un’informazione diversa, camuffata, distorta, al solo scopo di portare i giovani a vedere al futuro con animo sereno. Questi personaggi che sanno soltanto disapprovare a bassa voce, attraverso i loro gusci dorati e tranquilli, vorrebbero e pretenderebbero di dare una lezione di vita. Proprio loro che spesso sono i doppiogiochisti vorrebbero dare una lezione di vita a chi, invece, possiede l’ardimento di sacrificare la propria serenità e il proprio tempo, per il bene comune. Questo gregge d'adulatori e di difensori del male e del conformismo e del niente, suscitano nell’animo di chi scrive soltanto un sentimento di condanna. Se analizziamo nel nostro territorio la nostra quotidianità, si vive nel disordine morale e sociale; mancano le scelte radicali e rinnovatrici, manca il senso del pudore, mancano i progetti a lungo e a medio termine per lo sviluppo e l’occupazione. Da noi nel nostro comprensorio cittadino nulla è stabile, fuorché il provvisorio. In questa nostra realtà occorre avere il coraggio di gridare la verità, per superare le ingiustizie e le ruberie; occorre guardare la realtà con occhi ben aperti e disincantanti. Con ogni probabilità, anche in queste elezioni politiche amministrative del 25 Novembre, gli elettori barcellonesi abboccheranno all’amo. La posta in gioco più alta per la vittoria finale, è la conquista della poltrona principale di Palazzo Longano. Ma diciamocelo il coefficiente dei candidati che sono stati resi noti, sino a questo momento, per qualità e per efficienza, in tutta onesta di pensiero, è al minimo storico. Nel nostro territorio, è alquanto difficoltoso trovare dei candidati con un elevato coefficiente culturale e politico, nella dottrina e nelle azioni. E questo perché sino a quando, saranno prescelti nel nostro scenario cittadino soggetti pubblici sprovvisti di un’elevata dose di coraggio e d’autonomia nel pensiero e nelle azioni. Nel presente, ci dobbiamo rassegnare a continuare ad accontentarci soltanto dei tanti: marpioni, voltagabbana e trasformisti, che spesso sono pronti e svegli a svendersi al solo fine di conquistare un posto nel palazzo del potere. Costoro, i tanti, sono, simbolicamente, i Califfi del Longano che aspirano a pieni polmoni a continuare a cavalcare nel deserto stagnante, in cui è precipitata la nostra città, già ormai da troppo tempo. Sino a questo momento all’orizzonte non s’intravede luce, ma soltanto ombre.

 

 

Il desiderio supremo

 

La piazza politica si affolla al grido di guerra ”A me la poltrona”. A Barcellona, per le elezioni amministrative del 25 Novembre, ci piaccia o non ci piaccia, gli accordi sono stati fatti, i proconsoli che devono scendere sul campo di battaglia politica, sono stati prescelti!

 

Sulla scelta dei candidati, ancora una volta, in queste elezioni amministrative del 25 Novembre, le scelte provengono dall’alto e non su designazione della base. La volontà ed il pensiero del comune cittadino, contano poco o niente, all’alba del terzo millennio, nel nostro scenario politico cittadino, si cospira e si trama all’interno dei salotti della nostra partitocrazia locale. I fautori dell’attuale contaminazione politica, si agitano nella nostra cittadina armeggiando le loro spade, spesso, in difesa d’interessi corporativi e personali. Nella nostra storia politica barcellonese, tra passato e presente, sta scritta la verità. Quella verità che, ancora oggi, nella sua negatività, si portano addosso con somma fatica e rassegnazione la gente che vive nel nostro comprensorio. Nel nostro paese gli ignobili calcoli elettorali, sono stati fatti e continuano ad essere fatti non per uscire dal tunnel, ma per rimanere nel guado.

 

I tanti nostri professionisti della politica, hanno conquistato le poltrone del potere in virtù delle loro tante scaltrezze che sono riuscite a consumare: a piene mani e a cuor leggero. Ecco che oggi la verità, va detta con coscienza e coraggio, nel nostro borgo selvaggio. Nel nostro paese, diciamocelo, la dottrina della meritocrazia, non è riuscita a radicarsi nella cultura e nelle coscienze dei tanti nostri professionisti della politica che primeggiano nel nostro territorio. Dove di nostro, vi è soltanto una convinzione. Il futuro che si prospetta al nostro orizzonte, non appartiene al comune cittadino ma ai solidi noti e ignoti. I solidi personaggi che nel nostro palcoscenico politico, preferiscono cospirare e tramare per fortificare e santificare la cultura della partitocrazia e degli interessi personali. La cultura partitocratrica, spesso, è stata utilizzata, come strumento utile per soddisfare i desideri e i capricci personali dei tanti marpioni di turno. E questa gente, confessiamocelo, in tutta sincerità, ha dimorato e tuttora dimora, nelle stanze dorate dei nostri Palazzi del potere. Affermiamolo, a viva voce, gridandolo, con convinzione: nulla o quasi nulla è stato fatto dalle tante orde barbariche che spadroneggiano e vivono e vegetano nel nostro “borgo selvaggio”. Tutte le opportunità che l’Europa ci offriva, a livello di finanziamenti sui progetti dello sviluppo e dell’occupazione, sono state perse per incapacità e incompetenza della nostra dirigenza politica.

 

Forse è veritiera l’affermazione fatta da qualcuno che nel passato sosteneva: ” Era meglio quando si stava peggio”. Riconosciamolo il modus vivendi che ispira i tanti nostri burocrati, è questo loro desiderio possente di volere sempre possedere all’infinito. Questo desiderio di possesso è una malattia contagiosa che, soprattutto, nella nostra città, si è manifestata e si manifesta come un virus inarrestabile che, si estende a macchia d’olio, nell’animo e nei pensieri della nostra dirigenza politica. Dove tutti, aspirano e bramano di salire in fretta sul carro dei vincitori. Ecco che in questo modus vivendi, cui s’ispira la nostra classe politica, il cittadino onesto è ridotto all’impotenza ed è considerato come un elemento di disturbo. Questa cultura, nella nostra realtà, s’ingigantisce e si moltiplica“, producendo nella nostra città i cosiddetti “rami secchi”. Nella nostra realtà si continua ad andare avanti con il consueto principio: noi faremo, sempre prospettato verso un futuro ipotetico e illusorio. Longanesi nel secolo scorso sosteneva: “La paralisi è l’unica cosa che è veramente progressiva che alligna nella cultura della schiacciante maggioranza dei nostri uomini politici”. Nel nostro Sud, soprattutto, nei tanti, manca una cultura dei valori, manca una cultura della solidarietà, manca la cultura del fare e del concretizzare. Le azioni pubbliche, sono state praticate, spesso, entro i canoni dilaganti dell’opportunismo o dell’indifferenza o del cinismo oppure dell’ipocrisia. Questo è: il loro “desiderio supremo”! Qui da noi i tanti, non riescono a vedere oltre l’arco della propria vita o dei loro piccoli interessi. Allora confessiamocelo in tutta sincerità, nei tanti manca l’amore verso la propria città, nei tanti manca il senso dell’onesta e dell’umiltà del fare. Ecco che quello che si prospetta nel nostro prossimo futuro, il 26 Novembre sarà una “giornata nera”. Giornataccia che difficilmente, potrà essere cancellata e dimenticata, in tempi brevi, dalle coscienze dei tanti uomini liberi che vivono nella nostra città.

