La Voce del Longano

Cronaca

\

Home

Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca  Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca

 

Barcellona Pozzo di Gotto - Messina - Sicilia - Cronaca - Notizie - News

 

Politici contro i fannulloni Da che pulpito la predica

Rettificata la riforma Madia: furbetti licenziabili subito. Ma sui fannulloni del Parlamento nessun intervento...Dal Parlamento italiano, notoriamente affollato di Stachanov col trolley sempre pronto, sale l'urlo di gioia perché finalmente giustizia è fatta coi fannulloni della Pubblica amministrazione: «Il decreto Madia mette fine alle furberie, è un segnale che cambierà per sempre i comportamenti dei lavoratori italiani» si emoziona l'onorevole Carbone, collega di partito della ministra Madia, madrina della riforma omonima. Furbetti licenziabili subito...I fantasmi degli uffici pubblici, quelli che timbrano e spariscono oppure vanno direttamente a spasso perché fanno timbrare altri, dovrebbero avere vita un po' più complicata. Per i lavoratori part time del Parlamento, invece, gli onorevoli dalla settimana cortissima, la presenza resta un sacrificio per nulla necessario. «Ho già parlato con i capigruppo: da oggi non si scherza più, si lavorerà 5 giorni su 7» annunciò Matteo Renzi. Invece lo scherzo è perdurato e anzi peggiorato: se prima i parlamentari lavoravano da martedì a giovedì, ormai la grande fuga è anticipata al mercoledì (un giorno e mezzo di lavoro a settimana), anche se negli altri due giorni il calendario dell'aula prevederebbe discussioni su disegni di legge o interpellanze urgenti (non così urgenti, se non le ascolta nessuno). Così se anche un ministro incappa nel giorno sbagliato, tipo appunto il giovedì, può ritrovarsi al Senato a parlare nel deserto rosso di trecento poltrone vuote, com'è capitato a Padoan. I parlamentari superano con nonchalance il 70% di assenze, alcuni campioni il 90% senza che succeda nulla. Nessuna stretta come ai fannulloni della Pa, neppure un piccolo taglio alla diaria mensile (3.500 euro, oltre allo stipendio), grazie alla furbata di lasciare il badge inserito per simulare la presenza nelle votazioni, dove basta esserci una volta su tre per non perdersi neppure un euro. Un bell'incentivo ad assentarsi per gli onorevoli a mezzo servizio. Che hanno un solo alibi: se il venerdì la Camera dei deputati è impegnata sul fondamentale problema della «disciplina dell'attività di onicotecnico» (l'esperto di unghie) e della legittimità della sua equiparazione alla figura dell'estetista, come prevedeva l'ordine del giorno di ieri, l'impulso alla fuga diventa veramente irresistibile. Fonte: Il Giornale

 

 

Barcellona Pozzo di Gotto - Messina - Sicilia - Cronaca - Notizie - News

 

