La Voce del Longano

Santi Fugazzotto

 

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L'incantesimo

 

Nell’estasi dell’abbandono

un intenso profumo di fiori freschi,

di viole azzurre, di rose rosse,

m’intenerisce i sensi.

Fiamma e diamante

dei miei sogni infiniti,

mal riposti nei tuoi pensieri

su di un letto di marmo gelido.

Ma dentro di me infiammati

dal calore di quel carbone

che arde e fluttua

alla vista del tuo corpo.

Tu demone senza pietà

bevi a lunghi sorsi

alla sorgente della mia vita,

incatenata dall’azzurro nettare

di quel mare riflesso

nei tuoi occhi.

 

 

Sensazioni

 

Ignude le mie mani s’innalzavano

per accarezzare il pallore del suo arboreo viso,

che al tocco si trascolora

in un leggero sorriso.

Lentamente le sue ciglia s’involavano

al cielo ed ecco che apparivano nel luccichio azzurrognolo dei suoi occhi.

Le sue bionde chiome smosse dal vento che bruivano nell’aria, accarezzavano con leggera violenza il mio viso.

Le sue labbra arse ,si posavano sulla mia

guancia ed al tocco si schiudevano, al pulsare

del suo respiro fioco, forte, vigoroso…

Un tremore pervadeva i sussurri che palpitavano

dalle nostre bocche  sotto quel cielo cinerino.

Un cumulo di sensazioni  immerse nel desiderio

del dolce abbandono.

Laggiù, leggeri, lontani, dal crepitio dalla

gente fuggitiva tra gli olmi ed i pini  era un

rifiorire  di emozioni tra gli odori e  i sapori

disciolti  nelle acque salmastre dell’amore.

 

 

ASCOLTA

 

S’ode un brusio in lontananza,

Un grido s’innalza nell’aria.

La gente si ammassa sulla piazza,

rivestita a festa

Il primo cittadino s’increspa con voce

ardita nei profondi meandri della sapienza.

Tutto è chiaro e limpido a suo dire.

S’ode un lamento.

Un grido si mescola nell’aria.

Un uomo immerso nella folla,

perde il lume della ragione. 

Il primo cittadino con voce

suadente si abbassa nei profondi meandri

della povertà.

Tutto è chiaro  a suo dire.

Una donna immersa nella folla,

emette un grido di dolore.

S’ode la protesta.

Un bambino immerso nella piazza,

grida  a tutti la sua disperazione.

S’ode un pianto.

Un  vagabondo nella piazza.

La gente s’avvede che dietro il velo delle parole,

si nasconde la ragione, il dolore e la disperazione.

Il primo cittadino s’innamora  del bello

e non s’avvede che dentro  quella piazza,

la gente vive nella certezza che il domani sarà

peggiore .

 

 

All’osso martoriato

 

La sfera è aggressiva nell’aria, l’idea diabolica che nasce

e si chiude nel guscio.

Libera, s’invola nell’infinito,

e nel vuoto si disperde, spezzettata,

infangata, e calpestata.

Squamosa, cadente e leggera

si espande intorno paurosa,

la rivedi nella sfera.

Furiosa riparte per l’estremo

richiamo, che brucia e strugge l’animo.

L’Ingannevole infame guerriero

svela il sogno che trafigge

ed uccide.

L’umile trafitto, deriso, derubato,

all’osso martoriato dalla cultura

del potere.

 

 

Il Male oscuro

 

La terra è ricolma

da una moltitudine di serpenti

che baciucchiano, mordono, come

belve implacabili e crudeli

I pensieri sono tormentati

da suoni fischianti, sibillini

che nella notte, dilaniano

il silenzio.

L’uomo è immerso nel freddo

gelido e tenebroso della vita

logorata dal vizio.

Laddove ogni uomo sovente

si è saziato senza mostrare

alcuna indulgenza.

 

 

La mia Terra

 

Su questa fetta di terra

monotona e cadenzata,

lo sguardo.

Su questo specchio di mare

unto e profanato,

i ricordi.

Su questo raggio di cielo

cupo e arso,

i pensieri.

Su questa cupola di piombo

che avvolge e annienta,

l’egoismo.

 

 

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