 

 

La pagnotta bisogna meritarsela

 

A Barcellona come a Palermo e a Catania non è facile sostituire il concetto evangelico della rinunzia, con il concetto rivoluzionario della conquista. Prevalgono e s’impongono, nel nostro scenario pubblico, l’immagine immediata del vuoto, dove l’ipocrisia morale o il privilegio politico trionfano su tutto. La verità va detta: questa è la filosofia della pagnotta!L’uomo del nostro tempo è un animale essenzialmente egoista.

 

Ecco che la buona novella che va raccontata è quella di ritenere che oggi sopra d’ogni principio morale, prevale nell’omus pubblico il vangelo politico di difendere ad ogni costo la propria pagnotta. Tutelare oltre ogni limite la propria pagnotta, nella nostra società, non ha un unico colore ma, si estende a macchia d’olio a partire, dal centrosinistra (vedasi sinistra) al centrodestra (vedasi destra). Il loro egoismo, non ammette restrizioni e riduzioni, a conservazione degli interessi che la casta rappresenta. Nella nostra epoca, la cultura e l’accrescimento dei valori e dei principi, non importa più (un fico secco) a nessuno. Nel nostro tempo i nobili sentimenti sono stati sostituiti totalmente, dall’adorazione dal Dio denaro, che prevale sopra di qualunque morale. Questa concezione della vita predominante è degradante e allarmante nella nostra cultura. Ecco che in virtù di tali principi dottrinali il bene sociale ed economico, nella nostra città, trova difficoltà a realizzarsi. Invece, al di là, al di sopra, del proprio salario, dovrebbe prevale nell’omus politico l’amore per la città e i propri cittadini. Questa è la politica che va alimentata e scritta a lettere cubitali, se si vuole far rinascere il paese. Sosteniamolo a viva voce: gli incarichi istituzionali non conferiscono soltanto privilegi ma anche e soprattutto responsabilità e doveri. Per dare il suo giusto valore etico e sociale alla politica, è augurabile che ogni uomo pubblico agisca principalmente a difesa dei diritti che ogni giorno sono violati in danno dei più deboli. Con queste considerazioni si vuole richiamare alla memoria dei signori del Palazzo che, il potere gli è stato conferito dai cittadini, per mandato elettorale, per migliorare le condizioni sociali e di sviluppo della nostra città. Tuttavia alcuni politici d’opposizione che dovrebbero agire e pensare nel rispetto delle teorie del partito che rappresentano, spesso, agiscono in difesa d'interessi esclusivamente personali.

 

Ecco che proprio quest’anno, nel mese di Marzo, in una seduta del Consiglio Comunale accadeva una circostanza di particolare valore. Evento unico nella storia politica della città del Longano. Il consigliere Giacomo Giorgianni facente parte dello schieramento che governa nella nostra città. In una seduta del Consiglio Comunale promuoveva: di ridurre l’indennità di presenze che la nostra Amministrazione attribuisce ai consiglieri. Il suggerimento era proposto (a detta del consigliere Giacomo Giorgianni) per venire incontro alle difficoltà finanziarie in cui versa in nostro Comune. Onore e merito al consigliere Giacomo Giorgianni che a sostegno delle sue scelte in una pubblica intervista affermava: “Il ruolo del consigliere Comunale va inteso come una missione”. Le affermazioni pronunciate in aula da Giacomo Giorgianni, portavano immediatamente la maggior parte degli altri consiglieri di governo e d’opposizione, a manifestare il proprio dissenso. Dissenso che era stato manifestato, anche pubblicamente, da una cospicua quantità di consiglieri. I consiglieri intervistati sull’argomento (della riduzione dell’indennità) sostenevano: “ ognuno è libero di fare quello che più ritiene opportuno, è giusto che chi lavora percepisca quanto prevede la legge. Ma la cosa che più colpisce di più è quella che proprio da uno dei consiglieri dei DS, precisamente dal Nino Pantano, parte il contrasto più accesso e polemico. Il Pantano sosteneva di non essere d’accordo a definire il consigliere” un missionario”. E proseguendo nelle sue pubbliche affermazioni dichiarava: per dignità chi fa politica e lavora deve ricevere il giusto compenso stabilito dalla legge”. E proseguendo nelle sue dichiarazioni pubbliche ammetteva: non è attraverso la riduzione dell’indennità di presenza che si riduce la spesa della gestione comunale ma, occorre intervenire diversamente per ridurre gli sprechi. Allora, diciamocelo, senza veli d’ipocrisia e senza secondarie finalità di difesa di categoria: l’uomo pubblico deve essere propositivo nei suoi pensieri, anche se tali intendimenti sopraggiungono in ritardo. La sventura più grave è quando i proponimenti non arrivano mai a destinazione e quando i bilanci sono fatti in anticipo. Il resoconto della gestione della nostra macchina Comunale va fatto alla fine dell'anno, solo allora si potrà precisare in termini di quantità a quanto ammonteranno le voci di spesa. A conti fatti ad inizio del nuovo anno, si potrà determinare il valore delle entrate e delle uscite. E rendersi conto realmente su tutto ciò che si è fatto di giusto a difesa e tutela degli interessi dei cittadini di Barcellona. Mentre i pensieri d’oggi, si disperdono sterilmente, si agitano, nella nostra realtà quotidiana, lasciando prevalere nell’animo dei burocrati l’angoscia di perdere i privilegi. Vi è qualcuno nel nostro tempo, che sostiene: nella società non esistono fenomeni "morali", ma solo interpretazioni morali" dei fenomeni. Questo per sostenere che, spesso, nell’offrire la propria immagine, in campagna elettorale si predica bene, per poi negli eventi che segneranno la vita pubblica ci si comporterà in modo differente. In questo nostro mondo terreno se vogliamo davvero migliorare le condizioni di vita nella nostra società. La grandezza di un uomo non va commisurata con la quantità di potere che si possiede, ma per quello che ogni individuo è disposto a rinunziare per il bene comune. Quanti dei nostri politici sarebbero disposti a rinunciare ai propri benefici per garantire i diritti fondamenti dei concittadini? In una città come la nostra. Dove si vive in condizioni distanti anni luce con riferimento alle altre città del nord. La difesa ad oltranza del proprio salario da parte d’alcuni consiglieri, va aspramente criticata. Gli uomini di Palazzo Longano, sino ad oggi, ci hanno offerto ben poco. Allora con convinzione sosteniamolo…

 

 

Moralizzare le istituzioni

 