Il Senato salva i bidonisti delle banche. La vergogna: ecco com'era l'Aula

Non saranno resi pubblici i nomi di chi ha creato buona parte della crisi finanziaria del Monte dei Paschi di Siena, scaricando le proprie perdite sulla banca che oggi viene salvata dallo Stato con i soldi di tutti i contribuenti. La lista dei grandi debitori di Mps che perfino il presidente dell’Abi, Antonio Patuelli, aveva chiesto di pubblicare, è stata blindata per decisione del governo di Paolo Gentiloni e del Pd, il partito che da decenni era il vero azionista di riferimento della banca senese. Dopo avere detto no in ogni modo agli emendamenti presentati in commissione Finanze da Forza Italia, M5s e Lega Nord, ieri il ministro dei rapporti con il Parlamento, Anna Finocchiaro ha messo la fiducia su un maxi-emendamento del governo sostitutivo dell’intero testo del decreto legge che blindava però la privacy dei bidonisti Mps. La fiducia è poi arrivata a tarda sera con 157 sì, e una sola cosa è saltata in extremis rispetto alle intenzioni dell’esecutivo: quello che era già stato ribattezzato come l’emendamento Luca Lotti-Gianni Letta che inseriva nel decreto una fidejussione pubblica di 97 milioni di euro alla Federazione italiana golf per l’organizzazione nel 2022 della Ryder Cup. A farla saltare però non è stata una agguerrita opposizione parlamentare, ma il presidente del Senato, Piero Grasso, che ha considerato quell’emendamento inammissibile per ovvia estraneità di materia. Se l’è presa il governo, e si è risentito anche gran parte del Pd, cui evidentemente quel finanziamento alla manifestazione sportiva stava a cuore più delle drammatiche vicende di Mps, dei bidonisti che hanno portato la banca in questa situazione, e della sorte dei risparmiatori. Di fronte al muro opposto dall’esecutivo sulla trasparenza nel dissesto di Mps ci si aspettava fuoco e fiamme dalle opposizioni. Ma l’incendio in aula non si è visto nemmeno con il binocolo. Durante il dibattito - perfino quello sulla fiducia, i banchi erano praticamente vuoti. Nel momento di massimo affollamento erano in aula 70-75 senatori su 320. Di questi 17 erano del Pd, 15 di M5s, 12 della Lega Nord, 6 della sinistra, 5 di Forza Italia e il resto del gruppo Ala e formazioni minori. A lungo il povero Paolo Romani, capogruppo di Forza Italia che aveva promesso battaglia sulla lista dei bidonisti Mps, è restato solo in attesa di avere la parola: in aula c’era anche il suo collega Maurizio Gasparri, ma stava presiedendo l’assemblea e non poteva intervenire. Nel disinteresse collettivo (anche sui banchi del governo a sentire il dibattito sulla fiducia c’era un solo rappresentante: il sottosegretario all’Economia Paolo Baretta), poche proteste ci sono state per la mancata trasparenza dopo tanti tira e molla delle settimane precedenti. La Lega Nord ha accarezzato l’argomento, innalzando cartelli con scritto “Risparmiatori truffati, banchieri Pd graziati” e lanciando in aria banconote fac-simile. Toni più tecnici da parte di Laura Bottici (Mps) che ha notato: «Noi non sapremo mai né chi ha preso i soldi né chi li ha dati (perché la colpa è anche di chi li ha dati), e sappiamo benissimo che questi grandi debitori si chiamano “grandi” perché hanno delle esposizioni enormi». Finalmente è entrato in aula qualcuno per tenere compagnia in favore di telecamere a Romani. Ha preso la parola, e non è venuto giù il mondo. Ha spiegato le condizioni poste per dire sì, tutte respinte. E di queste «la richiesta più importante che abbiamo avanzato è che i nomi dei cento debitori insolventi più importanti siano resi pubblici. Non rispondeva, infatti, solo a un bisogno generico, seppure sacrosanto, di giustizia e di trasparenza. Riconosceva il diritto del nuovo azionista di maggioranza, il popolo italiano, attraverso lo Stato italiano, a conoscere nome e cognome di chi, in spregio dei patti e degli obblighi, aveva contribuito a creare le condizioni per cui ogni cittadino viene oggi chiamato a partecipare al salvataggio di MPS. Di chi, grazie al proprio nome, alla forza delle proprie aziende, forse anche alla vicinanza con la politica, era riuscito a ottenere crediti ingentissimi, per non restituirli nemmeno: una beffa e un danno alla libera concorrenza, per tutti coloro i quali, cittadini e imprese, vivono sulla propria pelle la difficoltà di accedere al credito». Tutto qui. Fonte: Libero Quotidiano

 

 

Barcellona Pozzo di Gotto - Messina - Sicilia - Cronaca - Notizie - News

 

 

"Stava con banchieri e petrolieri Ormai la stagione di Matteo è finita"

