La Voce del Longano

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Francesca Romeo

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Francesca Romeo-Giornalista e scrittrice laureata in Filosofia presso l’Università di Messina con un’interessante tesi sullo sbarco in Sicilia del 1943. Specializzata in “Studio Vangeli Apocrifi” (sui quali tiene annualmente quattro lezioni allo scopo di dimostrarne l’esclusiva importanza storico/filosofica) ha inoltre professionali competenze sullo studio delle religioni monoteiste. Nel 2009 ha pubblicato “Il giardino senz’anima” con introduzione del giornalista e scrittore Melo Freni. Il volume ha vinto il primo premio letterario “A. Manganaro” edizione 2011. È stata altresì insignita di vari riconoscimenti per le opere poetiche e per l’impegno di divulgazione giornalistica. Tra i suoi interessi: letture saggi storici, filosofici e teologici. 

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Shoàh


Come sempre il mio articolo del mese di Gennaio è dedicato alla Memoria della Shoah. Si scrivono ogni anno milioni di parole. Milioni di “Per non dimenticare” o “Mai Più” si rincorrono senza sosta su tutti i social. C’è poi qualcuno che dissente… urlando i genocidi e le stragi silenti. Quelli che la storia, i film, i libri, i media, ricordano raramente o non conoscono affatto. Senza rendersi conto che la Memoria della Shoah rinchiude il suo NO a ogni tipo di violenza contro l’uomo. “Olocausto” nell’antica religione ebraica indicava il sacrificio in cui la vittima veniva arsa sull’altare. Letteralmente dal greso Hòlos=tutto e Kaustòs=bruciato. “Shoàh” non ha un significato meno forte. Shoàh è il termine ebraico che indica una “tempesta devastante”. E tutto ci riporta alla mente i “campi di concentramento”, i “nazisti”, la “selezione”, i “treni”, il “fumo dei crematori”, la “stella gialla”, le “camere a gas”… e ancora Auschwitz, Treblinka, Anna Frank, Primo Levi… il “pigiama a righe”. Per noi non c’è differenza tra i due termini. Entrambi rievocano l’immane genocidio compiuto, tuttavia, c’è una distanza enorme. Olocausto intende un sacrificio il cui fumo, salito al cielo, è gradito a Dio. E il fumo che venne fuori da quei camini non era gradito a Dio. Era il fumo della vergogna. Della bassezza cui scende l’uomo quando arriva a dimenticare Dio. Quando crede di poter fare a meno di Dio. E allora dimentica la sua umanità, e si crede esso stesso divino. Simile a Dio. Al punto da sostituirsi a Dio stesso deliberando a suo macabro piacere chi deve vivere e chi no. “Gli abitanti del pianeta Auschwitz non avevano nomi. Non avevano genitori né figli. Non si vestivano come si veste la gente di qui. Non erano nati lì né lì concepivano. Respiravano secondo le leggi di un'altra natura e non vivevano né morivano secondo le leggi di questo mondo. La loro identità era quella del numero tatuato nella carne dell’avambraccio sinistro” – testimonianza resa da Eichmann a Gerusalemme durante il processo. “Questo non è un sanatorio. Questo è un Lager tedesco, si chiama Auschwitz, e non se ne esce che per il Camino. Se ti piace è così; se non ti piace, non hai che da andare a toccare il filo elettrico” – Primo Levi. Quel che accadde il secolo scorso fu un abominio talmente inconcepibile che la mente e il cuore naufragano al solo pensiero. Cosa significò realmente vivere in quegli anni, credo non esistano parole per spiegarlo. Dobbiamo, tuttavia, ricordare, anche se fa male. Lo dobbiamo alle vittime e ai sopravvissuti. Lo dobbiamo alla nostra umanità. Che sia da monito perché non si ripeta mai più, giacchè come sottolineò Primo Levi, il fatto che sia accaduto non significa che non accada di nuovo. E forse anche in maniera peggiore, perché oggi siamo consapevoli, e abbiamo il potere e il dovere di evitarlo. Concludo con la frase di speranza della piccola Anna Frank:  “Nonostante tutto io ancora credo che la gente sia davvero buona nel proprio cuore”.
 