Il 26 Febbraio di quest’anno è morto un mio amico, Aurelio Calamuneri, stroncato da un infarto. Un amico onesto e sincero che quando ci si trovava insieme e si discuteva sui fatti e sulle ingiustizie della vita, i suoi occhi diventavano di fuoco. E spesso il grido di tormento e rabbia che usciva dalla sua bocca era: “Come si può parlare bene delle nostre istituzioni! Quando i diritti più elementari dell’individuo, sono calpestati, di sovente, a svantaggio dei più deboli. Il nostro è uno Stato che, nel suo operare attraverso le sue istituzioni, spesso, è indifferente al bene comune. Nella nostra Italia: a scontare i sacrifici sono sempre i solidi ignoti“. Addio amico Aurelio. E’ vero tutto quello che tu sostieni. Le miserie sociali ci sovrastano. I governi di diverso colore politico si susseguono; ma la nenia che si ripropone, ancora oggi, in danno della gente comune è sempre la stessa. A Barcellona, come a Roma, come a Milano, nella nostra epoca non ci può essere pace in coloro che vogliono delle condizioni di vita sociale migliore per tutti. La nostra è una società, insensibile, disumana, ipocrita, dove si adora soltanto il Dio denaro. La nostra società si è sviluppata seminando nell’animo umano il germe dell’aggressività, della prepotenza e dell’abuso. I giovani figli della nostra società dell’oggi portatrice di questa cultura, i tanti, non rispettano il prossimo e cadono, molto spesso, nel vuoto o appiattimento di qualsivoglia sentimento. Noi viviamo in una società dello spettacolo, dell’immagine. Dove i giovani ci stanno dentro, corpo e anima, e ne subiscono il condizionamento sino all’estremo limite delle proprie energie. La nostra società, è stata costruita su pilastri che non hanno fondamento sui sentimenti del bene comune. Nella nostra società contemporanea si celebrano gli interessi, i vizi, i capricci, dei pochi eletti. Qualcuno potrà ribattere, ma questi principi negativi sono sempre esistiti nella natura umana sin dalla sua creazione. E questo è vero! Ma oggi, più che mai, tali principi si sono estesi e centuplicati, sempre di più, nella quasi totalità degli uomini che rappresentano le istituzioni pubbliche e private. Nel nostro tempo trovare uomini dì alto prestigio nei principi e nei sentimenti nelle nostre istituzioni è al quanto difficile. Le inchieste di ieri e quelli d'oggi, compresa Tangentopoli, ci offrono uno scenario indecoroso della realtà che ci circonda. I tanti uomini delle nostre istituzioni e dei gruppi dell’alta finanza si sono moltiplicati in difesa dei propri privilegi al grido supremo: “ Mors tua, vita mea”. La nostra “fantomatica” cosiddetta società civile, ha prodotto nel pensiero dei giovani un vuoto profondo, di crisi d’identità, di disagio relazionale. E questo perché, nelle nuove generazioni sono scomparse quelle idealità che rendevano maggiore valore all’essere, in quanto uomo pensante. Tutto questo nella nostra epoca ha contribuito: a far germogliare una generazione priva di qualsivoglia punto di riferimento. Una generazione che, si manifesta nelle sue azioni con prepotenza, con arroganza, con superficialità, spesso, dissociandosi dalla realtà, facendo uso di droga e vivendo la propria giovinezza con difficoltà, con rabbia. Difficoltà e rabbia che nel tempo, si sono trasformate in un sentimento di diffidenza e disamore nei confronti di uno Stato incapace di risolvere le problematiche sociali.

 

Uno Stato che nei fatti, spesso, ha dimostrato di non amare i giovani, ma li ha utilizzati costantemente come moltiplicatore di voti in campagna elettorale! Ecco che è ingiusto; addossare tutte le colpe delle devianze giovanili soprattutto alla scuola o alla famiglia! Sicuramente tra genitori e figli in alcuni casi manca il dialogo. Oppure in altre situazioni tale rapporto si manifesta con autorità. Ma bisogna riconoscere che nella nostra epoca, i giovani vivono in minima parte le proprie giornate nelle scuole o nella famiglia. La gioventù nel nostro tempo vive, la sua vita, maggiormente, in ambienti diversi dalla famiglia e dalla scuola, con gli amici, in piazza, nei bar o nelle discoteche. Dove in questa molteplicità di luoghi gli umori sono diversi, i principi di vita sono diversi, i gusti sono diversi. E proprio questa diversità, spesso, incide profondamente nell’animo e nei pensieri delle nuove generazioni. La personalità fragile di ognuno di loro, oggi, trova forza e coraggio nel gruppo e nel gruppo in cui loro meglio s’identificano. Considerata la fragilità della personalità dei giovani, l’identificazione al gruppo non si sviluppa per ragionamenti valoriali o da sentimenti d’idealità. Ma è filtrata dai gusti, dalle immagini, dai suoni, collegate alla moda e alla musica o a certe emozioni forti. Emozioni forti che i giovani, vogliono provare e che la cronaca dei giornali ci sbatte in faccia ogni giorno. Raccontandoci con immagini che la violenza giovanile spesso, si scatena al solo scopo di soddisfare i propri capricci. Capricci che molto spesso, si consolidano nel gruppo, ambiente diverso della famiglia e dalla scuola. Per strappare i giovani dai pericoli prodotti dall’oziosità della Piazza e sottrarli dal branco o dal bullo di turno, è necessario assicurargli un futuro. Altrimenti lo sforzo educativo della scuola o della famiglia servirà ben poco. Come pure ben poco, potranno essere utili i centri sociali. Le dimostrazioni del fare devono partire dall’alto, dagli uomini delle Istituzioni che rappresentano lo Stato, con amore, con impegno, con lealtà. Su questa strada i problemi inerenti al disaggio o alla devianza giovanile potranno essere risolti, senza lasciare alcun trauma, nella personalità e nell’animo dei giovani. Potenziare e sviluppare i centri sociali, come rimedio di soluzione del problema, servirà ben poco. Perché poi, ci ritroveremmo, sempre di più, con dei giovani sofferenti e disadattati da curare e da inserire nuovamente nella società con difficoltà.Lo Stato e le Istituzioni, tutte, devono seriamente aiutare i giovani ad uscire dal labirinto. La soluzione a risolvere il malessere giovanile, se si vuole, si può trovare. Ma tale compito di edificare nella nostra società un’eticità sociale, deve partire dallo Stato e dagli uomini delle nostre istituzioni. Nella storia culturale di questo nostro paese, nel passato recente, vi era un nostro concittadino illustre Nello Cassata che in un suo racconto titolato “Il Labirinto”, metteva nei pensieri del suo personaggio principale Aldo Riberi delle riflessioni di verità esistenziali sull’agire umano. In quel racconto il personaggio principale Aldo Riberi riflettendo sulla natura umana sosteneva: “ La chiave di tutte le sciagure umane, è un eterno ripetere l’errore di volere la propria felicità a discapito di quella altrui. Ciò determina il rancore e l’odio. Penso solo che tutti usciremo da questo labirinto, quando getteremo le armi di Caino e cesseremo d’ingannarci a vicenda”.

 

 

Onorare Le Promesse!

 

Qualcuno nel passato sosteneva: “Il ferro si può piegare, il piombo si può fondere”, ma io aggiungerei e la coscienza d’ogni uomo si può corrompere!