Il governatore pugliese: "Fermato un progetto folle, inutile e triste"...«L'era Renzi è finita», non ne hanno alcun dubbio gli esponenti della sinistra Pd, tra i quali il governatore della Puglia, Michele Emiliano, che ha partecipato ieri a Firenze, proprio «in casa» dell'ex premier, a una convention organizzata dall'onorevole Francesco Laforgia, a poche ore dal direttivo Pd. «Non guardiamo al passato - dice Emiliano - ma lavoriamo per costruire programmi condivisi dalla gente». Quindi siamo veramente al tramonto dell'epoca Renzi? «È evidente che siamo in una fase in cui abbiamo costretto il segretario a fare il congresso, perché lui non lo voleva fare. Aveva un altro obiettivo: voleva saltare direttamente alle elezioni. Aveva pensato, con la sentenza della Corte costituzionale, di sequestrare i capilista e di costruire questo progetto folle, sterile, triste, insopportabilmente inutile, al solo fine di tutelare un po' di deputati. È possibile mai che una comunità che è l'erede della Resistenza, della lotta operaia, visto che siamo quelli che abbiamo restituito la libertà a questo Paese, debba pensare di usare una legge elettorale per sequestrare la sovranità del Parlamento? Noi non possiamo permetterlo. Lui stesso, dimettendosi da segretario, riconosce gli errori commessi». Quali sono stati gli errori dell'ex premier? «Ormai degli sbagli di Renzi si è occupato il popolo italiano con il referendum del 4 dicembre e forse non è neanche utile impostare il dibattito sulla base di un'accusa verso di lui. Certo, non possiamo essere il partito di tutti. Con lui siamo stati attentissimi alle esigenze di petrolieri, banchieri e anche golfisti, dobbiamo invece essere il partito dei cittadini». Qual è la soluzione, allora? «Quella di costruire programmi di governo con l'intervento dei cittadini, rispettando e attuando la Costituzione alla quale, evidentemente, gli italiani tengono molto, visto che l'hanno salvata da un'ipotesi di riforma. Non siamo nati per ricostruire un passato che non può tornare, ma per seguire l'interesse del popolo italiano. In questo momento è uno slogan. Dobbiamo essere il partito di quelli che non contano niente, ovvero non solo clochard o disoccupati, ma anche di imprenditori con mille dipendenti e tante responsabilità, che sono vittima di un meccanismo nel quale qualcun altro, decidendo di entrare in un business, impedisce loro di realizzare dei sogni». Pensate di farcela? «Uno non deve fare le battaglie perché pensa di vincere, quello è il renzismo, ma perché sono giuste». Crede che si arriverà a una scissione? «Le scissioni si fanno quando è impossibile la convivenza. Bisogna evitarla a ogni costo, perché tutti questi anni di lavoro sul Pd non vanno buttati via».

 

 

Barcellona Pozzo di Gotto - Messina - Sicilia - Cronaca - Notizie - News

 