 

 

Impronta d’autore” al Museo di Gala

 

Impronta ha un significato molto forte. È il segno lasciato da qualcuno in maniera indelebile. È una traccia significativa nella memoria che non verrà cancellata. Non si tratta di un segno qualunque, ma del “segno” che racchiude il senso della propria vita. Nato dall’estro di Nino Abbate, fondatore del Museo Epicentro Gala oltreché artista dalle doti straordinarie, “Impronta d’autore” si pone come un progetto culturale realizzato in partenariato con l’associazione BarcellonaLive. Un progetto che durerà un anno proponendo ogni mese un nome noto nel panorama artistico-culturale-politico-giornalistico locale. Il personaggio di turno, dopo aver dialogato con la giornalista Cristina Saja, lascerà materialmente su mattonella di argilla 30x30 cm l’impronta della propria mano. Ogni mattonella verrà poi presentata ed esposta nella cerimonia di conclusione dell’evento che si terrà il prossimo anno.

Il progetto, giunto già al suo secondo appuntamento, è stato inaugurato dall’artista Salva Mostaccio, moglie e musa ispiratrice di Nino Abbate. La Mostaccio si è raccontata con la semplicità che la contraddistingue, presentando anche la sua raccolta di poesie “Racconti di vita” con prefazione del prof. Nino Genovese. E proprio attraverso il linguaggio della semplicità la Mostaccio ha reso palpabile un modo di emozioni reali e vissute. “L’autrice descrive, con immediatezza di accenti e di scrittura, fatti e personaggi del mondo familiare, ora nei toni ironici di sapore popolare, ora con accento elegiaco di tradizione letteraria, ora infine con forte partecipazione emotiva e patetica (pathos)” scrive il prof. Genovese. E così sotto lo sguardo del lettore di sciorinano una serie di immagini come diapositive proiettate sul tendone di una giostra, in cui tutto è accaduto ma deve ancora accadere. La Mostaccio usa un linguaggio semplice. Semplice perché arriva direttamente al cuore del lettore. Senza inutili orpelli né pedanterie scolastiche. È un linguaggio voluto e per questo consapevole. Frutto della maturità poetica di chi ha qualcosa da dire e sa come dirlo. Ma la Mostaccio non è solo poetessa. È un artista a tutto tondo con un curriculum di tutto rispetto. Ultima in ordine di tempo la personale “Un mondo immaginifico” all’Auditorium San Vito nel 2015. Le sue sculture in ceramica e pietre colorate rappresentano un mondo interiore in continua espansione. La Mostaccio, inoltre, coadiuva spesso il marito nelle originali performance dai toni ellenici.

Il secondo appuntamento ha avuto come protagonista lo scultore Salvatore De Pasquale, noto per la sua capacità di scolpire l’ossidiana. Si tratta di un vetro vulcanico molto tagliente, basti pensare che è impiegata per lame di bisturi, che nel Neolitico era usata come punta per le armi e utensili vari. In Italia è nota l’Ossidiana delle Eolie. E proprio questa sua caratteristica “tagliente” a renderne “difficile” la lavorazione. De Pasquale, tuttavia, è riuscito a creare un suggestivo mondo in ossidiana nera, mistico e al tempo stesso reale in arte che rimanda a epoche remote. Nel corso dell’evento l’artista ha raccontato se stesso attraverso il cammino della sua arte. La peculiarità della sua scultura sta nel suo scolpire l’ossidiana con il solo ausilio di un semplice scalpello. Ciò lo rende il primo, e probabilmente l’unico, scultore ad aver dato a questo minerale una forma artistica. De Pasquale ama definirsi “un artigiano della pietra”.

Nei giorni scorsi, inoltre, i saloni del Museo sono stati visitati da Sergio Maifredi direttore artistico del Teatro Mandanici, e da Gaetano Mercadante esperto in politiche divulgative del Teatro-Cinematografia e Cultura. Un esperienza unica che ha emozionato il direttore artistico nel trovarsi di fronte tutte l’arte contemporanea dal Novecento ad oggi. Mattonelle d’autore tra cui Maifredi ha riconosciuto molti nomi di artisti conosciuti personalmente. E alla fine Maifredi ha lasciato la sua “impronta” su mattonella.