 

Quale cultura è la nostra, che si fonda sull’indifferenza per gli altri, dove il desiderio supremo che spadroneggia è l’egoismo o il desiderio di conquistare soltanto le poltrone dorate del potere! Un nostro conterraneo del secolo scorso. Lo scrittore Beniamino Joppolo in un suo racconto titolato “Gli alberi di Alberto” sosteneva: ”Il mondo è triste perché ci sono alberi posseduti da chi non li ama, ci sono persone possedute da persone che non le amano, ci sono macchine e pietre e case possedute da persone che non le amano, e allora l’aria è triste e pesante. Invece, io voglio un’aria tersa e pulita”. Barcellona è un paese popolato da numerosi marinai, pensatori, idealisti, romantici e di ben altro…!  Dove alcuni abitanti, quelli, i più rappresentativi per casta e per cultura, che si affacciano nel nostro panorama pubblico, i tanti sono spinti e sospinti dai soliti orchestrali politici. Nel paese, per taluni cittadini, forse, è più comodo stare con i potenti o le signorie di turno. Questa scelta, consente a costoro, nell’immediatezza, di beneficiare dei tanti privilegi, che solo il potere dominante gli può garantire. Ebbene, in questa nostra strana città, i privilegi, molto spesso, non sono concessi per pura o mera bontà o per filantropia o per altruismo. I lacci e i laccioli, sono tesi e lanciati per raccogliere onori e gloria soltanto per taluni timonieri che navigano nelle acque torbide del Longano. Questi marinai, i tanti, che sono nostri concittadini, è già da molto tempo che veleggiano nelle acque stagnanti della nostra città. Come pure il principio sommo che caratterizza la vita d'alcuni organi d’informazione, nel nostro territorio provinciale, è solo quello di raggiungere l’obiettivo di filtrare la verità a proprio compiacimento per incidere sul destino della nostra comunità. La verità quella vera non sta scritta su un foglio di carta e nemmeno nei risultati elettorali, ma nei pensieri del comune cittadino. La gente comune sopporta e patisce, giornalmente, le prepotenze e le ingiustizie, con somma umiltà e rassegnazione. Per quanto tempo ancora, questa sceneggiata, potrà essere sopportata dal cittadino barcellonese? Questi sentimenti di rassegnazione e di timore pulsano nell’animo e nelle azioni del popolo barcellonese, in questa nostra strana città. Una cosa è certa: che questi lacci e laccioli se tirati ancora per lungo tempo si possono spezzare! Continuare a piegare il paese a colpi di retorica, o di pagine vuote e di fatue celebrazioni pubbliche, o di feste o festini, non consentiranno al cittadino di risalire dall’abisso. Nel nostro territorio per vivere bene, la gente desidera ben altro in prospettiva del proprio futuro.In questa nostra città, sino ad oggi, si è parlato molto e molte promesse sono state fatte. Ma, sino a questo momento, di nuovo, all’orizzonte, si è visto ben poco. Per il bene della nostra città e dei suoi abitanti; bisogna uscire dalle apparenze e dalle tenebre oscure e artificiose, bisogna concretizzare al più presto le promesse. Le istituzioni e gli uomini di cultura e di potere, per incidere positivamente nelle azioni di sviluppo, debbono porsi in piena luce e in totale libertà di pensiero.

 

Nel nostro territorio cittadino gli eventi e le azioni, vanno espressi e manifestati nel rispetto di quei giusti principi che dovrebbero regolare il pensiero di una società civile. Gli organi d’informazione, hanno l’obbligo morale di puntare alla massima neutralità e imparzialità nell’offrire la notizia o nell’esprimere le proprie opinioni. Per consentire che i cittadini, si risveglino nelle loro coscienze per conquistare le vette supreme di positività morali e sociali. L’informazione deve elevarsi al di sopra ed al di fuori d’ogni atteggiamento, che possa essere ritenuto sospetto o ambiguo. Ecco che esprimere i fatti pubblici con atteggiamento ironico e burlesco, farà sorridere i molti ma non risolvere i problemi esistenti in questa nostra strana città. Perché quando il male si è imputridito, non bisogna andare per il sottile, la malattia contagiosa va eliminata attraverso una radicale ripulitura del territorio e operando anche in profondità nelle coscienze d’ogni cittadino per consentire una corretta maturazione culturale. Per risanare il territorio non bisogna soffermarsi alle apparenze che spesso sono ingannevoli. E’ d’obbligo analizzare in profondità le varie facciate di verità, se si vuole il bene della città! Pertanto si deve rimanere con la mente sveglia, con disponibilità d’animo e con totale autonomia di pensiero. I pensieri negativi che affliggono alcuni nostri concittadini, vanno curati e risanati non con i sentimenti dell’odio ma del convincimento. Se si perseguirà questa strada in piena autonomia di pensiero e d'azione, e attraverso una maturazione culturale, forse, ancora oggi, si potrà sperare di edificare una città migliore. Diversamente le tante pagine, che continueranno ad essere scritte e riscritte sulla nostra città, rimarranno soltanto delle “pagine vuote” e nulla di più. Ecco che, oggi, raggiunti i limiti massimi di sottosviluppo e di degrado esistente nel paese, è d’obbligo tagliare i ponti con il passato, con somma urgenza, se si vuole veramente la rinascita della nostra città. Riuscirà il governatore della nostra città, nel nostro prossimo futuro, a realizzare quanto promesso in campagna elettorale? Da cittadino barcellonese mi auguro che il Sindaco riesca a concretizzare le sue promesse. Ma il buon senso e l’esperienza e taluni protagonisti che ci ritroviamo nel nostro scenario politico, m’impongono di rimanere nell’attesa che gli eventi giungono a compimento.

 

 

I galantuomini dove sono!

 

Un nostro illustre concittadino di Barcellona Pozzo di Gotto Carmelo Santalco, dissertando sull’uomo, in suo racconto dal titolo “La strada e il lampione” così si esprime: "Gli uomini, spesso, dimostrano di avere perduto sentimento e ragione. Il sentimento è dote sublime dell’anima che fa amare il prossimo; la ragione è facoltà dell’intelletto che fa scoprire la verità. Senza sentimento e ragione, non si dominano gli impulsi negativi, non si domina il male. In altri tempi ho visto concludere affari con una stretta di mano fra galantuomini, stirpe ormai quasi in estinta”.

 

In Provincia - Spesso, si predica bene ma di sovente di razzola male! Ecco che, al sorgere del nuovo anno, proprio alcuni giorni addietro, a Milazzo e a Lipari, i rispettivi consigli comunali di questi due paesi della nostra provincia, hanno bocciato definitivamente i Prusst inseriti nel pacchetto Valdemone. Un voto di rigetto che, è stato espresso da una classe politica coralmente schierata, in ambedue le amministrazioni Comunali (Lipari e di Milazzo).

 

E questa decisione è una sciabolata in faccia ai milazzesi, che anche sui Prusst che anche sui Prusst avevano riposto le proprie speranze. Un gesto di sublime follia. Se approvato il programma di riqualificazione urbana a sviluppo sostenibile del territorio, avrebbero senz’altro contribuito ad impinguare le casse comunali e i portafogli degli imprenditori, degli artigiani, del comune cittadino e dei giovani. Attraverso progetti che sicuramente, avrebbero arginato il dissesto della nostra economia locale e incrementato lo sviluppo e l’occupazione e consequenzialmente la crescita del paese. Perché quando il denaro circola, si sviluppa e cresce anche l’occupazione! Checché i nostri amministratori locali ne dicano o ne pensano, la logica e il buon senso dei sentimenti avrebbero dovuto imporre delle scelte differenti. Queste riflessioni, sono sostenute anche dai nostri economisti nazionali ed europei. Diciamocelo, tutto quello che è “linfa vitale” (che entra nelle casse comunali e nel territorio) rappresenta un principio di positività! La scusante che stravolge il piano regolatore non regge, le carte del mazzo vanno rimescolate nel giusto senso! Poiché il piano regolatore, può essere rivisto con le opportune modifiche. E l’Amministrazione Comunale e i milazzesi, non avrebbero così perso i tanti miliardi che sarebbero caduti a pioggia e a grappoli sulla piana di Milazzo. Inadempienze e responsabilità insensate ricadenti sui nostri amministratori. La nostra è una classe politica che facilmente si disperde nel produrre un cumulo di macerie. Oppure, forse, è pensabile che, alla nostra classe politica, farà più comodo tenere il cittadino oppresso e sottomesso. La motivazione ufficiale di bocciatura dei Prusst è quella fornita da alcuni consiglieri: “ I progetti se approvati avrebbero stravolto il PRG, e si sarebbero trasformati nel tempo in autentiche speculazioni edilizie”.