Arriva la liberalizzazione ma il rischio sarà una bolletta più cara

Cambia tutto per le forniture di elettricità: libero mercato e prezzi più alti per i consumi. E si rischia il caos..La bolletta si fa sempre più complicata: l'ultima espressione da imparare è «tutela simile», il nuovo tipo di tariffa elettrica lanciata nel mese di gennaio dall'Autorità dell'energia. Una categoria inedita che si affianca a quello che in termini burocratici si chiama «servizio di maggior tutela». Sempre da gennaio è scattata la seconda fase della riforma dei costi, che è destinata a concludersi entro il 2018 e che cambia completamente la prospettiva con cui vengono calcolati i consumi elettrici. Due svolte che rischiano di confondere le idee, spesso non chiarissime, degli utenti ma che in realtà sono solo l'inizio. Perché la vera rivoluzione è ancora alle porte e si chiama liberalizzazione totale del mercato. L'abbattimento delle barriere altri non è che la naturale conclusione del processo avviato nel 2007. A suo tempo, con la prima apertura del settore, venne creato un regime che funziona in base a un doppio binario. Per l'elettricità (o il gas) si può decidere di accettare una delle offerte dei gruppi energetici che sgomitano per conquistare nuovi clienti, e in questo caso ci si affida al mercato libero. Oppure, se non ci si muove, si rimane sotto la protezione del cosiddetto servizio di maggior tutela: condizioni e tariffe sono dettate dall'autorità di settore che stabilisce i prezzi trimestralmente e il servizio è di solito affidato in automatico al distributore di zona (la società che possiede i contatori). In pratica si rimane sotto un succedaneo di monopolio. Da tempo, però, anche in applicazione di alcune norme europee, si è presa una direzione di marcia chiara: il simil-monopolio deve finire, tutti gli utenti dovranno navigare da soli nel mare magnum del mercato libero. Una volta presa la decisione, però, sono iniziati subito i ritardi: la fine del servizio di maggior tutela era stata prevista in un primo tempo per il luglio 2016, poi per il gennaio 2017, adesso è slittata alla fine di dicembre di quest'anno o addirittura al 30 giugno dell'anno prossimo. Il problema è che le norme sulla liberalizzazione sono inserite nel cosiddetto decreto concorrenza e i ritardi di quest'ultimo, che giace in Parlamento con alterne fortune da un paio d'anni, si sono riflessi anche sul settore elettrico. Il governo Gentiloni e in particolare il ministro dell'industria Carlo Calenda, si sono impegnati a sbloccare il provvedimento entro marzo e, anche se non è detta l'ultima parola, tutto dovrebbe rimettersi in moto. CAMBIO DI CONTRATTO... La novità non sarà senza scossoni per i clienti delle società elettriche. Anzi. Sui circa 37 milioni di utenti italiani, circa 24 milioni, quasi il 65%, restano ancora in regime di maggior tutela. Da un giorno all'altro dovranno occuparsi di cavarsela in un mercato, che quanto a prezzi o condizioni, hanno dato quasi sempre per scontato. La speranza degli ottimisti è che, come è accaduto per i telefonini, la possibilità (e a questo punto la necessità) illimitata di scelta si traduca in un abbassamento delle tariffe. L'esperienza induce però alla cautela. Un paio d'anni fa l'Autorità per l'energia rese noti i risultati delle rilevazioni compiute sui clienti che avevano scelto il mercato libero. In media spendevano il 20% in più di quelli che erano rimasti nella maggior tutela. A prima vista un risultato sconfortante su cui pesava senza dubbio la difficoltà di muoversi tra tariffe e modulazioni di contratto complicate e poco trasparenti. Molto spesso, poi, a provocare il cambio di contratto erano offerte particolarmente allettanti, destinate, però, a finire nel tempo, sostituite nei periodi successivi da condizioni non particolarmente favorevoli se non penalizzanti. IL RISCHIO CAOS... Più di recente la stessa Autorità è sembrata ridurre l'allarme legato ai maggiori costi per gli utenti della liberalizzazione. Spesso le offerte sono molto diverse, ha spiegato l'Autorità: quelle del mercato libero comprendono servizi che la maggior tutela non contempla, per cui bisogna evitare di paragonare le pere con le mele. Una posizione forse anche dettata dall'esigenza di non mandare messaggi in contrasto con la