 

 

 

Le “Quattro Mostre”

 

È un novembre all'insegna dell’arte per la città di Barcellona. Una vera esplosione di mostre che, dislocate in differenti location, confermano la peculiarità di una città che ha scelto di mostrare il bello che ha in sé. A dare il via sarà la mostra personale “In Kitsch We Trust” di Giuseppe Siracusa allestita nei saloni del Villino Liberty. Il vernissage si terrà alle 18.30 di sabato 5, curata dalla Pro Loco Manganaro. “La pittura di Giuseppe Siracusa si nutre di una cultura figurativa dalle radici ben rintracciabili nel simbolismo europeo della seconda parte dell’Ottocento, particolarmente in quello di area mitteleuropea e francese” spiega il dott. Andrea Italiano, presidente della Pro Loco Manganaro. Una mostra che, come si evince dal titolo, è tutta da scoprire e che non mancherà di stupire il visitatore. Il titolo rievoca il motto statunitense “In God We Trust”, con il quale ha solo in comune la necessità umana del “credere” del “confidare”. Il termine indica l’adesione immediata al valore di una conoscenza, di un’intuizione o di una testimonianza, senza fare riferimento a processi di carattere razionale. Nel caso specifico di Siracusa il “credere” si fonda sul “Kitsch”, visto come mezzo capace di salvare l’arte. La mostra si carica così di linguaggi che surclassano il mero linguaggio convenzionale dell’arte, aprendo la strada a riflessioni e interrogativi, oltreché a nuove vie volte a delineare una identità estetica nel mondo odierno. Nell'occasione sarà anche presentato un catalogo sulla mostra con relazioni di Andrea Italiano e Valentina Certo. La mostra rimarrà aperta fino a domenica 13 e sarà visitabile nei giorni: da martedì a sabato dalle ore 9-13 e 16-18.30.

Sarà sempre la Pro Loco Manganaro ad aprire i battenti della seconda mostra “Barcellona è arte” allestita all’interno dell’Auditorium San Vito. Questa volta si tratta di una collettiva di 40 artisti legati dal fil rouge di essere barcelgottesi ed essere attivi sul territorio da almeno dieci anni. Non mancheranno tuttavia alcune eccezioni dovute alle peculiarità espressive di qualche giovane talento. Caratteristica della mostra è il suo essere evento conclusivo dei festeggiamenti in onore del 180° anniversario dell’Unione di Barcellona e Pozzo di Gotto. Gli artisti, scelti a rappresentare ciascuno il proprio quartiere, offriranno una prospettiva completa sull'anima intrinseca della città. A selezionare il carnet di artisti partecipanti alla collettiva una commissione composta da altrettanti nomi rinomati nel campo dell’arte: Giuseppe Milone, Nino Gentile, Vittorio Basile, Nino Ingegneri, Tonino Gelo. L’inaugurazione si terrà sabato 12 e sarà visitabile tutti i giorni fino a domenica 27.

Animangelo” è il titolo della terza collettiva, una mostra d’arte contemporanea itinerante, curata da “Agaveblu” e “Art-Studio-Diogene”. Propone un carnet di 13 artisti che esporranno opere a carattere pedagogico dalla chiara intuizione filosofica. Focus è la riappropriazione dei valori umani che, in un epoca di alienazione virtuale e tecnologica, appaiono destinati alla deriva. Esporranno: Caterina Barresi, Elena Bisbano, Carmen Curcuruto, Ela (Carmela Puglisi), Nino Gentile, Sebastiano Giunta, Dania Mondello, Lidia Muscolino, Luciano Navacchia, Carla Poggi, Roberta Serenari, Francesco Sozzi, Giorgio Torre. Direttori artistici: Nino Gentile e Sebastiano Giunta. Nell'occasione sarà presentato il catalogo esplicativo con prefazione a cura del prof. Antonino Saya Barresi. Poesia di Santino Gatto. La tappa barcellonese è la conclusione di un itinerario iniziato il 10 agosto a Castroreale e proseguito il 3 settembre a Montalbano Elicona. La collettiva si aprirà domenica 13 novembre alla Galleria Civica Seme d’Arancio e potrà essere visitata fino domenica 8 dicembre.