 

 

Un patto per la rinascita

 

Un nostro illustre conterraneo Nino Pino meditando sul destino dell’umanità così si esprimeva: “Ogni tramonto è aurora che sboccia. Un anno è come un seme della terra. Beato chi lo seppe seminare! Un anno è come una misura spesa; beato chi la seppe consumare…!“

 

Oggi come ieri i tanti uomini delle Istituzioni di Terme Vigliatore, parlano e straparlano, utilizzando parole che per il loro contenuto toccano, nell’immediatezza, la sensibilità del cittadino. Tuttavia ritengo che, la gente, con calma, con intelligenza e con la dovuta riflessione ripensando e ripensando, comprende che le parole utilizzate dai nostri burocrati per i contenuti e per le parole prescelte sono ingannevoli. Alla luce dei fatti concreti, la gente percepisce che la loro tanta magnificata positività contrasta con la realtà che ci circonda. Di quella realtà che è: sotto gli occhi di tutti! Ecco che, nel giudizio dei tanti cittadini che s'incontrano per le strade o nelle pubbliche piazze, in atto vi è una comune considerazione che tormenta i pensieri e i sentimenti del comune cittadino. La gente ritiene che, in vista delle elezioni amministrative prossime, il teatrino della sceneggiata pubblica, proprio in questi giorni a riaperto il suo sipario. Da destra a sinistra si chiude il cerchio. Tutti o quasi incominciano a riempirsi la bocca, nei loro discorsi: proponendosi sin d’ora come i nuovi paladini che lottano in difesa degli interessi della città e dei suoi cittadini. Gli uomini pubblici delle nostre istituzioni locali, i tanti, parlano e straparlano, nei circoli, nelle associazioni e nelle sezioni di partito: manifestando il loro amore verso la città, verso le proprie radici, promettendo di far rinascere il paese. A questo punto sorge spontanea un’osservazione: ma costoro, i tanti, in questi ultimi anni, nella loro attività di palazzo che cosa hanno prodotto per la città. Laddove tutti sappiamo che i problemi che soffocano il paese, si sono moltiplicati nel tempo sempre di più? Il momento che oggi si attraversa nel paese, è drammatico! Allora c’è da chiedersi: in quali mondi, in quali mari, hanno navigato i burocrati nel paese di Terme Vigliatore? A chi attribuire le colpe, se, oggi, nel paese, ci si trova nel più totale decadimento in tutti i settori della nostra economia.

 

Le colpe ci sono e sono tante, ma vanno distribuite, equamente, a tutti i componenti della macchina Comunale!  L’imperativo categorico da perseguire, nel nostro prossimo futuro, è quello di superare gli egoismi individuali e gli interessi collettivi: per segnare delle pagine vantaggiose nella storia del paese! La corsa verso l’abisso e al caos o alla completa dissoluzione sociale, va interrotta per risalire il pendio. Sino ad oggi, nel paese, le linee di sviluppo, si sono dimostrate incerte e nebulose, e le mete da raggiungere vaghe. E’ indispensabile cominciare a governare il paese con un progetto chiaro e cristallino. Un processo di sviluppo che non deve partire da un basso calcolo elettorale o da meschini interessi personali. Si formi, si alimenti, si fortifichi, un unico progetto valido. Un progetto da porre al disopra degli interessi di bottega, se si vuole far, veramente, far rinascere il paese. Nel paese oggi: c’è tutto da rifare! Bisogna andare verso traguardi che siano in armonia con le risorse naturali esistenti nel territorio. Presupposto utile è necessario per realizzare tali finalità di sviluppo: è la realizzazione di una politica saggia e consapevole dei propri mezzi e delle proprie volontà Sopportare, ancora per lungo tempo, la realtà drammatica dell’oggi, è insopportabile per tutti coloro che vivono nel territorio. Nel paese i sintomi del malessere sono chiari e diffusi, ovunque, in ogni ceto sociale, in ogni attività economica del paese. Molto spesso l’elemento economico di sviluppo, è stato sommerso dagli interessi particolari e individuali a svantaggio delle esigenze della collettività. Quanti tormenti, quante pene, quante speranze e quante delusioni, dovrà ancora sopportare il cittadino di Terme Vigliatore. In questo nostro paese, nei tanti inquilini che hanno dimorato nel Palazzo, nel tempo passato e recente, non si sono viste né le virtù né la giusta volontà propositiva di migliorare e far crescere lo sviluppo dell’economia in tutti i settori. Nel paese, le fatiche, gli sforzi, i sacrifici, le lacrime della gente, vanno difese e tutelate su ogni fronte. Mentre gli atteggiamenti ambigui e demagogici dell’oggi, d'alcuni nostri burocrati vanno aspramente criticati. Lo scienziato Nino Pino con alcuni suoi versi pubblicati nel maggio del 1987, nell’antologia “Poeti siciliani per la pace” sull’unitarietà degli intenti che l’umanità, dovrebbe possedere così si manifestava: “Porgiamoci la mano e andiamo avanti. Chiunque tu sia e chiunque io sia. Il sentiero che ci porta in alto ci accomuna”! Questa maturazione d'eticità morale e culturale se ci sarà, è utile per ridare prestigio alla città e ai suoi concittadini. Fare un'opposizione preconcetta ed egoistica, è politicamente inutile per la crescita del paese. Bisogna andare uniti e compatti nelle idee e nelle azioni, puntando verso lo sviluppo e la progettazione di una politica più concreta nell’interesse della città e dei suoi cittadini! Incombe la necessità di uscire veramente, dal paludismo, dal protagonismo o dagli antagonismi sterili e infruttuosi. Con umiltà e unità d’intenti gli obiettivi vanno realizzati. Urge tutto questo se si vuole veramente, uscire dalla crisi e far rinascere

 

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Election Day

 

L’indifferenza è il più grave dei peccati, ma la falsa solidarietà peggiora la situazione. Un po’ di pudore non guasterebbe e bisognerebbe possedere un forte senso della dignità e della rinunzia, per costruire un mondo più giusto. Per fortuna le bugie hanno le gambe corte ma, hanno purtroppo, anche le mani imbrattate e coperte con i guanti della falsa democrazia e del populismo che si blatera, soprattutto, in campagna elettorale.