liberalizzazione ormai avviata. In tutti i casi sembra difficile aspettarsi risparmi particolarmente sostanziosi per l'utente medio. «Basta guardare alla struttura della bolletta per rendersene conto», spiega Roberto Meregalli, esperto di temi energetici, collaboratore del sito «Energia felice». «Il costo vero e proprio dell'energia, l'unica parte su cui è possibile una vera competizione, pesa per poco più del 30% del totale. Il resto è costituito da voci praticamente fisse». Se dunque le attese miracolistiche sembrano infondate, il timore concreto è quello che la giungla del kilowattora diventi sempre più intricata e insidiosa. I bollettini settimanali dell'Autorità garante del mercato sono pieni di condanne di società energetiche: contratti non richiesti, fatturazioni irregolari, conguagli pretesi dopo periodi biblici. I 24 milioni di clienti destinati a liberarsi da un momento all'altro potrebbero costituire una tentazione irresistibile per chi già oggi si muove a suo agio in un'ambigua zona grigia. Anche e soprattutto pensando a questi rischi l'Autorità per l'energia ha messo a punto la già citata «Tutela simile». In pratica si tratta di una sorta di «passaggio» tra mercato libero e mercato tutelato con l'obiettivo di far abituare l'utente domestico ai meccanismi di scelta della società elettrica. Attraverso il sito portaletutelasimile.it si possono mettere a confronto una trentina di offerte. Fornitori e condizioni sono già stati sottoposti al vaglio dell'Autorità e quindi il consumatore dunque non corre rischi di fregatura. A motivarlo alla conclusione del contratto è poi l'offerta di un bonus sulle bollette, da poche decine di euro fino a 120. La Tutela simile dura 12 mesi e non è rinnovabile, al termine si potrà tornare al Servizio di maggior tutela (sempre che in quel momento ci sia ancora) o sottoscrivere un contratto di libero mercato. LE NUOVE BOLLETTE... Oltre alla «Tutela simile» l'altra novità di gennaio è, come detto, la riforma della bolletta. Il principio fondamentale è l'abolizione della progressività della tariffa, ossia del meccanismo per cui il kilowattora costava di più all'aumentare dei consumi e i grandi consumatori in pratica «sovvenzionavano» i piccoli. I cosiddetti costi di rete (quelli cioè necessari per la trasmissione e la distruzione dell'energia e per il funzionamento del contatore) entrano poi a pieno titolo nella parte fissa della bolletta e non «pesano» più sui consumi variabili. L'obiettivo dichiarato è quello di rendere più trasparente la bolletta, proprio in vista dell'apertura del mercato. L'abolizione della progressività ha però una conseguenza intuibile: a essere premiato è chi pagava di più. Il portale Quale Energia ha fatto qualche conto e la soglia che fa da discriminante è quella dei 2.700 kilowattora l'anno. Chi consuma di più ne riceverà un guadagno, il contrario chi invece è più morigerato. E questi ultimi sono la maggioranza visto che l'82% dei 29,4 milioni di utenti domestici sono sotto i 2.700 kwh ora l'anno. In pratica dunque a pagare di più saranno 24 milioni di utenti. Quanto? Il rincaro diminuisce con l'aumento dei consumi: il residente che consuma 1.500 kwh subirà un aggravio di costi di una quarantina di euro o poco più, 22,5 l'aumento per chi ne consuma 2.200, in pratica identici (+ 90 centesimi) i costi di chi consuma 2.700 kilowattora. I PREZZI... I prezzi rimangono comunque una nota dolente per i consumatori italiani. In base alle classifiche per il 2015 pubblicate dall'Autorità per l'energia la Penisola è il quarto Paese più caro d'Europa per le utenze domestiche a consumo intermedio (tra i 2.700 e i 5.000 kwh l'anno) e addirittura il terzo nella fascia considerata più significativa per le piccole e medie imprese (vedi anche le tabelle pubblicate in queste pagine). Non sono ancora disponibili i confronti internazionali per il 2016, anche se qualche speranza di miglioramento (e di diminuzione dei prezzi al dettaglio) c'è. Nel corso dell'anno il prezzo medio dell'energia sulla Borsa elettrica italiana (in linguaggio tecnico si chiama Pun, prezzo unico nazionale) è sceso del 18,2%, rispetto al 2015. È in assoluto il prezzo più basso da quando la Borsa è stata istituita, nel 2004. Gli unici per ora a non accorgersene sono stati i consumatori. Fonte: Il Giornale