La quarta mostra “Passioni in Arte”, curata dall'Associazione culturale Ars Vivendi, presieduta dal prof. Vito Natoli artista e poeta, sarà inaugurata martedì 15 nei saloni del Villino Liberty. Si tratta della personale di Paola Pietrafitta e, come annuncia il titolo, sarà un viaggio attraverso le affezioni dell’anima che proprio nell’arte conservano il loro linguaggio chiarificatore. Il cui senso è condensato nella frase dello scrittore e drammaturgo irlandese George Bernard Shaw “Si usano gli specchi per guardarsi il viso, e si usa l’arte per guardarsi l’anima”. La mostra si chiuderà mercoledì 30 novembre ed è visitabile dalle ore 8.30-13 e ore 14-18. Nei giorni di sabato e mercoledì solo nelle ore 14-18. Domenica e Lunedì il Villino rimarrà chiuso al pubblico.
 

 

 

Quell’ Amore naif di Loredana Aimi

 

Armonia delle forme e dei colori sbocciano in un ensemble di puro spettacolo naif nel dipinto “Amore” della giovane pittrice barcellonese Loredana Aimi. L’opera ritrae con squisita semplicità il bacio tra due contadini seduti in un contesto bucolico. Toni caldi e rotondità delle linee celano abilmente il tocco di una artista conscia della sua bravura. Dolce l’abbraccio delle due figure fuse delicatamente quasi ad abbozzare un cuore stilizzato con le loro forme rotonde e soffici. È la bellezza dell’amore puro che esplode senza stravolgere il contesto, ma in naturale simbiosi con la natura che l’avvolge e di cui fa parte. Il covone di grano adagiato accanto ai due innamorati, rappresenta la rinascita, la fecondità, la vita stessa che dall’amore nasce e dell’amore si nutre e con l’amore si rinnova. Il cestino coperto con un tovagliolo bianco esprime la cura e l’attenzione della donna/madre/moglie. Dal bacio s’irradia poi una morbida tenerezza che illumina tutta la scena. L’opera ricorda i tratti tipici della Scuola di Hlebine e del pittore naif croato Mirko Virius che della scuola faceva parte, vissuto a cavallo tra otto e novecento. Per raggiungere la qualità pittorica che oggi la contraddistingue la Aimi, da sempre appassionata d’arte, ha lavorato a lungo su sé stessa.

Il 25 settembre nel Salone dell’Oratorio della Chiesa del Sacro Cuore di Milazzo “Amore” ha vinto il primo premio della V Edizione del V Concorso di Pittura “Don Peppino Cutropia” organizzato dall’associazione culturale FilicusArte di Milazzo. “Un naif molto professionale…una mano pittorica da un maestro dell’arte…per fare un quadro così ci vogliono tante componenti…disegno, miscelatura di colori, pennellata agile e precisa…e per finire creatività e pulizia dell’opera…complimenti all’artista che lo ha fatto” commenta lo scultore Vittorio Basile. I vincitori sono stati selezionati da un attenta e qualificata giuria di esperti e maestri d’arte quali il pittore Maestro Giuseppe Milone, il dirigente scolastico prof. Capilli, il giovane pittore Giorgio Torre. Gli altri vincitori sono: 2° classificato: Angela Maiorana col quadro ‘Fiumedinisi’; 3° classificato: Maria Capone col quadro ‘Il mio mondo interiore’. Menzione di merito alla giovane artista dodicenne Josephine Gaetani (fuori concorso). Nel corso della serata sono intervenuti Caterina Barresi, presidente FilicusArte; Elisa La Rosa, segretaria FilicusArte e i componenti della giuria prof. Capilli e il pittore Torre. Voci poetiche Anna La Rosa e Nino Andaloro che hanno interpretato due toccanti poesie scritte da padre Cutropia. Il nome del compianto parroco si lega alla sua straordinaria sensibilità verso i giovani e i più deboli, cui si dedicò con la naturale vocazione spirituale salesiana che lo connotava.