 

Nella provincia vi è chi sostiene che la nostra Italia è popolata da individui che per conformazione mentale sono simili ai cortigiani o ad omuncoli che con scarso spirito critico, solidamente, usano fare da corona al Cavaliere Berlusconi. Però se si vuole riferire la verità, in tutta sincerità, confessiamolo: le auto celebrazioni e le cortigianerie si praticano diffusamente e si pontificano a mo’ di Omelie anche nella nostra provincia e nella nostra regione. Nel nome e per conto del Popolo si predicano e si praticano le difese del cittadino, soltanto con la potenza virtuale delle parole. E questo purtroppo, già da parecchio, avviene sia nei palazzi istituzionali sia nelle tante parrocchie della nostra desolata provincia. Dove in nome e per conto del popolo si continua ad ingannare la gente, ma finiamola di parlare bene per poi raspare male, con accordi che si consumano sottobanco! Il profilo di un uomo pubblico o di un politico non basta ricercarlo soltanto nel suo volto o nel suo stile di vita o nelle sue sembianze esteriori o prendendo spunto da qualche battuta, ma nella sua concretezza del fare. L’analisi sull’uomo politico va fatta, non solo nella sua interezza pubblica e privata ma, anche e soprattutto, quantificando: i fatti, i risultati e il realizzato. Queste affermazioni per sostenere a piena convinzione che le alterazioni della verità servono soltanto all’auto-suggestione delle masse, per conquistare il consenso elettorale, ma non fruttificano benessere economico per il cittadino. Soprattutto a quella gente che giornalmente, hanno dovuto sopportare, sino ad oggi, come qualcuno in provincia sostiene: ” Sempre sangue sudore e lacrime”. Gli adescamenti ci sono stati somministrati spesso, con la suggestione ipnotica, dai tanti uomini di cultura. Che in provincia e nella nostra isola forse, percepiscono gli oboli dal potere politico e che probabilmente operano anche in nome e per conto della Chiesa.

 

 Il Cristo in difesa dell’umanità praticò: la bontà, la carità e l’altruismo nei sentimenti e sacrificò la propria vita. Oggi invece la Chiesa, spesso, in provincia e nel paese partecipa attivamente alla vita salottiera, pubblica e politica: intrattenendo rapporti d'amicizia e forse di scambio di cortesie, con gli uomini del potere. Ecco che la nostra nomenclatura politica e sindacale, in gran parte, sino ad oggi, ha sacrificato i principi sacrali della nostra democrazia con insensibile arroganza e incapacità: e questa cultura nei sentimenti e nei pensieri non fa onore a nessuno. Soprattutto a quelli, ai tanti uomini politici o sindacalisti che per delega di voto proveniente in linea diretta dal popolo, spesso, tradiscono e continuano a tradire in gran parte il Popolo. Non è sufficiente creare soltanto occupazione stagionale o a tempo parziale o precariato o consentire ai pochi di avere una doppia o una tripla o una quadrupla occupazione e ai tanti, riservare il niente, il nulla. Questa cultura o sub cultura politica e sindacale, praticata dai tanti, non generano futuro, ma producono precarietà, sfiducia, anche nell’animo delle nuove generazioni. Ecco perché i giovani, si sono allontanati dalla politica. Hanno capito per tempo gli inganni di coloro, che predicano la politica sociale con la potenza virtuale del principio supremo di voler cambiare tutto per poi non cambiare nulla.  La gioventù, se manca il lavoro o la speranza di conquistare un futuro migliore, è costretta a vivacchiare passivamente nel totale decadimento. La droga e la cultura dell’apparire, producono nei giovani danni più rilavanti da quelli che forse sono prodotti dal narcisismo di un Silvio Berlusconi. Allora ammettiamolo, se si vorrà, veramente, riacquistare la fiducia del cittadino e riconoscere le proprie colpe rinnegando il passato e partire liberi da ogni vincolo artificioso, realizzando nel nostro prossimo futuro una politica del fare, dell’agire, del produrre, per la gente. Diversamente il nostro scenario politico, culturale, in gran parte, proseguirà a rappresentare: soltanto “la frode” che coscientemente e spudoratamente si continuare a consumare in danno dei cittadini. Ecco che il 13 maggio, giorno delle elezioni bisogna porre attenzione con la dovuta riflessione e con la mente rivolta al passato. Per non lasciarsi trasportare: dalle facili promesse, dalle gentilezze, dai sorrisi che, in questo periodo di campagna elettorale sono distribuiti, soprattutto, da coloro che molto spesso hanno difeso soltanto i propri interessi con egoismo. L’augurio è quello, di sperare che chi sarà eletto, almeno, per nostra fortuna, rappresenti negli aspetti sfavorevoli per negatività il male minore… Dio ce la mandi buona…”Occhio…si vota”.

 

 

Fiutare Bene

 

Enzo Biagi in un suo libro titolato “Ma che tempi” parlando dello Stato ebbe a dire: “La nostra Repubblica soffre più per le troppe parole che per i fatti: un po’ di silenzio aiuterebbe! In Italia tutto si può criticare a Silvio Berlusconi, volendo fare la politica con la potenza virtuale delle parole. Ma il conflitto d’interessi sciorinato a pieno volume in prossimità delle elezioni, a lume di ragione, appare: strumentale ed è un’arma a doppio taglio. Dove se ci mettiamo a riferire la verità, in tutta sincerità, è spontaneo domandarsi se questo conflitto d’interessi non è stato nel tempo consumato anche da altri… Da coloro che, ancora oggi, occupano incarichi istituzionali e politici: come la famiglia Agnelli. Allora finiamola e ammettiamolo che, i conflitti d’interessi, come critiche che si abbattono in prossimità delle elezioni: in gran parte sono un bluff! Nei fatti è inoppugnabile, invece, la circostanza, che Silvio Berlusconi come imprenditore ha saputo offrire parecchia occupazione per tanti cittadini della nostra desolata Italietta. Il Cavaliere da imprenditore, forse, ha corrotto qualche uomo politico, ma di certo ha nuovamente impiegato gran parte dei suoi denari creando nuova occupazione. Quelli che viceversa sono i veri politici per professione o per vocazione o per destinazione ereditaria i denari, non li hanno utilizzati per creare nuova occupazione ma, se li sono conservati del tutto in banca. E purtroppo, i tanti, di questa specie, già da troppo tempo vivacchiano nei Palazzi istituzionali ed hanno razzolato male nella loro attività politica e non hanno saputo creare nuovi posti di lavoro e c‘impongono di pagare tasse sempre più elevate. I burocrati di governo e sottogoverno o sottobosco politico, quotidianamente, si sono tenuti aggrappati alle loro poltrone, con il desiderio di conquistare i benefici che fruttificano a grappoli a vantaggio soltanto delle proprie tasche. Ci governano predicando il “Vangelo” di una politica sociale, per poi cadere pesantemente e indegnamente nella corruzione vendendosi corpo e anima al miglior offerente, nelle loro scelte di programmazione dello sviluppo economico. E ritornando con il pensiero alle altre accuse fatte a Silvio Berlusconi, probabilmente è vero che il Cavaliere, forse, impone la sua supremazia sull’informazione avendo acquistato la proprietà di parecchi giornali e televisioni. Ma è altrettanto vero che il monopolio dell’informazione non produce i danni mortali che provocano le raffinerie e le centrali elettriche edificate in gran parte nella Sicilia a danno di noi tutti e con il consenso dei nostri uomini politici.  Allora riconosciamolo l’arte di governare, di una certa nomenclatura politica siciliana e nazionale: si è dimostrata fallimentare. Perché le raffinerie e le centrali d’energia elettrica in Sicilia, hanno prodotto pochissimi posti di lavoro e danni rilevanti per la natura, per l’uomo e per la nostra economia.