 

 

Barcellona Pozzo di Gotto - Messina - Sicilia - Cronaca - Notizie - News

 

Canone Rai: il governo si ruba gli incassi

È un po' come ritrovarsi al punto di partenza dopo aver fatto il giro di tutte le caselle. Com'eri e come ti ritrovi. Ecco, grosso modo questo è quello che toccato in dote alla Rai con il canone in bolletta, voluto dall'ex premier, Matteo Renzi, e messo in pratica dal sottosegretario alle Comunicazioni, Antonello Giacomelli. Quel provvedimento, per come era stato «venduto» dal precedente governo, avrebbe dovuto sistemare una volta per tutte i conti della tv pubblica. In realtà si è trattato di un gioco di prestigio per rimpinguare la fiscalità generale. Insomma, una boccata d' ossigeno per le casse dello Stato, più che per Viale Mazzini. A fotografare la situazione è il Report sui maggiori operatori televisivi italiani (Mediaset, Sky Italia, Rai, Discovery Italia e La7) dell' Area studi di Mediobanca, che ha messo in luce come il canone in bolletta ha ridotto l' evasione dal 30% al 6%, ma ha avuto un impatto neutro sui conti dell' emittente pubblica, visto che degli oltre 2 miliardi di introiti derivanti dal canone del 2016, cifra stimata dall' Agenzia delle Entrate, a viale Mazzini ne restano solo 1,7 miliardi di canone ordinario. Quanto basta a gettare nel panico il vertice aziendale, costretto già a parlare di tagli e ridimensionamenti. Come spiega dettagliatamente lo studio di Mediobanca, il governo scippa a Viale Mazzini una bella fetta di introiti grazie al 5% trattenuto dallo Stato in base alla Legge 190 del 2014, il 33% di extra-gettito da destinare all' Erario, a cui vanno aggiunti tassa di concessione governativa e Iva. La «fetta» di competenza della Rai è destinata ad assottigliarsi ulteriormente nel 2017 dato che la tariffa scende a 90 euro mentre aumenta l' aliquota sull' extra gettito. Secondo la stima di Mediobanca l' ammontare è destinato a scendere a 1,6 miliardi di euro, toccando il livello minimo dal 2010 ad oggi. In pratica il parametro si attesta al di sotto della soglia dell' era pre-bolletta. La stessa Rai nei conti semestrali ha stimato che la quota di competenza aziendale sarà di 83,68 euro per abbonato nel 2016 e scenderà a 75,81 nel 2017. Nel 2015, ultimo esercizio precedente la riforma, la Rai aveva registrato ricavi da canone per 1,637 miliardi. Ma se Viale Mazzini piange, le altre emittenti non ridono. Nel quinquennio 2011-2015 l' industria televisiva ha registrato una contrazione dei ricavi pari a 1,4 miliardi di euro (il 13,5% in meno stimato in 8,5 miliardi complessivi) dovuto essenzialmente a una flessione del 25% del mercato pubblicitario per circa un 1,2 miliardi di euro. L' Area studi di Mediobanca ha calcolato in 860 milioni di euro le perdite cumulate nel quinquennio dai cinque principali operatori televisivi (Sky, Mediaset, Rai, La7, Discovery) che rappresentano il 90% dei ricavi televisivi nazionali. Alla luce dei dati di Mediobanca l' Usigrai, il sindacato dei giornalisti Rai, lancia il grido d' allarme. «La distrazione dei ricavi da canone per finalità diverse dal finanziamento del Servizio Pubblico sta sterilizzando la positiva operazione del canone in bolletta», afferma in una nota l' organizzazione di categoria, «nei fatti si riporta la Rai indietro di 7 anni. Il taglio strutturale del 5%, la distrazione del 50% del recupero dell' evasione ad altri fini, e la contestuale riduzione a 90 euro, sono una miscela esplosiva. Se non si vuole mettere in ginocchio l' azienda, è urgente un intervento di governo e Parlamento». Per il neo vicesegretario generale di Palazzo Chigi, Nino Rizzo Nervo, ex uomo Rai e, di fatto, ufficiale di collegamento fra governo e viale Mazzini, davvero una bella partenza. Fonte: Libero Quotidiano

 

 

Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca  Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca Barcellona Pozzo di Gotto Cronaca

 

1

 
Geovisite

1

Free counters!

1