Di grande sensibilità Loredana Aimi si è cimentata in diverse espressioni d’arte come la poesia, ricevendo pregevoli riconoscimenti in vari concorsi. Partecipa, inoltre, attivamente alla vita culturale cittadina presenziando ai molteplici eventi organizzati dalle varie associazioni.

 

 

 

                                          Il Magico Mondo del Collettivo Flock

Una gigantesca pecora in legno segna il passaggio nel magico mondo del Collettivo Flock. E poi è tutto un susseguirsi di stupore. Quattro giornate all’insegna dell’arte contemporanea che si lega alle radici intrinseche della storica Via Pozzo dei Goti. Nasce così un modo nuovo per far rivivere luoghi dimenticati e vestirli con nuova luce. “La via Pozzo dei Goti è il primo insediamento urbano della comunità di Pozzo di Gotto risalente intorno alla metà del ‘500. All’interno di questo luogo antico si ritagliano il loro spazio, in maniera armonica, le nuove forme d’arte, come se ci fossero sempre state. L’impressione che il luogo lascia al visitatore è quella di trovarsi in una dimensione onirica, un non-luogo dove l’espressione artistica è la chiave per focalizzarsi nuovamente su ciò che aveva inconsapevolmente dimenticato. La via, solitamente semi-deserta, si anima di forme e colori” così spiega il Collettivo Flock nel suo pieghevole. Ed è tutto un pulsare onirico che si dibatte nei confini del reale, sciogliendoli, per ridisegnarli nei confini infiniti dell’arte. Dai vecchi portoni spalancati emergono installazioni d’arte: piccoli mondi in cui immergersi per scoprire l’essenza dei propri luoghi. Quella del Collettivo non è la solita arte statica ferma nei musei. È un arte del momento. Viva e da vivere, nella sua essenza, nella sua originalità. Per carpirne l’essenza bisogna farsi guidare dai sensi. E allora scopri qualcosa che quello che vedi è un pezzetto di mondo che ti appartiene. Magari lo avevi sognato, ma non lo avevi mai visto veramente. Ogni serata è stata poi animata da performance diverse: GEEM session – battitori dei peloritani Giosuè Manuri, Ennio Corica, Milo Isgrò; Rycott+VJY performance audio/visual; “Le Toi de Moi/Neverendig Poem” Giovanni Impellizzeri; “Immaginaria” performance teatrale reading, Viviana Isgrò; “Orlando pazzo per amore” reading e live body painting, Natale Spinella, Vanessa Schiavone, Maria Cristina Recupero; “Fuoco e serpenti” Noel. Hanno partecipato gli artisti: Federica di Pietrantonio (Roma), Matteo Montagna (Monza), Giulio Locatelli (Bergamo), Marcella Cilona (Messina), Nilo Australi (Figline Valdarno), Virginia Dal Magro (Milano), Serena Laborante (Genova), Cecilia Mentasti (Varese), Alessio Barchitta (Barcellona P.G.), Simon Troger (Silandro), Collettivo Flock (Barcellona P.G.), Dajan Karin (Bosnia), Santino Sipione (Catania, Firenze), Ezio Roncelli (Bergamo), Guglielmo Zalukar (Trieste), Guttae (Angelo Guttadauro, Sicilia), Flavia Albu (Romania), Giovanni Impellizzeri (Milazzo), Gaia Lucrezia Zaffarano (Milano). Anche quest’anno l’evento (dal 25 al 28 agosto) ha registrato una crescente partecipazione di visitatori. Non la solita notte bianca, ma ben quattro notti (e giorni) d’arte, scandite da installazioni, pittura, fotografia, scultura e performances. Un modo diverso per assaporare l’arte e la storia, e alla fine tornare a casa con arricchiti da una impercettibile bellezza impalpabile. Quella dell’arte.
 