 

La realtà drammatica e dolorosa è quella che gli uomini dello Stato che dovevano realizzare i programmi e i progetti del riscatto sociale ed economico si sono dimostrati: pasticcioni, arruffoni e insensibili ai problemi della gente. E insieme a taluni uomini della sinistra a contribuire alla disfatta economica e sociale della nostra Sicilia, le responsabilità vanno addebitate anche agli altri partiti che sono fioriti a grappoli all’interno dell’aria del centro o del centrodestra. Sino ad oggi si è operato nel nostro meridione, soltanto con l’arma reale della sola ipocrisia e dell’inganno. In questa corsa elettorale nella nostra sconfortata Sicilia si è scesi sul campo di battaglia elettorale, utilizzando   i partiti i suoi uomini peggiori e con le armi, ancora una volta, affilate: per l’offesa, per l’oltraggio, a dispetto della verità. La verità quella vera, ancora oggi, palpita dolorosamente, a piena luminosità, nell’animo dei cittadini, nei giovani e sulla pelle dei nostri imprenditori locali. La nostra isola: è fanalino di coda su tutto! Questa è la realtà spiacevole e visibile che, convive, già da parecchio, nei pensieri del popolo siciliano. Questo è un fatto innegabile che bisogna ammettere: gridandolo! La nostra terra è sottosviluppata nelle strutture e nei servizi, ed è caduta tanto in basso. Questa gestione del potere, nel meridione, ha impedito e soffocato inesorabilmente lo sviluppo della nostra economia. I tanti burocrati, figli della nostra terra, nell’ultimo cinquantennio, non sono riusciti a fare buon uso della nostra autonomia Regionale e delle poltrone che per tanto tempo hanno occupato indecorosamente nei palazzi istituzionali regionali e nazionali. Ecco che, questa volta, forse, è preferibile andare contro ad una vecchia espressione fatta dal maestro del giornalismo italiano Indro Montanelli che fu quella di “ turarsi il naso”. Oggi è auspicabile in Sicilia non schierarsi e “fiutare bene”, facendo il 13 maggio non una scelta ideologica ma puntando sul singolo uomo politico. Con il pensiero rivolto su chi, realmente, nei fatti, ha dimostrato di aver operato maggiormente bene! Anche se, diciamocelo in tutta sincerità, la triste realtà, nel nostro meridione è quella che, per volere (imposto dall’alto) dalle Segreterie Nazionali dei partiti, con i candidati che ci ritroviamo, oggi in Sicilia, fare una scelta: è difficile!

 

 

Il borgo selvaggio

 

Nella nostra città con il marchio dell’infamia, siamo nella sfera del sogno e dell’imbroglio. Ecco che le deleghe in bianco, non vanno più concesse a nessuno. Soprattutto a coloro che già da troppo tempo dominano il nostro scenario politico cittadino con la vecchia cultura: “ Basta che se magna”!

 

Le tante figure retoriche che, si sono viste e straviste, nel nostro scenario cittadino.  Nel tempo, hanno raspato e monopolizzato: ricchezza, benessere, consenso politico e potere economico, soltanto a proprio favore e dei pochi eletti e prescelti. Quest'amara realtà, sta scritta nelle vicende quotidiane che i cittadini barcellonesi subiscono e patiscono con drammatica rassegnazione. In questa città si vive alla giornata, si vive di stenti, si vive di privazioni. Dove di sera se ci si trova per le pubbliche vie, non si possono soddisfare neppure i propri bisogni corporali perché mancano i vespasiani. L’unico vespasiano esistente in città, è situato all’interno dell’Oasi e si trova in uno stato di quasi totale abbandono. In città superate le ore 21 con la chiusura dell’Oasi e dei Bar, per dare sfogo alle proprie esigenze fisiologiche diventa una vera tragedia. L’unica possibilità che rimane è quella di appartarsi in un angolino solitario, per soddisfare le proprie esigenze fisiologiche. Tutto questo accade nel terzo millennio in una città che si vuole ritenere civile e civilizzata, non è più sopportabile e rappresenta il colmo della negatività. In questo nostro paese i più elementari diritti ed esigenze di vita, sono trascurate e disattese con arroganza e con indifferenza. In questa nostra città si passa con il nemico solo quando il nemico vince, non quando il nemico perde. Questa è una delle tante scaltrezze, che nel paese, non è immune dalle tentazioni che, gli uomini politici di Barcellona, riescono ad esprimere nelle loro azioni a difesa delle loro cosiddette rendite di posizione. La gente nel nostro comprensorio vive con spirito sofferente e rassegnato, aspettandosi il peggio all’orizzonte del proprio futuro. Per uscire dal guado della nostra degradata realtà, è opportuno che il cittadino trovi il coraggio di esternare apertamente le proprie ansie e le proprie sofferenze. Ecco che in queste elezioni amministrative di Novembre, è d’obbligo manifestare con forza e convinzione la propria delusione e amarezza. Oggi più che mai, bisogna puntare sugli uomini al di sopra ed al di fuori d'ogni sospetto, (sempreché se ne riesca a trovare qualcuno che sia libero nel pensiero e nelle azioni). Soltanto se la maggioranza dei cittadini, seguirà tali direttive di comportamento. I sudditi di questa nostra città potranno iniziare a percorrere una nuova strada, per tentare, finalmente, di riscattare la propria libertà di pensiero e conquistare il diritto di potersi ritenere cittadini. La gente di questa nostra città, deve iniziare a porsi l’obbligo morale e sociale di elevare il proprio coefficiente di coscienza e di pensiero.

 

Per bonificare il territorio bisogna avere il coraggio e la forza di lottare e contrastare gli uomini che non hanno, più né anima, né cuore, né morale. Questi uomini hanno contribuito e continuano ad edificare soltanto in negativo il nostro futuro, su castelli di sabbia che drammaticamente si disciolgono alle prime luci del giorno. In questo nostro paese, l’alba non è riuscita ad illuminare, minimamente, la nostra realtà economica. Nel nostro mondo economico i progetti elaborati dalle nostre istituzioni pubbliche e private, che ruotano nella nostra sfera sociale e nella nostra economia, sono alquanto miseri e siamo quasi l’anno zero. I progetti elaborati e presentati i di più, nel passato, sono stati puntualmente rigettati. Alla luce dei risultati ottenuti le Regioni, sia per quantità, sia per qualità, hanno primeggiato sotto il profilo della meritocrazia “acquisita sul campo” con il compimento di una politica reale e concreta. Nella nostra Regione, nel nostro territorio, i tanti progetti dello sviluppo, sono stati rinviati spesso “sine die”. Da noi, nel nostro piccolo “Borgo Selvaggio”, siamo sempre ancora oggi alla ricerca di edificare una coscienza morale e civile nella nostra classe politica. Ecco che oggi, non è possibile sopportare le crisi di rigetto della verità. Bisogna perseguire con ogni mezzo la ricerca dell’onesta intellettuale e del libero pensiero nelle azioni. Continuare a seguitare o a perseguire le vecchie culture politiche sul credo e sul detto “basta che se magna”, è negativo! Allora io vi affermo che, per far risollevare la nostra città dal totale abisso in cui è venuta a trovarsi; per ascendere a vette luminose di giustizia e contrastare la schiera dei mercenari dell’intelletto. Per uscire da questo processo di degenerazione sociale e culturale, che contamina la nostra realtà cittadina, si deve uscire dalla schiavitù morale ed economica delle tante virtù predicate ma mai praticate. L’elettorato del Longano, dimostri d'avere raggiunto una maturità politica nelle sue scelte. Per buttare un seme di speranza, per la rinascita della nostra città, per uscire dal guado, è d’obbligo iniziare un cammino verso la luce. Attraverso un risveglio delle coscienze, è auspicabile, per superare la frontiera della speranza, per costruire un paese sotto il segno della positività e dell'affidabilità nelle azioni e negli intenti. In queste elezioni amministrative non bisogna avere fede: né sul rosso, né sul nero, né sul bianco, ma puntare sul singolo uomo politico per disinfestare più possibile il nostro “borgo selvaggio”. Questo è importante per lottare con convinzione: contro gli pseudo democratici, contro gli pseudo difensori delle istituzioni, contro gli sbandati, contro gli pseudo difensori della patria e della pubblica moralità. Costoro, i tanti, sono un'accozzaglia di cittadini, di semi cittadini e di pseudo cittadini cui io rivolgo il mio dissenso. Allora il 25 Novembre va offerta la nostra disponibilità soltanto a coloro che, attraverso la rilettura del loro passato pubblico e privato, ci possono garantire una maggiore affidabilità per il bene della città.

 

 

La Rimini del Sud

 

Nelle nostre città del Sud, se si vuole che un sogno si trasformi in realtà bisogna aprire gli occhi e smettere  di dormire. Riconosciamolo, un bravo politico trova sempre una strada, un mediocre politico trova sempre una scusa per tutto ciò che non ha saputo o voluto realizzare. Le azioni dell'uomo, e non le parole, sono lo specchio dei suoi pensieri. Alcune persone sognano cose importanti e non li realizzano, altri invece stanno svegli e li realizzano.

 

Un esempio di positività amministrativa a Venetico.  Le prime notizie di Venetico risalgono ad epoca normanna, momento storico in cui il territorio apparteneva alla famiglia di Simone Venetico da cui trasse il nome il paese. La cittadina sorge sul versante tirrenico dei monti Peloritani, fra i torrenti Misuti e Cucuzzaro. Ed oggi sul territorio di Venetico, sono presenti industrie meccaniche per la lavorazione del legno e di materiale da costruzione. E dall'elezione a Sindaco di Francesco Rizzo avvenuta proprio quattro anni fa, dalle voci che circolano tra la gente, il paese si è totalmente trasformato. I benefici si vedono a piena luminosità per tutti, attraverso la crescita dell'economia e anche con l'edificazione, ex novo, della rete idrica, elettrica ed anche di quella fognaria. Servizi primari ed essenziali per lo sviluppo di un paese che gli amministratori di Venetico, hanno saputo costruire in piena efficienza e qualità. Altre comunità, come la nostra, non possiedono gli stessi impianti con la stessa funzionalità e capacità. Sindaco operaio Francesco Rizzo ma d'intelligenza profonda, parla con lo stesso linguaggio del popolo. Controlla personalmente i lavori e l'acquisto del materiale, da buon amministratore diligente e responsabile che opera nell'interesse dei propri concittadini e con amore verso la città. Fra le tante opere edificate dal Sindaco di Venetico vi è un lungomare incantevole, che si estende per circa tre chilometri. La riviera in tutta la sua estensione nella parte rialzata è rivestita, da una pavimentazione in pietra, da una striscia rettangolare di prato inglese, e da una filiera di tamerici. Sulla spiaggia si trovano i lidi attrezzati con svariati giochi per intrattenere i bambini. Il sito marino, in queste sere d'estate, è immerso tra le luci naturali e sfavillanti del cielo che si confondono e si mescolano in simbiosi con quelle del mercatino. Si respira un'aria d'incanto, che produce nell'animo delle emozioni forti che fanno brillare gli occhi di felicità.

 

Onore e merito, per questa scintillante rinascita, vanno attribuite a Francesco Rizzo e alla sua amministrazione. Mentre i demeriti, vanno assegnati a pieno titolo agli amministratori dei Comuni limitrofi. Dove tra queste figure in negativo, primeggiano i nostri burocrati del Longano.  Nella nostra città la presa per i fondelli, continua e avanza a pieno regime anche per mano del nostro attuale commissario regionale.  E' voce di popolo che il commissario regionale aspira a rimanere a galla, sino a Novembre, con la semplice volontà di voler continuare ad eseguire solo l'emergenza.  Questo forse perché il nostro commissario, da buon funzionario regionale, che s'ispira ai principi della nostra vecchia cultura meridionale, non vuole correre rischi di nessun genere. Le elezioni ormai sono prossime, mancano soltanto due mesi, e il cittadino può continuare ad aspettare.  Ammettiamolo. Nel nostro prossimo futuro le prospettive, si presentano abbastanza in negativo. Tra passato, presente e prossimo futuro. Tra i personaggi pubblici di spicco presenti nei discorsi di piazza, in previsione delle elezioni amministrative di Novembre: è quasi notte fonda. A Venetico invece, i cittadini hanno avuto ed hanno la fortuna di possedere un Sindaco che sa amministrare il paese con umiltà e da buon padre di famiglia. Francesco Rizzo ogni giorno vive come se fosse il più importante. E la sua filosofia di vita è quella: di dare sempre di più ai suoi concittadini. Ecco che visitando il paese, ci si rende subito consapevoli che i venetichesi amano e rispettano la propria città, per le strade regna l'ordine e la pulizia. La natura e le opere pubbliche che appartengono a tutti, sono dai più rispettati. Mentre nella nostra città di Barcellona, vi sono alcuni nostri concittadini che, in più circostanze di tempo e di luogo, si sono dimostrati con totale disamore per la propria città, con atti di saccheggio e di vandalismo sulla natura e su le cose. E diciamocelo pure, sull'argomento svaghi e intrattenimenti, in quest'estate 2001 a Barcellona, qualcosa si è visto. Ma soltanto per gentile concessione d'alcuni imprenditori locali che, ci hanno consentito di rendere più piacevoli le nostre serate, con qualche spettacolo teatrale e un po’ di musica. Diversamente in città, non si sarebbe organizzato proprio nulla. Allora in questi ultimi giorni che ci rimangono della stagione estiva, se vogliamo goderci ancora un po’ di mare, a pochi chilometri troveremo a Venetico Marina un Sindaco disponibile che ci aspetta insieme ai venetichesi. Per farci usufruire di quella serenità e benessere che i nostri politici, ci hanno promesso, già da tempi immemorabili. Ma che ancora oggi, non sono stati capaci di offrirci, manifestando spudoratamente e indegnamente nei fatti di provare poco amore per la propria città e per propri concittadini. Approfittiamone, se vogliamo trovare questi innamoramenti di stima e di fiducia tra gli amministratori e i propri concittadini o vedere delle spiagge pulite e non correre rischi, andiamo a visitare la nostra piccola "Rimini del sud".

 

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