 

 

Estate Circolare all’ Epicentro

 

          Sabato 16 dalle ore 18 si alzerà il sipario sulla ricca Estate Circolare al Museo Epicentro di Gala fondato dal brillante artista Nino Abbate. A inaugurare il prelibato carnet estivo sarà la Cerimonia di Premiazione del VI Premio Internazionale di Poesia Circolare. Un concorso originale ideato da Abbate che, invitando i candidati a inserire un riferimento al “cerchio” (es. la luna, il girotondo, la sfera, il sole… ecc) ha convogliato l’estro poetico all’interno della mistica simbologia del cerchio che da sempre contraddistingue l’arte di Abbate.  La cerimonia, che si svolgerà nei giardini del Museo, inizierà con un viaggio all’interno della pregevole  collezione d’arte su mattonella. Alle 19 gli artisti Nino Abbate e Salva Mostaccio daranno vita alla performance “Incoronazione”. Successivamente i poeti declameranno le loro opere. Tutti i partecipanti riceveranno in dono l’Attestato di partecipazione e l’originale “Mattonellina d’arte”. Oltre il podio vincitore, verrà consegnata la Menzione d’Onore, il Premio della Critica e il Premio Milena Milani. La cerimonia sarà presentata dalla giornalista Maria Cristina Saia. Il primo classificato riceverà anche il Premio Museo Epicentro, ovvero una Mattonella Circolare creata appositamente per l’occasione da Abbate. Ma non finisce qui. Dal 2 al 16 agosto in collaborazione con la Fondazione Mazzullo, Nino Abbate presenterà una personale di scultura in omaggio al Maestro “Giuseppe Mazzullo” nella prestigiosa sede del Palazzo Duchi di Santo Stefano a Taormina. Il 4 settembre sarà presentata al Museo Epicentro di Gala la XXIII. Esposizione Nazionale d’Arte “Artisti per Epicentro” che vede la partecipazione di 20 artisti affermati a livello nazionale e internazionale che sono intervenuti ognuno su un mattonella in cotto con qualsiasi tecnica e materiale, opere che incrementeranno ancor più la vasta collezione del Museo, conosciuta a livello nazionale. Le manifestazioni di questo ricco programma culturale proseguiranno con la presentazione di un libro di “Racconti di vita” di un autore locale che sarà presentato il 25 settembre nella sede del museo in occasione del nuovo evento creato da Nino Abbate, denominato  “Impronta d’Autore”  in cui si alterneranno per 12 mesi consecutivi, artisti, poeti, scrittori e personaggi del mondo della cultura barcellonese con degli incontri mensili. “L’arte nella collina del paesaggio di Gale è viva e lancia ancora una volta questo nuovo evento che sicuramente farà storia” sottolinea Nino Abbate.

          Ancora una volta Abbate non mancherà di entusiasmare i visitatori con un calendario che, sin  dal primo appuntamento, si preannuncia come un viaggio emozionale attraverso la bellezza dell’arte. E lo fa sia mostrando la ricca collezione di Mattonelle d’Autore (opere realizzate in cotto 30x30) dai nomi più prestigiosi del panorama nazionale e internazionale, sia presentando le sue performance al confine tra reale e surreale, in cui i confini della quotidianità si dilatano sfocandosi nel misticismo di una sacralità innata. Dove il cuore pulsante altro non è se non l’amore/passione che Abbate nutre per l’arte in quanto arte e per le propria terra. Abbate incarna la figura dell’artista completo. Lo dimostra la sua lungimiranza, il suo estro, le sue ispirazioni geniali capaci di dar vita a opere uniche. Opere che hanno un anima. L’anima che Abbate modella e cuce sull’opera stessa. Basti guardare le sue sculture! Modellate con sinuosità tali da rendere movimento a ciò che è statico. Ma Abbate è anche un guerriero indomito. Come l’opera realizzata da Abbate in pietra pomice e ossidiana che svetta al centro del Museo a proteggere l’arte. E Abbate di battaglie ne ha sostenute tante per portare avanti una realtà che ha a dir poco dell’incredibile.

          In occasione della ricollocazione di 45 serigrafie d’autore donate trent’anni fa da Fausta Squatriti, su input dell’artista Emilio Isgrò, per la creazione di un Museo Didattico Permanente di Arte Contemporanea, il sindaco Roberto Materia ha omaggiato Nino Abbate con una speciale Targa “Per il prestigioso contributo offerto in tema di arte contemporanea”. Un riconoscimento che rende onore all’artista che ha saputo creare dal nulla, difendere e far crescere un Museo unico nel suo genere. 

 

 

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